Intervista
09 Febbraio 2026 17:01:00
Negro Livio Le Cattedrali
A margine dell’incontro “Quale scelte per il futuro. Le sfide della Fondazione CR Asti”, abbiamo chiesto al presidente Livio Negro le sue impressioni su quanto emerso e un chiarimento sui principali nodi del dibattito.
Presidente, qual è il messaggio principale emerso dal convegno?
Il messaggio emerso è netto: il patrimonio delle fondazioni va diversificato, perché riduce il rischio e migliora i rendimenti. È una scelta di responsabilità e di buona gestione, prima ancora che un adempimento legato al Protocollo ACRI–MEF. Come ha ricordato il professor Miglietta, al territorio non serve avere una banca in senso proprietario: serve avere credito di qualità e servizi efficienti, che richiedono anche una dimensione adeguata dell’istituto. Bisogna agire con ragione, non con passione.
Quindi lei conferma che la scelta più efficace sia la diversificazione della partecipazione della Fondazione in Banca di Asti?
Sì, ritengo che sia la strada più coerente e più efficace, e sono lieto che i relatori intervenuti al convegno abbiano indicato con chiarezza la stessa direzione.
Il professor Amato ha però richiamato il valore della “biodiversità” delle banche locali e il ruolo di amministratori che devono essere connessi con il territorio: come si concilia questa esigenza con l’ipotesi di valorizzare la partecipazione in Banca di Asti attraverso l’ingresso di partner esterni?
Condivido il principio generale richiamato dal professor Amato: biodiversità bancaria e governance legata al territorio sono un valore. Ma lo stesso Amato ha aggiunto un punto decisivo, “le radici vanno difese, ma senza restarne prigionieri” - e credo che sia esattamente la chiave del nostro caso. Qui il tema non è solo la concentrazione patrimoniale - la partecipazione in Banca di Asti pesa per circa l’80% del patrimonio della Fondazione - ma anche la capacità della banca di generare redditività e quindi flussi stabili a sostegno della nostra missione, finora molto più contenuti di quanto servirebbe per rispondere con continuità alle esigenze del territorio. Per questo l’ingresso di un partner industriale esterno, con un credibile progetto pluriennale di sviluppo, rappresenterebbe una leva positiva: porterebbe scala, investimenti e competenze e sarebbe in grado di sostenere la crescita della banca in un mercato sempre più competitivo, offrendo alla comunità servizi migliori e più convenienti.
Quando parla di redditività della banca, a cosa si riferisce?

Sarebbe interessante fare un sondaggio per sapere che cosa ne pensa chi ha investito nella Banca
Dai dati comparativi con i principali competitor (Banca d’Alba, Pop. Di Sondrio, Banco Desio) emerge che Banca di Asti cresce meno, sia in termini di raccolta indiretta, sia in termini di utili, dove il confronto è ancora più marcato. Se guardiamo alla redditività, al 31/12/2024 Banca di Asti registra il 4,45%, a fronte di una media nazionale del settore del 12–13%: è un gap enorme. Anche il confronto tra Fondazioni, guardando ai rendimenti medi delle rispettive banche conferitarie nel periodo 2021–2024, è indicativo: su un campione di 14 realtà significative, le tre Fondazioni con conferitaria Banca di Asti (Asti, Vercelli, Biella) sono in coda, con rendimenti compresi tra 1,65% e 2,47%, contro una media del 5,90% delle altre 11 Fondazioni. Inoltre negli ultimi cinque anni il titolo Banca di Asti è a circa -26%, mentre un paniere di banche comparabili sullo stesso mercato è a circa +87%. Dal 2016 il prezzo è sceso da 16 euro a 8,06 euro (-49%). Sarebbe interessante fare un sondaggio per sapere che cosa ne pensa chi ha investito nella Banca.
Il professor Profumo ha detto che le Fondazioni devono essere “agenti di sviluppo, non bancomat”. E’ d’accordo?
Condivido pienamente la posizione del professor Profumo. È un’impostazione che abbiamo già avviato: dal 2025 la Fondazione CR Asti ha superando la logica dei piccoli contributi “a pioggia” per privilegiare progetti con una visione di medio-lungo periodo, capaci di fare rete tra Comuni, associazioni ed enti del territorio e di produrre risultati più duraturi e misurabili. In questa prospettiva chiediamo ai proponenti maggiore responsabilità: coinvolgimento economico diretto, ricerca di cofinanziamenti anche oltre gli obblighi formali e una rendicontazione più strutturata, che ci consenta di valutare meglio gli esiti e l’efficacia degli interventi.