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Asti: la giornata dei richiedenti asilo tra corsi, lavoro e attesa del permesso

Sono tanti i richiedenti protezione internazionale che lavorano per conto del Comune: un eterogeneo gruppo di persone con trascorsi diversi e obiettivi da realizzare

In attesa del permesso si impegnano nei “lavori di restituzione”

Ibrahim ha 31 anni, parla correttamente 8 lingue (italiano, inglese, francese, arabo e vari dialetti africani), ha preso la patente e ha ottenuto la protezione internazionale della durata di 5 anni. Vorrebbe diventare mediatore culturale ed è uno dei tanti richiedenti asilo che vivono sul nostro territorio, inseriti in progetti definiti “lavori di restituzione” per conto delle amministrazioni comunali. Ne è un esempio il progetto avviato dal Comune di Asti per la manutenzione delle aree verdi, dei parchi e per realizzare una serie di piccoli interventi di manutenzione sul territorio. Ad Asti i richiedenti protezione internazionale, inseriti nel progetto del Comune, vengono assistiti dalla cooperativa Il Leone Rosso che crede molto nell’importanza di impiegare i profughi per lavori al servizio della comunità anche per facilitare la loro integrazione al di là dei corsi di italiano, obbligatori, che li occupa al mattino. L’assessore Mario Bovino ha predisposto il progetto sulle manutenzioni dei parchi «perché avevamo bisogno di ricreare la squadra di manutenzione del verde pubblico che, un tempo, impiegava decine di addetti comunali e oggi ne conta appena tre». Mercoledì sera Bovino ha organizzato un incontro informale tra i richiedenti asilo, il sindaco Rasero e il presidente del Consiglio comunale Boccia. Una pizza, nella miglior tradizione italiana, offerta dall’assessore per ringraziarli di quanto stanno facendo, ma anche capire quali siano le loro aspettative.

Chi sono e come vivono ad Asti

Perché, oltre a Ibrahim che era tra le guardie del corpo dell’ex presidente del Ghana, ci sono nigeriani, pakistani, gambiani, senegalesi e altri ragazzi impegnati per 4 ore al giorno, 20 ore alla settimana, nei lavori di restituzione. Un totale di 80 persone, divise in squadre, che hanno già sistemato il parco Monterainero, il Rio Crosio, il Boschetto dei Partigiani, il Parco Divisione Acqui e sono attualmente impiegati al Parco della Certosa. «Per ora rimuovono i rami caduti durante il maltempo di questa estate – spiega Bovino – fanno le spollonature, lavori di manutenzione, ma sono già pronti ad aiutarci a spazzare la neve quando sarà necessario». I richiedenti asilo hanno in media tra i 23 e 25 anni, molti hanno frequentano le scuole di base, alcuni hanno raccontato di essere meccanici, ma ci sono anche persone che non sanno né leggere né scrivere.

La preghiera e il tempo libero

In generale i nigeriani si professano cristiani, mentre i pakistani sono musulmani. Tra loro c’è tolleranza e ognuno segue la sua religione raggiungendo i più vicini luoghi di preghiera (molti richiedenti asilo frequentano le parrocchie e partecipano alla messa). La domanda di protezione internazionale ha tempi tecnici mediamente lunghi e durante l’attesa di comparire davanti alla commissione, che valuterà se concederla o meno, i profughi frequentano la scuola (ad Asti la terza media viene conseguita al CPIA), lavorano per il Comune, ma hanno anche del tempo libero che possono impiegare per seguire lo sport in tv (la maggior parte di loro dichiara di tifare Juventus), seguire corsi, giocare a calcio o a cricket quando ci sono le attrezzature (è lo sport preferito dai pakistani). Ricevono 75 euro al mese (2,50 euro al giorno) il cosiddetto “pocket money” e in generale lo spendono liberamente, anche se molti di loro inviano i soldi alle famiglie rimaste nei Paesi d’origine. Assolutamente vietato chiedere l’elemosina in giro perché, se scoperti, verrebbero segnalati e rischierebbero di essere esclusi dall’iter della richiesta d’asilo. Si muovono in bici o sui mezzi pubblici «che pagano regolarmente» precisano gli addetti della cooperativa, i quali spiegano: «Molti di loro vorrebbero raggiungere la Germania o la Francia, ma altri si trovano bene qui e vorrebbero trovare un lavoro per poi ricongiungersi con la loro famiglia».

r.santagati@lanuovaprovincia.it

Un Commento

  • Mstteo ha detto:

    Un piccolo particolare che sembra sfuggire a qualche politico. Ma se il lavoro non c’è neanche per gli italiani visto l’alto tasso di disoccupazione,il poco che si trova lo diamo a loro?

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