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99 famiglie in emergenza abitativa, i numeri
della crisi al Consiglio aperto su casa e lavoro

Gli interventi durante la seduta di lunedì hanno descritto una città piagata dalla mancanza di occupazione e dall’emergenza abitativa. Secondo l'Atc, circa il 30% degli inquilini sono morosi. Di questi il 20% è incolpevole, ma ci sarebbe anche un 10% che non paga di proposito. Cirio, presidente API: «Ridare ossigeno alle aziende e rimettere in moto l’occupazione»

Le due piaghe di Asti sono la mancanza di occupazione e l’emergenza abitativa che oggi interessa 99 famiglie (316 persone) cui si aggiungono le 700 domande di case popolari all’Atc. Su questo si è discusso nel Consiglio comunale aperto al quale hanno partecipato i rappresentanti dei sindacati, dell’Atc, degli imprenditori e dei cittadini che hanno perso la casa. La situazione è già drammatica di per sé ma potrebbe peggiorare stando ai dati forniti dal presidente dell’API di Asti, Andrea Cirio, rappresentante delle piccole e medie imprese. «In Provincia di Asti, per quanto riguarda la cassa integrazione e in base ai dati forniti dall’Inps, c’è stata una riduzione del 47,11% di quella ordinaria ma anche un aumento sensibile di quella straordinaria, +97,11%, chiesta dalle aziende per crisi di mercato o ristrutturazione aziendale. A ciò aggiungiamo l’attuale mancanza di fondi per rifinanziare la cassa in deroga da cui ne consegue un dato assolutamente negativo e allarmante».

E’ parere dell’API che vengano subito affrontate azioni fondamentali per ridare ossigeno alle aziende e rimettere in moto l’occupazione. Tra queste la spending review e la diminuzione dei costi della pubblica amministrazione, l’applicazione di un’aliquota Irap con la stessa base imponibile dell’Ires, una forte azione sulle banche per una loro maggiore responsabilità nei confronti di imprese e lavoro, la lotta all’evasione e al sommerso, i pagamenti in tempi europei ma anche la compensazione debiti/crediti tra piccole e medie imprese e amministrazione. Chi perde il lavoro spesso perde la casa ed entra nell’emergenza abitativa. Il Comune dovrebbe dare risposte su entrambe le questioni – per quanto le problematiche sul Lavoro siano di competenza della Provincia, oggi commissariata – ma, per aiutare chi non può sostenere l’affitto nelle case popolari (morosità incolpevole), è stato istituito un fondo speciale che garantisce l’accesso al fondo sociale per la copertura delle mensilità arretrate e quindi evita lo sfratto dell’inquilino.

La Regione ha deciso che per accedere al fondo sociale gli inquilini versino 480 euro l’anno, soldi che gli stessi potrebbero non avere. Così tocca al Comune pagare per loro. L’anno scorso l’Ente ha stanziato 900mila euro al fondo sociale e per quest’anno i conti devono ancora essere fatti. Il consigliere dell’Atc Rinaldo Russo ha spiegato che l’agenzia è creditrice di 6 milioni di euro da parte della Regione «con il rischio di fermare importanti cantieri». Secondo la stima di Russo ci sono circa il 30% di inquilini morosi di cui il 20% incolpevole ma anche un 10% che non paga di proposito. Durante il Consiglio i rappresentanti delle famiglie degli stabili occupati hanno fatto sentire la loro voce. «Si è deciso di consegnare il bisogno abitativo al mercato – ha detto Carlo Sottile del Coordinamento Asti Est – e ha prevalso la speculazione immobiliare. Questa situazione non si risolve con l’ordinaria amministrazione e le occupazioni sono necessità che consideriamo veri e propri atti costituenti».

