Paolo Ferrero alla Casa del Popolo
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Elezioni 2022

«È demente l’idea di vincere una guerra contro chi ha duemila missili nucleari»

L’ex ministro e vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, Paolo Ferrero, è stato ospite alla Casa del Popolo con i candidati di Unione Popolare

«È del tutto evidente che le sanzioni contro la Russia sono in realtà contro l’Europa e, nello specifico, contro i popoli europei e l’economia europea. È evidente che Putin, se non vende il gas di qua, preferisce bruciarlo o venderlo ad altri. Per quanto riguarda il petrolio ciò che non vende a noi, lo vende altrove. Gli è semplicissimo perché c’è una domanda e lui ci guadagna, quanto se non più di prima. Gli Stati Uniti, con queste sanzioni, ci vendono gas, petrolio e una serie di materie prima che altrimenti compreremmo dalla Russia a basso costo». Così Paolo Ferrero analizza quanto sta succedendo nel conflitto “economico”, non solo bellico, tra Europa e Russia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea e candidato alla Camera dei Deputati, nel Lazio, è giunto ad Asti per sostenere la campagna elettorale di Unione Popolare, di cui fa parte. Un movimento, nato a luglio, promosso da varie associazioni e partiti come Rifondazione Comunista, DeMa, Manifesta e Potere al Popolo. Al centro della campagna elettorale non può che esserci la crisi energetica provocata dal costo del gas e l’incremento spropositato delle bollette che sta mettendo a rischio la tenuta di imprese e famiglie.

Ferrero ha contestato con forza le soluzioni proposte dall’Unione Europea cassando, a suo dire, ogni ipotesi di reale possibilità di poter vincere la guerra. «Le sanzioni non portano la Russia a finire la guerra – aggiunge l’ex segretario di Rifondazione Comunista e già ministro della Solidarietà Sociale (Governo Prodi) – perché per farlo occorre una trattativa. La guerra non si vince, ma si può fermare. Fino a quando si continua a pensare che la guerra la devi vincere, continui a fornire armi e così andrà avanti fino al conflitto nucleare. Infatti l’idea che si possa sconfiggere una nazione che possiede duemila missili nucleari è demente. Anche un bambino capirebbe che uno con duemila testate nucleari non viene sconfitto da quattro carri-armati sul territorio».

E ancora: «È necessaria la neutralità dell’Ucraina, ma l’Italia, se volesse, potrebbe decidere domani mattina di togliere le sanzioni alla Russia e di aprire la discussione con Putin. Così il prezzo del gas magicamente crollerebbe. Perché non si fa? Perché da Meloni a Conte pensano che non si possa dire no alla Nato e a Biden. E che non si possa dire che il libero mercato del gas, ad Amsterdam, forse non è la soluzione migliore».

Presenti con Ferrero alla Casa del Popoli anche i candidati alla Camera Piemonte 2 (Asti-Alessandria-Cuneo) Giovanni Luigi Maccarino, Lorenza Ameglio (Uninominale ad Asti e Plurinominale Asti-Alessandria-Cuneo), Stefanella Ravazzi e Claudio Cesaroni (Senato), residente ad Asti, l’unico tra i candidati “nostrani”.

Tutti loro hanno fatto interventi su diritti sociali, difesa della sanità pubblica e del diritto a essere curati, aiuto ai più deboli, sostegno alle donne e investimenti nella scuola. Unione Popolare offre, infatti, ricette di sinistra in alternativa alle altre formazioni e rimette sul tavolo argomenti strategici come l’aumento dei salari minimi, la sanità, il welfare, la difesa dell’istruzione pubblica e i diritti civili. Ma dove prendere i soldi necessari per finanziare il tutto?

«Abbiamo proposto di tassare i patrimoni sopra al milione di euro con franchigia al milione – spiega Ferrero – Non vogliamo tassare chi ha due case e che ha lavorato tutta la vita per possederle e questo lo sottolineo più volte. Poi proponiamo di ridurre le spese militari e fare una riforma del fisco con una riduzione per le fasce medie, ma con più tasse, in maniera ovviamente graduale, per chi guadagna da 70.000 euro in su».

Per Unione Popolare la svolta sarebbe riproporre politiche sociali che diano risposte e non solo annunci: «Bisogna cercare di dare una risposta collettiva ai problemi individuali che producono la guerra tra poveri. Ricostruire un legame – spiega Ferrero – tra il disagio sociale e una soluzione sindacale politica collettiva. O diciamo alle persone che se sono nate in una famiglia povera, pazienza, che non c’è più una risposta politica ai problemi sociali; oppure proviamo a costruire una ipotesi che connetta i bisogni sociali con la politica. Perché se la democrazia diventa solo scegliere il conducente del treno, ma i binari sono già messi e indirizzati, non è più democrazia».

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