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Attualità
Agricoltura

I cinghiali tornano nei campi e si mangiano le pannocchie tenere

Torna l’emergenza sui terreni “graziati” dalle devastazioni in tempo di semina. Agricoltori preoccupati e arrabbiati. Intanto il “silos Italia” perde consistenti quantità di mais

Ci risiamo. Se per qualche settimana i cinghiali hanno dato un po’ di tregua ai campi di mais anche dell’Astigiano, ora sono tornate le devastazioni.
L’emergenza cinghiali, che ha tenuto banco a fine primavera dopo una pesante presa di posizione dei coltivatori (soprattutto cerealicoltori) che quest’anno più che mai si sono visti i campi aggrediti da interi branchi di ungulati che hanno vanificato le semine a più riprese, torna prepotentemente di attualità.
Questo perchè i campi “graziati” al tempo della semina, ora stanno producendo una vera e propria ghiottoneria per il re dei boschi, ovvero le pannocchie ancora fresche e morbide di consistenza lattiginosa prima he i chicchi si induriscano e secchino per la raccolta in autunno.
Tornano a moltiplicarsi le segnalazioni di irruzioni nei seminativi che non possono più contare sulla dfesa dei recinti elettrificati visto che le piante cresciute spesso vanificano la barriera.
I cinghiali riescono ad “abbassare” da fuori le piante più alte che vengono usate come ponte per accedere al campo senza scosse.
Questa primavera, proprio sulla scia dell’ondata di protesta trasversale che ha accomunato migliaia di agricoltori in tutto il Piemonte, è nato un Comitato spontaneo, il COAARP che, oltre ad azioni eclatanti come le proteste al Giro d’Italia, ha continuato a raccogliere dati, segnalazioni e disponibilità da parte di politici, amministratori e associazioni di categoria per trovare soluzioni efficaci e condivise con le quali procedere ad un contenimento della proliferazione dei cinghiali.
Ma le vie diplomatiche sono lunghe e, per ora, i cinghiali sono stati più veloci.
Intanto arrivano le stime della stagione di prossimo raccolto da parte del CAI, Consorzi Agrari d’Italia, fra i maggiori acquirenti del mais prodotto nella nostra regione.
«Il grande caldo di questi mesi, unito alle scarse precipitazioni, produrrà una sensibile diminuzione di granella nelle quattro regioni che trainano la produzione italiana: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte.

Il mais – prosegue il CAI – è la prima coltura nazionale sia in termini di produzione, pari a circa 7 milioni di tonnellate, sia di rese, media 10 tonnellate per ettaro.
Questa elevata attitudine produttiva attribuisce al prodotto un ruolo preminente nei sistemi colturali italiani dal momento che le filiere della zootecnia e della bio-industria dipendono strettamente proprio dal mais.
La dinamica produttiva degli ultimi anni, però, ha mostrato una forte flessione sia in termini di superfici investite, sia di raccolti.
In particolare, secondo i dati CAI, le superfici destinate al mais da granella sono scese da 1,03 milioni di ettari nel 2009 a circa 600.000 mila ettari nel 2020.

(Foto di copertina tratta dal Gruppo GALCO)

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