Alessandra Marras (Consulta delle famiglie occupanti) chiede che gli stabili «non tornino ai precedenti proprietari ma vengano considerati un bene comune» mentre Luisa Rasero (Cgil) ha detto che «bisogna insistere con la Fondazione CrAsti per chiedere un aiuto sostanzioso considerato che sono stati gli astigiani a rendere grande la Cassa». Seck Mamadou (Sportello precari Casa del Popolo) ha mostrato ai presenti la Costituzione leggendo l’articolo 1 «che fonda la Repubblica sul Lavoro come strumento di dignità. La Costituzione difende il diritto della casa e questi diritti dovrebbero essere assicurati a tutti». Secondo Alessandro Mortarino (Stop al consumo del territorio) per dare risposta all’emergenza abitativa bisogna recuperare l’esistente «tenendo conto che ci sono 3.000 edifici vuoti» ma Claudio Scozzaro, uno degli iscritti a parlare, ha suggerito al Comune di «aumentare le tasse locali sugli alloggi sfitti da più di 6 mesi».

C’è chi rischia di perdere il lavoro («la mobilità nell’ex Waya inizierà il 21 giugno e interesserà 152 dipendenti» ha ricordato Giuseppe Morabito della Fiom) e chi l’ha già perso ed è costretto a vivere un dramma nel dramma come Orazio Cilia, padre di un bimbo di 3 anni e mezzo, la cui moglie – colpita da un brutto male – è andata in Lituania per curarsi portando con sé il figlioletto. L’assessore alle Attività Produttive Marta Parodi ha però sottolineato che l’occupazione passa anche attraverso dei corsi di formazione modulati sulle necessarie esigenze del mercato. «Nel Canellese il settore enomeccanico ha bisogno di figure professionali che non trova – ha detto – ma dobbiamo essere attenti a rendere più attrattiva questa città per gli investitori e sfruttare al massimo il Tavolo di sviluppo cui partecipano le associazioni di categoria e i sindacati». Il consigliere Fabrizio Imerito (Pdl) ha puntato il dito contro l’amministrazione «che ha perso occasioni di dare immediato lavoro in città come la partita della tangenziale sud ovest la quale avrebbe portato investimenti per 150 milioni di euro» mentre Anna Bosia (Uniti per Asti) si è detta dispiaciuta per il fatto che il Comune non abbia ancora a disposizione i dati del censimento degli immobili vuoti.

Vittorio Voglino (PD) ha suggerito all’amministrazione di «essere molto attenta verso i lavoratori dell’Asp per salvaguardarli da eventuali tagli» mentre Mariangela Cotto (Noi per Asti) ha chiesto che il cittadino venga aiutato dandogli la casa popolare «ma che ci siano anche maggiori controlli per valutare se abbia il titolo ad ottenerla e a rimanerci». E’ stato però Giovanni Pensabene (Federazione della Sinistra) a fare un discorso di metodo sull’approccio tenuto dalla Giunta verso il problema della casa. «Gli atti costitutenti hanno fornito una risposta che noi amministrazione non riusciamo a dare. Caro sindaco quando si sceglie di stare nel Cda di una banca che incassa i risparmi sul territorio astigiano e che dichiara utili da record non si può accettare supinamente che la Fondazione della banca dedichi al sociale il 6,5% di quanto rimette sul territorio».

Anche Davide Giargia (M5S) chiede che la banca «dia più fondi al Comune» per quanto Angela Quaglia (Pdl) abbia detto di analizzare gli investimenti sull’Università che provengono dalla Fondazione CrAsti: «Sono 2,5 milioni di euro e mi chiedo che ricaduta occupazionale diano». Alla fine è stato votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la Giunta «ad assumere come prioritario l’impegno a realizzare atti amministrativi volti a dare risposte concrete al bisogno abitativo e al diritto al lavoro riconoscendo a tal fine come vincolante e normativamente sovraordinato il precetto che riconosce il diritto al lavoro e all’abitare nei principi fondamentali della Carta Costituzionale». Si cercherà di acquisire nella disponibilità del Comune lo stabile di via Allende, oggi occupato, di avviare un serrato confronto con l’Asl per destinare a fini sociali una parte degli immobili dismessi e di «esercitare pressioni sulla Fondazione CrAsti affinché destini per un numero consistente di anni una parte significativa del bilancio – ad esempio il 25% per 5 anni – per finanziare interventi a favore dell’occupazione e del diritto all’abitare».

Riccardo Santagati
Twitter: @riccardosantaga

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