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Asti: per trovare casa ai rom entrano in gioco anche i mediatori immobiliari

Hanno avuto la richiesta da parte del Comune di cercare abitazioni, soprattutto cascine di campagna, che non costino più di 20.000 euro – Coppo: «Ma noi non mettiamo un euro»

Sono tre i terreni identificati dall’amministrazione Rasero per ipotizzare l’eventuale trasferimento dei rom che non dovessero riuscire ad acquistare una casa necessaria ad abbandonare il campo di via Guerra. Tre aree, tutte nel Comune di Asti («purtroppo non possiamo fare altrimenti» sottolinea il vice sindaco Marcello Coppo), ma solo una sarà scelta, entro la prima settimana di febbraio, per accogliere i nuclei familiari che non avranno soluzioni abitative dove trasferirsi. Aree comunque non vicine ad insediamenti produttivi o in città, ma neanche nel cuore delle frazioni cittadine.

Coppo non ha intenzione di rilevare le possibili soluzioni per non ingenerare proteste premature, ma quando sarà identificato il terreno lo renderà noto, dopo essersi confrontato con il questore Sebastiano Salvo che questa estate aveva rotto ogni indugio e preso atto che i nomadi non possono più restare in un’area ridotta in quelle condizioni, del tutto incompatibili con gli standard minimi di salubrità.

La novità è però un’altra: il vice sindaco ha scritto al presidente degli intermediari immobiliari per cercare di trovare possibili soluzioni da offrire ai chi cerca una nuova casa, compresi i rom così da evitare il loro trasferimento in un nuovo campo, seppure in via temporanea.

«Sia chiaro che il Comune non intende mettere un euro per acquistare una casa ai rom, – spiega Coppo – ma ci facciamo da “intermediari” con le agenzie o con i privati che avessero immobili da vendere, oppure da affittare ai cittadini in cerca di casa, rom o non rom che siano».

Ma, nel caso dei rom, è stato stabilito un prezzo di vendita massimo oltre il quale non andare con le eventuali offerte di vendita: 20.000 euro.

«In realtà ci sono famiglie rom che hanno deciso di lasciare il campo di via Guerra acquistando soluzioni immobiliari anche molto più care, – continua il vice sindaco – e non dimentichiamoci che oltre a comperare la casa, magari una cascina, potrebbero sfruttare, come tutti i cittadini italiani, il superbonus del 110% per la ristrutturazione».

Il vice sindaco è perfettamente a conoscenza che è molto difficile per una famiglia rom, particolarmente numerosa, non solo trovare un immobile adeguato, ma anche qualcuno disponibile ad affittarle una casa.

La vendita, specie di cascinali e case indipendenti, è più percorribile anche se, aggiunge Coppo, «la trattativa sarebbe una questione tra le famiglie rom e i proprietari di casa e il Comune non avrebbe ruoli particolari».

Ma ci sarebbe anche un’altra soluzione, che non viene esclusa a priori, e che potrebbe essere una delle strade percorribili per chiudere il campo rom una volta per tutte. Ci potrebbe, infatti, essere qualcuno disponibile ad aiutare le famiglie rom a pagarsi l’acquisto della casa, magari un’associazione nata con questo scopo o qualche altro soggetto interessato a fare della beneficenza in tal senso.

«Speriamo che non sia necessario allestire un campo temporaneo con le tende, – conclude Coppo – ma in ogni caso abbiamo già preso contatto con la Croce Rossa che potrebbe gestirlo. Un’area allestita con delle tende, lontano dall’attuale campo rom e comunque fuori dal cuore della zona industriale che mi pare abbia già “dato abbastanza” in tutti questi anni». Coppo esclude l’assegnazione di case popolari in via straordinaria o altre interventi «che non siano previsti, a pari condizioni, per qualsiasi cittadino italiano rimasto senza una casa».

Per quanto riguarda l’attuale campo, è intenzione del Comune metterlo in sicurezza, venderlo e destinarlo ad accogliere eventuali attività produttive che fossero interessate a ricollocarsi in zona.

Riccardo Santagati

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Una risposta

  1. Bisogna fare qualche cosa.
    Chissà chi avrà fatto quel cumulo di rifiuti, hanno bisogno di una sistemazione adeguata in ambiente pulito ed igienico.

I commenti sono chiusi.

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