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Asti ha ricordato i morti per Covid e ha detto grazie “ai suoi eroi”

Ecco chi sono i premiati che rappresentano volontari, enti, comitati e professionisti rimasti in prima fila contro il virus anche nelle settimane del lockdown

Ad Asti lo stadio Censin Bosia ha accolto la cerimonia “Per ora Grazie!” che ha commemorato le vittime del Covid e ringraziato coloro che si sono prodigati per aiutare il prossimo

I palloncini colorati, saliti al cielo, come ideale dono alle 256 vittime astigiane del Coronavirus, hanno segnato, sabato pomeriggio, uno dei momenti più toccanti della cerimonia “Per ora Grazie!” promossa dall’assessorato alle politiche sociali del Comune in collaborazione con l’A.N.A di Asti, il Centro Servizi di Volontariato Asti e Alessandria, la Banca del Dono e l’associazione di volontariato “Il Dono del Volo”. Prima del lancio dei palloncini, i deceduti astigiani a causa del Covid-19 sono stati ricordati con l’accensione di una fiamma e da un momento di preghiera interreligiosa insieme al vescovo di Asti Marco Prastaro (che poi ha anche officiato la santa messa) e all’Imam di Asti Abdessamad Latfaoui. Una cerimonia, quella di sabato, ospitata allo stadio Censin Bosia alla quale hanno partecipato i rappresentanti di molte associazioni di volontariato, enti, comitati che si sono impegnati ad aiutare i cittadini durante le dure settimane del lockdown. Tante anche le autorità civili presenti sulle gradinate a cominciare dal sindaco di Asti Maurizio Rasero, il vice presidente della Regione Piemonte Fabio Carosso, i parlamentari Andrea Giaccone e Massimo Berutti, il presidente della Fondazione CrAsti Mario Sacco, la vice presidente della Provincia Francesca Ragusa, gli assessori comunali e i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio.
Un evento corale, organizzato nel rispetto delle misure anti Covid vigenti, ma molto sentito e partecipato dagli astigiani che hanno voluto dire grazie a coloro che hanno operato, senza sosta, mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Persone che hanno agito, pur con ruoli diversi, perché sapevano che era giusto farlo e lo rifarebbero se fosse necessario.
A loro, ai loro enti, associazioni e comitati, sono state consegnate le pergamene raffiguranti un’iconica serigrafia dell’artista Paolo Fresu quale segno di riconoscenza da parte della Città.

«Abbiamo cambiato il modo di essere medici»

In prima linea contro il virus hanno combattuto medici, infermieri e oss dell’Asl AT rappresentata dal commissario straordinario Giovanni Messori Ioli e dal primario del reparto Malattie Infettive Francesco De Rosa. «Ringrazio i medici, gli infermieri e gli operatori dell’Asl che hanno lavorato a una delle prove più difficili della nostra vita – ha commentato il commissario – Ora e nei prossimi mesi dobbiamo gestire la quotidianità con attenzione». Il dottor De Rosa ha ricordato quel 22 febbraio quando tutto ha avuto inizio: «Ci siamo messi a disposizione davanti a questa malattia che nessuno aveva conosciuto prima. All’inizio della pandemia abbiamo avuto 41 positivi per via della colonia di Alassio, ma poi, in seguito, abbiamo ricoverato 2.000 pazienti. Di certo non si dimentica che da un giorno all’altro abbiamo cambiato il modo di fare i medici, entrando nelle stanze con camici, guanti, mascherine, visori guardando i pazienti spaventati perché non sapevano neanche ci ci fosse dietro quegli indumenti. Ma voi avete un ospedale che funziona e nel quale è un piacere lavorare».

