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La figlia di Elena Ceste alla donna che l’ha perseguitata: «Chiedo risarcimento simbolico di 1 euro»

Stamattina la prima udienza per stalking in tribunale ad Asti. La ragazza preannuncia di costituirsi parte civile in caso di processo, ma non vuole denaro dalla donna. Cosa accadde un anno fa

Stamattina la prima udienza

Aperta e subito rinviata a luglio, stamattina, mercoledì, l’udienza davanti al Gup Morando a carico di Marilinda Gimelli, 57 anni, la donna che oltre un anno fa aveva avvicinato e tempestato di messaggi Elisa, la figlia più grande di Elena Ceste e di Michele Buoninconti.

Accusata di stalking, stamattina si è presentata in tribunale ad Asti accompagnata dal suo difensore. Per contro erano presenti gli avvocati Tabbia e Abate Zaro che da cinque anni, ormai, seguono la famiglia Ceste nel suo lungo e doloroso cammino giudiziario iniziato con il ritrovamento dei resti di Elena.

Elisa non era presente, nè lo erano i suoi straordinari nonni che, in veste di tutori della ragazza, avevano sporto la denuncia oltre un anno fa quando lei era ancora minorenne.

Oggi maggiorenne, la ragazza, in qualità di parte offesa,  ha annunciato la costituzione di parte civile nel caso in cui si tenesse il processo ma dando mandato agli avvocati affinchè venga chiesto un risarcimento puramente simbolico di 1 euro. «Io, da quella donna, non voglio nulla» ha dichiarato con una impareggiabile maturità di pensiero e di decisione.

Si valuta il ritiro della querela

«Alla ragazza e alla sua famiglia  interessava solo che la signora Gimelli smettesse di importunare – hanno detto gli avvocati della famiglia Ceste – Potrebbe profilarsi il ritiro della querela e stiamo valutando con la controparte il percorso più idoneo per chiudere la vicenda senza arrivare all’eventuale processo. Anche perchè – concludono i difensori di Elisa – dall’analisi della fitta corrispondenza fra la signora Gimelli e Michele Buoninconti dal carcere, emerge chiaramente come sia stato il padre della ragazza a convincere la donna ad avvicinare la figlia».

Allo stato degli atti Marilinda Gimelli, 57 anni, residente in provincia di Pisa deve rispondere del reato di stalking a carico di Elisa Buoninconti, la più grande dei quattro figli di Elena Ceste e Michele Buoninconti.

Messaggi continui

La Gimelli, che teneva regolarmente contatti con Michele Buoninconti (trasferito al carcere di Alba, su sua richiesta, nel periodo cui risalgono gli episodi di stalking) dalla fine del 2017 fino all’inizio del 2018, ha provato in tutti i modi ad avvicinare Elisa.
Era riuscita ad avere il suo numero di cellulare, nonostante la ragazzina sia sempre stata molto attenta alla sua privacy vista la sovraesposizione mediatica cui lei e la sua famiglia erano sottoposti da anni, e ha cominciato a mandarle dei messaggi chiedendo un incontro.
Per settimane è andata avanti a inviare sms ad Elisa, chiedendo insistentemente di incontrarla.

L’incontro

Fino a che, stremata dalle richieste, la ragazzina ha ceduto e ha acconsentito di parlarle di persona: un incontro particolarmente doloroso per la ragazza che sapeva benissimo del legame della donna con il padre in carcere per l’omicidio di suo madre. In quell’occasione la Gimelli le aveva anche consegnato un regalino.

Aveva paura di stare da sola

Inizialmente Elisa aveva deciso di non dire nulla né ai nonni né ai suoi fratellini minori per non turbare la serenità famigliare conquistata dopo tanto dolore, ma era un peso troppo grande per lei. Proprio dopo l’incontro di persona con la Gimelli, la ragazza ha cominciato ad avere atteggiamenti di paura: appariva spesso scossa, cupa, silenziosa, con un inspiegabile timore di andare a scuola e ripetute richieste di essere accompagnata nel tragitto dalla scuola alla fermata dell’autobus. La paura, avrebbe rivelato in seguito, era quella di incontrare di nuovo la Gimelli.
I rimproveri per quelloche era stato detto sul padre

La donna, in un’occasione, le aveva mandato un messaggio sul cellulare “Io sono qui fuori, e tu?” facendo spaventare la ragazzina che da quel momento temeva di trovarsela davanti ad ogni angolo. In un’altra occasione, alla vigilia di una trasmissione televisiva che ripercorreva la vicenda dell’omicidio di Elena Ceste, la Gimelli aveva mandato un messaggio ad Elisa con un chiaro e duro rimprovero a tutta la famiglia per come avevano descritto il padre negli interrogatori condotti durante la fase delle indagini.

Coinvolto anche il parroco

Non solo. Da un colloquio con il parroco del paese, i nonni Franco e Lucia avevano appreso che, sempre la Gimelli, si era recata più volte da lui insistendo per avere l’indirizzo della casa in cui i ragazzi abitavano.
Della vicenda giudiziaria, che vede ancora una volta gli avvocati Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia a fianco dei figli e dei genitori di Elena come loro difensori, si è occupata il pm Laura Deodato, la stessa che aveva condotto le delicatissime indagini sull’omicidio della donna e che aveva tenacemente lavorato alla condanna del marito. Il 10 aprile sarà ancora una volta lei a chiedere giustizia per la famiglia Ceste.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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