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Dario Campagna, da capitano della Juve Primavera a leader del Canelli SDS

L'ex Chieri ha vissuto 13 stagioni in bianconergiocato tre anni all'Hellas verona, venendo promosso in Serie B

Un percorso giovanile di altissimo livello, una carriera professionistica importante, un presente da leader di una compagine che punta a crescere, con progettualità e ambizione. Dario Campagna è senza alcun dubbio il colpo da novanta messo a segno in estate dal direttore sportivo spumantiere Diego Priamo, un calciatore che per duttilità, esperienza e qualità non può essere altro che la guida di una squadra giovane che cerca di raggiungere le zone alte della classifica di Eccellenza.

Il suo undici, guidato da Massimo Gardano, ha vissuto un inizio di stagione tribolato, soprattutto a causa dei molti acciacchi che hanno frenato diversi protagonisti, lui compreso. Che, all’esordio, ha subito realizzato una rete, quasi a confermare la sua fondamentale importanza nello scacchiere azzurro.

In attesa del ritorno in campo, ripercorriamo le tappe di una carriera che merita di essere raccontata.

Dario, dopo tanti anni da professionista e alcuni da protagonista in Serie D, a trentadue anni hai scelto l’Eccellenza. Cosa ti ha convinto a firmare per il Canelli SDS?

«Ero reduce dall’esperienza con il Chieri, da cui onestamente mi attendevo un trattamento diverso. E’ stato un addio amaro, e avevo voglia di far parte di un nuovo progetto. necessitavo di ritrovare morale e la conoscenza reciproca con mister Gardano, unitamente alla stima per il direttore hanno fatto il resto».

E’ vero che anche il Villafranca si era mosso per acquistarti?

«Sì, conoscevo mister Bosticco perché allenava le giovanili del Chieri quando ero in prima squadra. Un’ipotesi nata quando la Pro pareva vicinissima al ripescaggio in Eccellenza, poi sfumato per un soffio».

Il vostro inizio di campionato è stato poco felice: credi sia possibile pensare ancora in grande e puntare alla Serie D?

«La mia impressione è che l’ambizione, il pensare in grande, debba essere comune a tutti. Gli obiettivi prestigiosi aiutano a rendere al meglio, ad allenarsi con il massimo impegno. A Canelli c’è un progetto, abbiamo tutti voglia di far bene, resta la consapevolezza che a vincere sarà sempre e solo una squadra».

Nel piccolo scorcio di stagione quale è stata la squadra che credi possa essere definita la favorita nella corsa alla Serie D?

«Onestamente non ho visto molte squadre e ho disputato un solo match, faccio fatica ad avere il quadro preciso della situazione, Certamente però l’Asti in Coppa Italia mi ha impressionato. Si vede che è una squadra che gioca assieme da un po’».

In che ruolo ti senti di poter rendere al meglio?

«Lo dicevo da piccolo e lo confermo ora, per me l’importante è scendere in campo. Nasco terzino ma so bene che tendenzialmente in quel ruolo agiscono gli under, credo che in mezzo al campo possa essere la posizione ideale».

C’è da attendersi un campionato con solo andata e playoff?

«L’importante è tornare presto a giocare. Il mio augurio è completare il torneo, visto che ho saltato l’inizio della stagione, logicamente però è difficile fare previsioni».

Esperienze al top

Che ricordo hai dell’avventura alla Juventus?

«Ho giocato in bianconero tredici anni, dai Pulcini alla Primavera con mister Chiarenza. Nelle ultime stagioni ho avuto come compagni Giovinco, De Ceglie, talvolta Marchisio, e Lanzafame. nell’ultima stagione in bianconero ero il capitano: era la squadra di Ariaudo, Pinsoglio, Marrone e Fausto Rossi».

Tra i professionisti poi è arrivata la grande esperienza al Verona…

«Esatto. Non avendo possibilità di trovare spazio in prima squadra alla Juve ho vissuto tre anni e mezzo bellissimi all’Hellas, vincendo nell’ultima stagione il campionato di Serie C1 con Mandorlini. Ho avuto come allenatori Remondino, Giannini, Vavassori, come compagni Halfredsson e Jorginho, ora al Chelsea, oltre a Andy Selva, istituzione di San Marino».

Davide Chicarella

Intervista completa nell’edizione di venerdì 8 gennaio 2021