Enrico Rabino ha ricordato il padre Giovanni

Tanta la commozione quando ha preso la parola l’avvocato Enrico Rabino, figlio dell’ex senatore Giovanni Rabino che, purtroppo, è stato il primo astigiano a perdere la vita a causa del Covid-19. «Papà è stato ricoverato improvvisamente, – ha ricordato il figlio – ma il momento più brutto è stato accorgersi che non avremmo potuto assisterlo. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono mi disse che la mattina seguente si sarebbe fatto la barba e tutto sarebbe tornato come prima: queste sono state le sue ultime parole».
Il dramma vissuto dalla famiglia Rabino è stato affrontato da molte altre famiglie che non hanno potuto abbracciare, stringere ancora una volta e vedere i propri cari prima della sepoltura. Ma durante il lockdown i morti arrivavano al cimitero senza il conforto delle esequie religiose e senza la presenza di amici e parenti, se non quelli più stretti. Tra questi anche molti provenienti dalla provincia di Bergamo, quelle stesse bare caricate sui camion militari e destinate alla cremazione. Un dolore di cui è stato testimone padre Natale Campanella responsabile diocesano del cimitero: «Sono stati mesi al cimitero in cui tutto ci parlava di morte – ha ricordato – ma voglio ricordare l’abnegazione e la sensibilità dimostrata in quei momenti da tutti gli addetti dell’Asp».

Il Tricolore portato da un alpino e un vigile del fuoco

Gli alpini dell’A.N.A di Asti sono stati molto impegnati nel portare avanti i loro compiti al servizio della comunità e l’idea di dedicare un giorno per dire grazie a chi si è dato da fare in quei lunghi mesi è nata proprio da loro e dall’assessore alle politiche sociali Mariangela Cotto. Quindi è stato giusto affidare ad un alpino, Ferdinando Beltramo, e ad un vigile del fuoco, Federico Rozzo, il compito di portare nel campo da calcio il Tricolore per l’alzabandiera. Un momento solenne, emozionante, accompagnato dalle note del’Inno di Mameli suonato dalla Fanfara La Tenentina di Tigliole. Le mascherine indossate dai cittadini presenti non hanno impedito di cantare tutti insieme il nostro Inno nazionale seguito da un fragoroso applauso.
Quindi hanno preso la parola le autorità per i discorsi ufficiali seguiti dalla consegna delle pergamene ai premiati.
E’ stata una cerimonia raccolta, sentita e molto partecipata che ha segnato tutti i presenti consapevoli, come ha detto il sindaco Maurizio Rasero, «che questo virus non è ancora stato sconfitto, c’è ancora, ma dobbiamo tornare alla vita di prima, prestando attenzione. Solo così non saranno vane le morti che ci sono state».

Ecco i premiati che rappresentano chi ha fatto la differenza

Sono stati una quindicina i premiati durante la cerimonia “Per ora Grazie!”. A loro sono state consegnate le pergamene con la serigrafia dell’artista Paolo Fresu: un’iconica immagine che ricorda la leggenda di San Giorgio e il drago dove si vede, da un lato, un cavaliere bianco che rappresenta tutti i volontari e i soggetti in primafila contro il virus e dall’altro il nemico, disegnato come un mostro alle porte di Asti.
A ritirare le pergamene, per conto delle categorie di riferimento, sono stati: il commissario straordinario dell’Asl AT Giovanni Messori Ioli; il dirigente comunale dei servizi e politiche sociali Roberto Giolito; la presidente dell’Asp Vincenzina Giaretti; i presidenti dell’associazione Il Dono del Volo Giorgio e Caterina Calabrese; il responsabile della Pastorale Giovanile don Rodrigo Limeira; il direttore della Caritas Diocesana Beppe Amico; il vice presidente della Croce Rossa Gianni Venturi; la rappresentante della San Vincenzo Annamaria Bertello Zennaro; il presidente del Centro Servizi di Volontariato Asti e Alessandria Piero Baldovino; il decano dei giornalisti astigiani Luigi Garrone e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Alberto Sinigaglia; la professoressa dell’Istituto Artom Chiara Cerrato (per la realizzazione del gel igienizzante fatta dagli studenti della scuola); Giuseppe Dezzani (per aver coordinato le 100 sarte che si sono messe a disposizione per tessere le mascherine) e il vice presidente dell’A.N.A di Asti Vincenzo Calvo. Un premio speciale è andato a Virginio Oddone, insieme alla moglie Angioletta Monticone, per l’impegno, iniziato dopo essere andato in pensione, portato avanti nella mensa sociale di corso Genova.
Chi ha ricevuto il premio lo ha fatto a nome di molte altre persone che si sono ugualmente distinte durante la pandemia e alle quali è andato un grazie speciale da parte dell’amministrazione comunale e di tutti gli astigiani.

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