Expo: per nutrire il pianetasi scambino risorse e idee
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Expo: per nutrire il pianeta
si scambino risorse e idee

Una giornata all'esposizione universale di Milano alla scoperta del cibo, delle tradizioni e delle innovazioni che i Paesi del mondo intendono apportare nel rapporto con l'agricoltura e lo sviluppo sostenibile. Ecco i padiglioni che ci sono piaciuti di più durante un tour durato 10 ore

Visitare tutto l’Expo in un solo giorno è una missione impossibile. Molto si può vedere, tanto si può imparare, ma bisogna fare delle scelte, decidendo quali padiglioni visitare e quali lasciare ad un’altra occasione. Giovedì mattina, quando arriviamo all’Expo, nel quartiere fieristico Rho, dopo aver superato i rigorosi controlli di sicurezza entriamo nel Decumano, la via principale su cui insiste l’esposizione universale: lungo oltre 1,5 km è interamente coperto da sinuose vele bianche che garantiscono una piacevole ombra durante tutto il giorno. Sapevamo che ci sarebbe stato da camminare molto, ma non immaginavano che, al termine della visita, i nostri smartphone avrebbero certificato una “marcia” lunga oltre 18 km attraverso non solo il Decumano, ma anche i vari padiglioni costruiti principalmente sull’asse est-ovest del sito.

A differenza di molti visitatori, decidiamo di vedere nel pomeriggio il padiglione Zero, quello dell’ONU, dove si introduce il tema della fiera: Nutrire il pianeta, Energia per la vita. Un tema vasto come il mondo che si è dato appuntamento a Milano e che i Paesi hanno voluto interpretare in modo diverso raccontando le proprie esperienze in fatto di politiche agricole volte al nutrimento dell’uomo, al risparmio energetico, all’innovazione tecnologica applicata allo sviluppo sostenibile e alla cooperazione internazionale. Non lasciatevi ingannare dal tema che potrebbe essere fuorviante: il cibo e gli alimenti sono il cuore di Expo, ma, anziché creare una cucina a cielo aperto, si è voluto ricostruire il ciclo produttivo dei vari alimenti che danno sostentamento a miliardi di persone, o almeno dovrebbero dare. Mappa alla mano, una bottiglia d’acqua nello zaino e tanta curiosità ci accompagnano nella nostra esplorazione.

Il primo padiglione del tragitto è quello della verde Irlanda che, pur in spazi ridotti rispetto ad altri Paesi, racconta con filmati e installazioni la natura dell’isola e l’offerta paesaggistica sul tema “Lavorando con la Natura”. Il messaggio è chiaro: tutto ciò che esiste dev’essere preservato per le generazioni future. Bello, ma si poteva fare di più. Voto 6.

Procediamo oltre entrando nel padiglione del Nepal: “La sicurezza alimentare e la sostenibilità per lo sviluppo”. Il tema è importante, ma l’attenzione dei visitatori è tutta per lo splendido tempio che abbraccia il padiglione con le sue 42 colonne intagliate a mano. Un piccolo scorcio d’Oriente in un Paese che vuole rimarcare la propria identità culturale anche sulle politiche alimentari. Voto 7.

E’ però il Vietnam la prima grande sorpresa di Expo: il leitmotiv “Acqua e fior di loto”, ovvero la necessità di difendere le risorse idriche della Terra, viene accompagnato da una gruppo di ragazze vestite con abiti tradizionali e impegnate a danzare un tipico ballo propiziatorio. Il resto è ugualmente interessante, perché ribalta l’idea diffusa di un Paese emergente con poche risorse disponibili. Voto 8.

Procediamo visitando il padiglione della Cambogia che ha per traccia “Il riso, coltura di una terra dalla forte eredità culturale”. Tutta l’economia del Paese ruota intorno al riso, ma si tratta di una coltivazione sostenibile, dove la tradizione agricola ha sposato le tecnologie dei sistemi di irrigazione. Voto 7,5.

