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Cerny vince la tappa della discordia Abbiategrasso-Asti

La brutta figura dei corridori che chiedono e ottengono di accorciare la tappa, il poco animus pugnandi del gruppone: vince il ceco in solitaria, ma ci si attendeva ben altro

Cerny vince la tappa della discordia Abbiategrasso-Asti

La tappa astigiana del Giro d’Italia 2020 passerà alla storia come quella della discordia e delle polemiche. Una tappa che si è trasformata in una “non tappa”, vista la decisione da parte dei ciclisti di rifiutarsi di affrontare l’intero tragitto previsto nella Morbegno-Asti, di 258 km. Una protesta dettata dalle cattive condizioni climatiche, che però diviene automaticamente inaccettabile se si pensa che in Valtellina stamattina la temperatura era sopra i 10 gradi e che la pioggia in realtà non è mai stata particolarmente incisiva. Dopo un primo rinvio, con partenza fissata da Como, il comitato organizzativo ha dato il via alla terz’ultima tappa della “carovana rosa” da Abbiategrasso alle 14,30, per un totale di soli 124 km. A vincere a braccia levate in piazza Alfieri è il corridore della Repubblica Ceca classe 1993 Josef Cerny, buon cronoman che sfrutta nel migliore dei modi l’empasse del gruppo della maglia rosa per imbastire una fuga decisiva con altri cinque atleti. A una trentina di chilometri dal traguardo lo strappo decisivo del ceco, che ha mantenuto per tutto il resto della gara poco più di 30″ di vantaggio sugli altri cinque inseguitori, tra i quali spicca l’italiano Jacopo Mosca. A destare scalpore è l’atteggiamento del plotone dei favoriti, che ha condotto la corsa del venerdì con un ritmo blando da “gita”, quasi a sfruttare l’opportunità di riposare a posteriori di una tappa di montagna che ha eletto nuovo leader della classifica l’olandese Welco Keldermann. Un venerdì tranquillo, prima della battaglia decisiva di sabato 24 ottobre, con le ultime salite con partenza da Alba, in attesa della passerella finale, a cronometro, di Milano. Un atteggiamento che ha destato parecchio scalpore quello dei corridori, e che a nostro avviso legittimerebbe il comitato tappa astigiano a chiedere a gran voce una nuova tappa locale per il 2022, quasi come ricompensa. Una “bravata” pesante, visto che una corsa per velocisti, che prometteva uno scontro fra titani tra il plurivincitore di quest’anno Demare e l’eterno Sagan, si è trasformata in una mini-tappa, con arrivo in solitaria al cospetto di un gruppone che ha recitato il ruolo dello spettatore non pagante. Dopo i tanti sacrifici effettuati in un Giro d’Italia segnato indelebilmente dalla pandemia, i corridori hanno compiuto il più classico degli autogol: domani dovranno subito riscattarsi, i leader avrebbero dovuto farsi sentire per evitare questa gaffe. Resta ovviamente la consapevlezza che “la tappa più lunga de Giro 2020” si è trasformata in una beffa. Con buona pace di chi, ad Asti, ha lavorato con impegno per organizzare al meglio l’evento.

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