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Dieci consiglieri di minoranza chiedono certezze sul futuro dell’Asl di Asti e del suo ospedale

Intervengono sulla nuova Rete ospedaliera e sono pronti a dare battaglia contro ogni eventuale ipotesi di trasformare il Massaia in una struttura Covid

Asti: dieci consiglieri comunali chiedono garanzie per il futuro della sanità locale

Che il futuro della sanità astigiana sia perenne oggetto di scontro politico, indipendentemente dal colore dei governi regionali, è un dato di fatto, ma l’emergenza Covid, che non è ancora superata, ha messo a dura prova l’ospedale Massaia obbligando l’Asl a riconvertire interi reparti per accogliere i pazienti più gravi colpiti da Coronavirus. Ora la situazione è decisamente migliorata, ma quanto durerà? C’è il rischio che una seconda ondata di contagi rimetta in discussione l’operatività dei reparti appena liberati? E sulle altre necessità sanitarie, perché la gente continua ad ammalarsi anche di altre patologie, come sta rispondendo l’ospedale Massaia?

A farsi tante domande, chiedendo sicurezze per il futuro, sono dieci consiglieri comunali di minoranza che hanno voluto unirsi per lanciare un appello affinché l’Asl di Asti e l’ospedale non vengano in alcun modo penalizzati, in futuro, da ulteriori tagli o ridimensionamenti. Anzi, è esattamente il contrario ciò che auspicano.

Mauro Bosia, Michele Anselmo, Mario Malandrone, Angela Quaglia, Davide Giargia, Massimo Cerruti, Martina Veneto, Giorgio Spata, Maria Ferlisi e Giuseppe Dolce guardano alla “nuova Rete Ospedaliera del Piemonte” che è in discussione in questi giorni a un tavolo “a cui – sottolineano – non è stato chiamato a partecipare nessun rappresentante astigiano”.

La nuova Rete Ospedaliera si decide senza astigiani?

“Mentre tutti i settori della società, dell’economia e dei servizi si preparano alla “ripresa” post Covid,  – spiegano – non vorremmo che questa esclusione rappresentasse l’inizio di una nuova brutta storia in cui Asti è chiamata a fare sacrifici senza avere voce in capitolo. Riteniamo dunque indispensabile che un esponente della sanità astigiana venga incluso in questo tavolo e che, più in generale, le autorità riferiscano in merito ai tempi e alle modalità con cui l’ospedale Cardinal Massaia e la sanità astigiana torneranno ad essere pienamente operativi. Le lunghe liste d’attesa formatesi in questo periodo preannunciano mesi non meno freneteci di quelli appena trascorsi. Allo stesso tempo bisogna prepararsi a fronteggiare un’eventuale nuova impennata del contagio in autunno. Se nei mesi scorsi i grandi sacrifici del personale sanitario hanno “messo una pezza” alle sottovalutazioni della Direzione dell’Asl di Asti e della Regione Piemonte a trazione leghista, – aggiungono i consiglieri –  per il futuro non sono ammissibili incertezze riguardo le strategie da porre in atto qualora, malauguratamente, l’emergenza dovesse riproporsi”.

La medicina territoriale e le case della salute in prima linea contro il virus

Per i consiglieri non c’è alcun dubbio sulla necessità “di creare una prima linea di cura del virus sul territorio, al fine di limitare il numero dei contagiati “ospedalizzati”. É l’occasione  – precisano – per un rilancio della medicina generale. I medici di base, pertanto, devono essere integrati nel numero, salvaguardando quelli più anziani. Oltre alla dotazione degli indispensabili D.P.I., essi dovranno anche poter contare su tutti i supporti indispensabili al contrasto del virus:  interazione con 118 e ospedale, squadre infermieristiche, strumenti diagnostici e terapeutici”.

In questa riorganizzazione sanitaria contro il Coronavirus “dovranno essere potenziate ed avere un ruolo preciso le Case della Salute”.

“A questo proposito un ruolo importante può essere giocato, in attesa che si definiscano le sue funzioni, dall’ospedale di Nizza, in grado fin da subito di instaurare una sinergia col Cardinal Massaia.  – spiegano i consiglieri di minoranza – Sulle RSA della Provincia, ove sono decedute decine di anziani, dovranno essere fatti controlli approfonditi per verificarne i requisiti normativi e i conseguenti riaccreditamenti di legge. Per quanto concerne l’Ospedale di Asti, bisogna sottolineare ancora una volta il suo ruolo fondamentale nel contrasto alla pandemia. Fra l’altro, nei suoi reparti specialistici trasformati in reparti Covid sono stati curati centinaia di pazienti provenienti da altre Province. Il Cardinal Massaia, dunque, ha dato prova di grande solidarietà, mettendosi a disposizione dell’intera regione: ora però deve riprendere a pieno regime la sua fisionomia di ospedale generico, che offre un servizio completo e di qualità ai cittadini della provincia di Asti”.

L’ospedale di Asti non diventi Covid

Per i consiglieri è necessario rimarcare che non si deve morire di Covid, né per la mancanza di lavoro provocata dall’emergenza sanitaria, “ma non si deve neanche morire poiché non si è stati curati per altre patologie. Pertanto deve essere chiaro che ogni ipotesi di trasformare il Cardinal Massaia in ospedale Covid, decentrando in altri ospedali molte specialità, sarà avversata con ogni forza e con la mobilitazione dei cittadini. L’unico ospedale della Provincia, già ridimensionato in passato, non può diventare Covid, con i conseguenti disagi per una popolazione fra le più anziane del Piemonte. Se Asti deve offrire alla Regione una struttura Covid proponiamo l’immediata ristrutturazione della ex Maternità, che offre spazi e infrastrutture adeguati a tale scopo, oppure la parziale riconversione della Casa di Riposo Città di Asti che versa in gravi difficoltà economiche”

“Il declino della sanità astigiana  – concludono i consiglieri  – prima verso Alessandria e Cuneo, ora anche verso Verduno, nuovo ospedale di Alba, deve fermarsi una volta per tutte”.

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