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Il settore dei fuochi d’artificio è in ginocchio

La testimonianza di Daniele Bocchino della "Pirotecnica Astesana"

“Totalmente azzerata la nostra attività”

Sono circa duemila le aziende del settore pirotecnico che, con oltre diecimila lavoratori e un fatturato annuale di circa 600 milioni di euro, rischiano di chiudere i battenti. La causa è presto detta: il covid-19. Le norme restrittive per contenere il contagio hanno, sin da subito, vietato e continuano ancora oggi a vietare, in qualunque forma, le feste patronali e i grandi eventi durante i quali l’arte dei fuochi di artificio la fa da protagonista. Si è persa l’estate che è la migliore stagione del settore ma ancora più beffardo è il futuro con le festività di Natale e Capodanno che si avviano inesorabilmente a essere festeggiate sottotono e senza qualsivoglia ‘botto’. «Proprio l’annullamento di tutte le feste di paese a causa della pandemia da covid-19 ha azzerato totalmente la nostra attività. Con questo mese siamo a una quota del 96% di fatturato in meno rispetto al 2019. Una perdita senza precedenti che spezzerebbe le gambe a chiunque e i ristori del governo ci hanno aiutato solo parzialmente».

“Pirotecnica Astesana”, unica azienda del settore in provincia

A parlare è Daniele Bocchino, titolare della “Pirotecnica Astesana” di Moasca, unica azienda della Provincia di Asti specializzata nel settore e una delle poche presenti in tutto il Piemonte. Bocchino si è gettato in questo campo nel 2007, quando aveva appena 23 anni: «Inizialmente ci siamo dedicati alla realizzazione di piccoli spettacoli pirotecnici per eventi privati ma siamo presto passati agli show per sagre e a eventi per aziende o grandi marchi, anche di un certo rilievo. Dal 2012 realizziamo spettacoli piromusicali (fuochi artificiali a tempo di musica, ndr)». Bocchino è innamorato del suo lavoro e ha avuto la fortuna di trasformare la sua passione nella sua professione: «Facevamo molti spettacoli per eventi privati, come matrimoni e compleanni, ma la stragrande maggioranza del fatturato stava nelle sagre ed eventi di paese principalmente in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Non era raro che sconfinassimo spesso anche in Lombardia e in Emilia».

“I nostri depositi sono pieni”

L’utilizzo del tempo verbale al passato non è un errore ma è, purtroppo, una triste verità. Il mercato si è completamente azzerato e i problemi ora sono molti. «Il materiale pirotecnico che si utilizza d’estate – racconta Bocchino – viene fabbricato, o importato, nei primi mesi dell’anno. L’approvvigionamento viene effettuato stimando il quantitativo utilizzato l’anno precedente e, a gennaio, ancora non potevamo immaginare una situazione del genere. Adesso ci troviamo con i nostri depositi di San Marzano Oliveto stracolmi di materiale da pagare senza nessuna prospettiva sul quando potremo ‘spararlo’. Le prospettive, infatti, non sono buone e sarà difficile tornare a organizzare, già nel 2021, sagre di paese con grandi quantità di persone. Su queste feste si basa la stragrande maggioranza del nostro fatturato e un altro anno a incassare zero non potremo più permettercelo».

La querelle con i sindaci

Anche la vendita diretta al pubblico a uso amatoriale, per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, pare quest’anno messa fortemente in dubbio: «Proprio su questo tema – ci racconta Bocchino – vorrei sollevare una polemica verso i sindaci della provincia che, per buonismo e per andar incontro alle lamentele di quei pochi a cui non piacciono i fuochi pirotecnici, emettono ordinanze che ne vietano l’uso su tutto il territorio. Questi provvedimenti sono da anni ormai dichiarati illegittimi da parte del Ministero dell’Interno. Lo scorso anno anche la Prefettura di Asti ha inviato una circolare a tutti i sindaci spiegando questo fatto. Molti primi cittadini hanno emesso comunque l’ordinanza salvo, poi, prendersi provvedimenti disciplinari da parte del Prefetto». Bocchino, non a caso, ha voluto tirare in ballo questa situazione: «Il messaggio che tengo passi è che siamo, già di nostro, in una situazione economica disastrosa. Prego i sindaci di non mettersi di mezzo, anche loro, ad aggravare le cose. Per quest’anno lasciamo nel cassetto queste ordinanze. Visto che non potremo fare il cenone di capodanno con tutti gli amici, almeno che si possa accendere qualche fuoco d’artificio. Sono sicuro che saremo tutti felici di festeggiare il 2020 che se ne va».

Diego Musumeci

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