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Fratelli d’Italia: “No alla chiusura anticipata dei ristoranti”

Il portavoce e consigliere Luigi Giacomini commenta che chiudere i locali alle 22 sia una misura "propagandistica"

Mentre si attende il nuovo DPCM con le misure anticovid, il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia critica ogni ipotesi di chiusura anticipata dei ristoranti

Nelle prossime ore il premier Giuseppe Conte firmerà il nuovo DPCM che conterrà ulteriori misure anticovid per fronteggiare il crescente andamento dei contagi. Tante le ipotesi al vaglio dei ministri che, dopo aver sentito il parere del Comitato tecnico scientifico, dovranno stabilire in quali settori intervenire e con quale incisività. Nel mirino ci sarebbero ristoranti e bar, dove si sviluppa la movida, ma anche palestre e piscine. Si pensa ad una stretta negli orari di vendita, a misure ancora più restrittive che incidano sugli assembramenti, ma non è escluso che anche la scuola venga toccata dal nuovo Decreto. Di certo l’esecutivo è spaccato tra rigoristi e moderati, mentre i tecnici vorrebbero lockdown mirati nelle aree  metropolitane più colpite dai contagi.

Luigi Giacomini, capogruppo e portavoce provinciale Fratelli d’Italia Asti, mette le mani avanti e contesta ogni ipotesi di ulteriori restrizioni nel settore della ristorazione. “Un nuovo DPCM che vada a incidere sulla libera iniziativa economica dovrebbe avere solide basi scientifiche ma così non è – spiega – Dalle indiscrezioni sembra più un tentativo di aumentare la paura e non certo un modo di contenere il contagio. Prima fra tutte la questione chiusura anticipata dei ristoranti. La domanda a cui ci piacerebbe avere una risposta scientifica è questa: se pare che i contagi maggiori avvengano nei rapporti familiari o nelle abitazioni private (desumendo a contrario che non avvengano in grande misura negli esercizi commerciali e di somministrazione), a cosa serve la chiusura dei bar e ristornati alle 22 (visto che a quell’ora, per il DPCM di qualche giorno fa, si può solo servire ai tavoli e non da asporto)? Riteniamo che tale misura sia puramente propagandistica e non porti alcun beneficio in termini di contenimento del contagio, favorendo appunto gli incontri nelle case private. Si ritiene più sicuro un pasto in un locale che somministra al tavolo. Speriamo di avere delle risposte”.

r.s.

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