Procedendo lungo il Decumano arriviamo nel padiglione degli Emirati Arabi Uniti. Il tema è accattivante (“Cibo per la mente –  Delineare e condividere il futuro”) e, poiché Dubai ospiterà l’Expo nel 2020, la curiosità è tanta. Attraversando una ricostruzione delle dune del deserto scopriamo quali sono le criticità di quelle terre, dove la mancanza di acqua potabile tra le risorse naturali, necessità un investimento energetico straordinario per desalinizzare quella proveniente dal mare. Il padiglione degli Emirati Arabi Uniti è un percorso sensoriale e visivo incredibile: realtà virtuale, cinema a 360°, ologrammi e altre tecnologie raccontano come una landa desertica sia stata trasformata in una delle città più moderne del pianeta, Dubai. Voto 9.

Il padiglione del Regno Unito insiste sul tema “Coltivato in Gran Bretagna, condiviso globalmente”: prendendo d’esempio le api e il loro alveare, il Regno Unito vuole essere fucina di idee nelle innovazioni tecnologiche contro la fame nel mondo e lo spreco alimentare. I profumi della campagna inglese vengono riproposti in un originale labirinto agreste che conduce al centro dell’alveare, struttura che è cuore del padiglione. Voto 8.

La meta successiva è la Spagna, presente ad Expo con il tema “Coltivando il futuro”. La Spagna offre un viaggio prevalentemente visivo attraverso le tradizioni agricole e alimentari. Onestamente non ci ha entusiasmato molto, sebbene non mancano spunti di riflessione sulla sfida dell’uomo a rendere coltivabili zone aride come lo sono parte delle pianure spagnole. Voto 6.

A questo punto la visita dura già da diverse ore. Camminando ancora un po’ ci troviamo al centro di Expo, piazza Italia, all’incrocio tra il Decumano e il Cardo, la via trasversale che aggrega molte delle eccellenze italiane. Da qui si può raggiungere l’Albero della Vita, il padiglione Italia, quello dei Vini (1.300 etichette in degustazione) e gli spazi espositivi di alcune regioni e città italiane. Il padiglione Italia ha per oggetto “Vivaio Italia” e si divide in varie zone che raccontano la ricchezza geografica, storica, culturale e artistica del nostro Paese. Ogni regione ha scelto un personaggio che rappresenti l’eccellenza del territorio e una pianta tipica: l’ambasciatore del Piemonte è Guido Martinetti, fondatore insieme a Federico Grom, delle Gelaterie Grom, mentre la pianta simbolo è il Nocciolo, albero del territorio insieme alla vite. La stanza degli specchi dove si proiettano le bellezze naturali dell’Italia emoziona, e non poco. Il plastico che racconta l’Europa senza l’Italia, non aggiunge nulla al discorso e, anzi, sembra slegato dal resto della visita. Il padiglione Italia è enorme, si cammina molto, ma è piuttosto dispersivo. All’interno ci sono spazi dedicati allo sviluppo del tema di Expo, altri per le scuole, si può ammirare “La Vucciria” di Renato Guttuso, ma diverse zone spoglie trasmettono una sensazione negativa che pesa sul giudizio finale. Voto 6/7.

Il prossimo grande padiglione che visitiamo è quello della Federazione Russia che affronta il tema “Crescere per il mondo. Coltivare per il futuro”. Il padiglione racconta le storie di molti scienziati russi il cui lavoro ha contribuito allo sviluppo dell’agricoltura e della sicurezza alimentare. Enorme negli spazi, accattivante e sublime nel raccontare la Russia di ieri, oggi e di domani, merita da solo il viaggio ad Expo. Voto 8.

Nei pressi della Russia vediamo il padiglione del Giappone che partecipa alla fiera con il tema “Diversità Armoniosa”. “Salute” ed “educare divertendo” sono il cuore del percorso che dura 50 minuti, tra una stanza e l’altra, dove effetti virtuali, visivi e sonori ci avvolgono lasciandoci senza fiato. Il maxi ristorante, dove gli ospiti vengono invitati a partecipare ad un gioco interattivo/musicale sulla biodiversità alimentare, è il degno coronamento di una delle esperienze più straordinarie di tutto l’Expo. Voto 9,5.

