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Arturo Bertonasco: ucciso alle spalle dai fascisti della San Marco

In occasione delle celebrazioni del 25 Aprile sono tante le storie di guerra riproposte per non dimenticare un passato non troppo lontano; come quella di Arturo, fucilato alle spalle a soli 27 anni

Un ragazzo come tanti

Arturo Bertonasco aveva 27 anni quando in un freddo mercoledì di novembre del 1944 venne colpito e ucciso, alle spalle, dai fascisti della Divisione San Marco. Non era un partigiano, una spia o un eroe temerario. Arturo era semplicemente un ragazzo come tanti, per bene e dal buon carattere, che non voleva sapere nulla di guerra e di politica perché aveva già la sua famiglia a cui pensare con due sorelle più piccole e un fratellino di 13 anni da crescere e sfamare. Chi lo conosceva bene, però, sapeva che Arturo non provava simpatia per il regime fascista.

Una vita spesa tra il lavoro e la famiglia

Come ogni altro ragazzo della sua età aveva assolto al proprio dovere con il servizio militare e, conclusa la leva, si era dedicato alla campagna, sulle colline di Cessole. Arturo però doveva avere qualche ragazza per la testa. In fondo a quell’età, e in quel periodo, era già un uomo fatto e probabilmente doveva mettere su famiglia. Sicuramente il ragazzo nascondeva una valida ragione che non fosse l’acquisto di zucchero o patate per recarsi, quel mercoledì mattina, al mercato di Monastero Bormida. «In quei giorni si susseguivano i rastrellamenti delle “squadracce” fasciste, in tutti i paesi della Valle. L’ordine perentorio era quello di arrestare e fucilare i partigiani. O presunti tali. Era molto pericoloso per un ragazzo della sua età uscire di casa» spiega Marco Albarello Presidente dell’Anpi Valle Bormida.

Il rastrellamento al mercato

E infatti, proprio la mattina del 30 novembre 1944, i fascisti del Terzo Gruppo Esplorante piombarono sulla piazza di Monastero a caccia di partigiani o di “imboscati”, ragazzi in età da soldato da arruolare con le buone o le cattive tra le fila dei repubblichini. Arturo tentò di fuggire ma andò poco lontano. I fascisti gli spararono alle spalle e lui stramazzò al suolo. Il ragazzo non morì subito ma dissanguato, dopo qualche tempo. «I fascisti impedirono che gli fossero prestate le cure necessarie – ha aggiunto Albarello – Un gesto di grande crudeltà. Il corpo fu poi trasportato dietro la chiesetta di San Rocco.

Ucciso senza motivo

Purtroppo Arturo non solo si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma incontrò anche i soldati sbagliati». Milizie dal grilletto facile che non esitarono a sparare ad un uomo disarmato, nonostante gli ordini dell’Alto Comando imponessero di limitare e ponderare le azioni violente contro la popolazione civile. Dove il ragazzo fu ucciso, il 21 novembre scorso è stata posta una targa, voluta dal Comune di Monastero, dall’Anpi e dalla famiglia del giovane.

Lucia Pignari

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