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Al Monte dei Pegni di Asti tra crisi economica e speranza nella ripresa

Il servizio della Banca di Asti analizza l’andamento delle richieste di prestito a un anno dall’inizio della pandemia

Gli effetti economici della pandemia, iniziata oltre un anno fa, si stanno facendo sentire. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2020 le famiglie in povertà? assoluta erano oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335 mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%, ossia oltre 1 milione in più? rispetto all’anno precedente). In sintesi 1 italiano su 10 si trova in gravi difficoltà economiche, ma il quadro definitivo sarà chiaro solo a giugno quando l’Istat pubblicherà le stime totali.

Interi settori lavorativi travolti dalla crisi sanitaria e limitati dalle restrizioni antiCovid rappresentano la punta di un iceberg molto più profondo se consideriamo l’occupazione in nero, quella sommersa e sconosciuta al Fisco, che a sua volta è stata colpita dai lockdown e dai divieti imposti dalle zone colorate. Meno liquidità alle famiglie cui si è fatto fronte chiedendo sussidi statali, i buoni pasto, la cassa integrazione, ma non solo. Anche ad Asti c’è chi ha dovuto fare un passo ulteriore e rivolgersi al Monte Pegni della Banca di Asti. Il prestito su pegno di oggetti preziosi, in cambio di denaro, serve per andare avanti qualche mese nella speranza di poter riscattare il bene evitando che venga messo all’asta.

Ad Asti il Monte dei Pegni si trova in via Ottolenghi 1 (la sezione è aperta ogni giovedì? dalle ore 08,30 alle 11,45) dove il cliente può? prendere visione del Regolamento delle Operazioni di Credito e dove si svolge la consegna del bene.

Basta passare da via Ottolenghi il giovedì mattina, poco prima dell’apertura del servizio, per vedere un gruppo di persone, molto eterogeneo, attendere il turno per poter impegnare un oggetto in cambio di liquidità.

Ma come avviene l’accesso a questo servizio? Cosa si impegna di solito? E per quale valore? L’abbiamo chiesto alla Banca di Asti che lo gestisce.

«Il credito su pegno può essere chiesto da persone fisiche, residenti in Piemonte, munite di documento d’identità valido e codice fiscale. Il Pegno accetta oggetti preziosi in oro e argento, ma non orologi (tipo Rolex, etc.) e neanche pietre preziose sciolte. L’importo del prestito ammonta all’80% del valore di stima attribuito al pegno dal perito estimatore. Al momento della costituzione del pegno viene rilasciata la “polizza pegno”, un titolo al portatore. Quest’ultima dura 6 mesi, rinnovabili per 2 volte alla scadenza pagando i soli interessi, per un massimo di 18 mesi complessivi». Chi impegna un bene può riscattarlo in qualunque momento restituendo il capitale e la quota di interessi maturata. Ma se non si riesce a riscattare il bene, o in caso di polizze scadute e non rinnovate, è prevista la vendita all’asta degli oggetti che viene organizzata periodicamente. L’eventuale sopravanzo del valore incassato all’asta dev’essere consegnato al titolare della polizza, anche se scaduta.

La Banca di Asti prevede un importo minimo finanziabile di 20 euro, un importo massimo per ogni polizza di 3.000 euro e un importo massimo concedibile a ogni cliente di 4.900 euro. Il tasso di interesse annuo nominale e il tasso di mora sono del 9% e quando si impegna un bene si paga un diritto fisso di 0,50 centesimi. In più c’è l’1% del valore di stima per il perito orafo. Non ci sono, invece, costi per la custodia del bene nel caveau della banca.

In media si ottengono prestiti da 500 euro

È un bilancio tra luci e ombre quello che il Monte dei Pegni della Banca di Asti fa ad un anno dall’inizio della pandemia. La crisi economica ha colpito l’Astigiano come il resto del Piemonte, e secondo i dati preliminari dell’Istat riferiti al 2020 «l’incremento della povertà? assoluta e? maggiore nel Nord del Paese e riguarda 218 mila famiglie (7,6% da 5,8% del 2019), per un totale di 720 mila individui. Peggiorano anche le altre ripartizioni, ma in misura meno consistente. Il Mezzogiorno resta l’area dove la povertà? assoluta e? più? elevata: coinvolge il 9,3% delle famiglie contro il 5,5% del Centro».

Quindi il Nord sta subendo maggiormente il contraccolpo economico del virus anche se, come succede ad Asti, non tutti i nuovi poveri si rivolgono al Monte dei Pegni per riuscire a fare fronte alle necessità primarie. Dalla Banca di Asti spiegano che «il Monte dei Pegni, ai tempi della pandemia, alterna momenti dove si percepisce la preoccupazione per la situazione economica ad altri dove emerge, tra gli utenti, la vena ironica che caratterizza tante persone anche nei momenti più difficili». La preoccupazione per il futuro c’è, ma chi impegna un bene prezioso lo fa con la speranza che si tratti di una necessità passeggera.

«In generale le abitudini degli utenti non sono variate in maniera sostanziale: – continuano dalla Banca di Asti – si passa dai giovani alle persone di media età, talvolta anche qualche pensionato, con una lieve prevalenza delle signore».

Per quanto riguarda gli oggetti impegnati c’è una prevalenza di quelli in oro, dai più semplici a quelli con lavorazioni di pregio.

Però, alla fine, le cifre di denaro che si ottengono in cambio non sono molto elevate: «Si gestiscono pegni per cifre piccole, – precisano dall’istituto bancario – sotto i 500 euro. In prevalenza gli oggetti vengono riscattati, ma con tempistiche variabili da caso a caso».

Ed è proprio nel momento del riscatto, dopo che è stato impegnato un bene di famiglia per necessità, che si legge negli occhi delle persone la soddisfazione di essere riuscite a far fronte al proprio debito. «Capita spesso di leggere negli occhi la soddisfazione al momento del riscatto – concludono dalla Banca – Nel complesso, nonostante il clima di diffuso pessimismo per la situazione, prevale la simpatia e la speranza di tempi migliori».

Va da sé che la Banca effettua una serie di controlli su ogni pegno e la stessa, come si legge nel foglio informativo pubblicato sul sito www.bancadiasti.it, ha la facoltà di rifiutare il prestito qualora vi sia motivo di ritenere che gli oggetti offerti in pegno siano di provenienza illegittima.

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