Procediamo in cerca della nostra prossima tappa. Gli Stati Uniti d’America (“American Food 2.0: Uniti per Nutrire il Pianeta”) sono presenti in un enorme padiglione su più livelli. Il sito americano lancia un messaggio globale: gli USA sono un granaio strategico ma devono affrontare questioni importanti come la sostenibilità, la lotta allo spreco, la sicurezza alimentare attraverso le ricerche scientifiche e le innovazioni tecnologiche. Voto 7.

Uscendo dagli Stati Uniti guardiamo l’ora: è già pomeriggio inoltrato e, nonostante i chilometri percorsi, il tempo sembra essere volato. Avanzando lungo il Decumano ecco il padiglione della Francia allestito sul motivo “Produrre e nutrire diversamente”. Attraverso un labirinto che racchiude la vegetazione e le produzioni agricole francesi, si entra in una grande grotta contenente le eccellenze francesi in fatto di produzione, non solo alimentare. La sfida della Francia è garantire a tutti l’accesso al cibo preservando le risorse del pianeta, ma insegnando a produrre meglio ciò che servirà all’uomo di domani. Voto 7.

Il nostro viaggio attraverso l’Expo procede in Cina, un padiglione monumentale fin dal suo ingresso su un livello inferiore della strada principale. “Terra di speranza, cibo per la vita” è il messaggio dell’esposizione scelto dalla 2° economia mondiale. L’equilibrio tra esseri umani e pianeta Terra, il consumo di risorse senza sprechi, sono i punti su cui insistono i cinesi nella visione di un mondo dove tutti possono accedere alle risorse fondamentali. Un padiglione straordinario sotto tutti i punti di vista. Voto 8.

Non meno affascinante per i temi trattati e per l’uso della tecnologia applicata è il padiglione della Thailandia che visitiamo dopo aver fatto una breve sosta. Questo padiglione, che si ispira al “ngob”, il tipico cappello dei coltivatori di riso thailandesi, presenta il tema “Nutrire e deliziare il mondo in modo sostenibile”. Mappe e proiezioni virtuali a 360° ci portano alla scoperta di una delle terre più fertili dell’Oriente e dall’impronta data dall’attuale re, Rama IX, ai numerosi progetti a sostegno dell’agricoltura (l’ultima parte del percorso mostra un breve documentario quasi tutto incentrato sulla figura dell’attuale monarca). Voto 8.

A seguire visitiamo il Brasile presente ad Expo con “Sfamare il mondo con soluzioni”. La grande attrazione del sito è la gigantesca rete interattiva che collega i piani del padiglione, tutta da attraversare restando (senza troppe difficoltà) in equilibrio. La rete ci permette di interagire con il resto dell’ambiente e ci conduce al livello più alto, dove sono presenti numerose specie di ortaggi, frutti e piante tipiche del Sud America. Voto 9.

Ci sarebbe ancora molto da vedere e tanto da imparare in questo viaggio tra i Paesi del mondo (visitiamo velocemente anche Casa don Bosco e il padiglione del Vaticano), ma il tempo è tiranno. Prima di partire possiamo vedere il padiglione Zero, quello saltato all’inizio della visita. L’installazione, che si attraversa in un immaginario tour nella crosta terrestre, racconta la storia dei consumi globali, la loro evoluzione e prepara lo scenario alle sfide di domani. Per capire cosa saremo dobbiamo ricordarci il nostro passato e affrontare il nostro presente, con tutte le criticità del caso. Un padiglione che colpisce al cuore e alla mente. Voto 9.

Ora è giunto il tempo di lasciare Expo, sebbene non si tratta di un addio, al massimo un arrivederci alla prossima volta perché sappiamo che l’esposizione universale ha ancora molto da insegnare a chi deciderà di visitarla senza alcun tipo di pregiudizio.

Riccardo Santagati

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