Il lavoro silenzioso degli agenti del carcere
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Il lavoro silenzioso degli agenti del carcere

Il vice commissario Ramona Orlando, nel suo intervento, ha evidenziato l’alta professionalità e la disponibilità degli agenti in servizio ad Asti (188, ma effettivamente a disposizione sono circa 140)

Una cerimonia sobria, ma sentita, nel cortile di accesso alla Casa di Reclusione di Quarto, ha accolto nella mattinata di mercoledì la celebrazione per il 199esimo anniversario di fondazione della polizia penitenziaria. A far gli onori di casa il comandante Ramona Orlando e la direttrice del carcere Elena Lombardi Vallauri.

Presenti alla cerimonia gli agenti, in servizio e in congedo, educatori e personale che opera all’interno del carcere, il cappellano della casa di reclusione don Roberto Zappino, parroco di Motta di Costigliole.

La cerimonia si è aperta con la lettura dei messaggi giunti dal Presidente della Repubblica Mattarella, dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Oltre agli elogi al delicato e importante impegno degli agenti che operano tra le celle, sono emerse in particolare le problematiche relative alla carenza di organico rispetto ai carichi di lavoro e al fondamentale ruolo che gli agenti svolgono in riferimento all’obiettivo di rientro nella società per i detenuti.

Il vice commissario Ramona Orlando, nel suo intervento, ha evidenziato l’alta professionalità e la disponibilità degli agenti in servizio ad Asti (188, ma effettivamente a disposizione sono circa 140). «Svolgiamo il nostro delicato compito, spesso caratterizzato da situazioni imprevedibili, in silenzio e lontano dai riflettori. La carenza di mezzi è compensata dal grande cuore degli agenti – ha detto il Comandante Orlando – Un particolare ringraziamento va anche al direttore, la dottoressa Lombardi Vallauri, per la fiducia, disponibilità e collaborazione che ha sempre mostrato nei nostri confronti».

Parte da una frase di Italo Calvino citata dal Comandante provinciale dei carabinieri Bernardino Vagnoni pochi giorni prima all’annuale festa dell’Arma l’intervento della direttrice Lombardi Vallauri: «“Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”: una riflessione che si adatta alla nostra realtà, in particolare con la trasformazione in Casa di Reclusione di “alta sicurezza”, di marcata pericolosità, avvenuta di recente. Ma la presenza di tante autorità qui tra noi per la festa annuale della polizia penitenziaria abbatte questo secondo muro, ci fa sentire che non siamo soli», ha detto la direttrice.

Il carcere è parte della città e ad evidenziarlo ancor più sono i tanti progetti di collaborazione a cui si lavora: pochi giorni fa, ad esempio, la firma del protocollo d’intesa per la digitalizzazione da parte di un gruppo di detenuti (sono in totale 247 all’interno del carcere) delle licenze edilizie del Comune. La dottoressa Lombardi ha inoltre ringraziato il Comandante Orlando e tutti gli agenti per il loro impegno; e le organizzazioni sindacali, con le quali si lavora per ampliare le competenze necessarie per affrontare al meglio il delicato lavoro da compiere nella struttura. «”Ciascuno porti il peso dell’altro”, diceva San Paolo: una necessità che ho evidenziato lo scorso anno e che rimane più che mai attuale», ha aggiunto la direttrice.

È poi seguito un interessante momento in cui è stata data dimostrazione del lavoro delle unità cinofile della Penitenziaria, coordinate dall’ispettore capo Giorgio Satta (7 gli agenti della sezione impegnati in larga parte del Piemonte).

In un’ala della struttura sono stati ricreati due ambienti per l’addestramento dei cani: un deposito bagagli ed un appartamento. All’opera si sono potuti vedere, accompagnati dai loro conduttori e con le spiegazioni fornite da Satta, due cani provenienti dal canile municipale della Muratella di Roma: Ciuccio, un giovane pitbull, e Billy, un bulldog americano della stessa età.

Marta Martiner Testa

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