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«Invece di blindare gli anziani in casa di riposo potevano consentirci di riportarceli a casa»

E' alta la denuncia della parente di una donna morta per Covid alla struttura di Montechiaro. «Emergenza gestita malissimo, si potevano risparmiare vite»

Testimonianza della parente di una donna deceduta a Montechiaro

E’ arrabbiata. E anche tanto per come è stata gestita l’emergenza coronavirus nelle case di riposo astigiane.

Preferisce non veder pubblicato il suo nome per intero, ma lei è S. ed è parente di una delle prime vittime di Covid 19 alla casa di riposo di Montechiaro, una di quelle che sta contando un numero spropositato di decessi a causa del contagio.

La sua parente, che chiameremo con il nome di fantasia di Angela, aveva 80 anni ed era affetta da morbo di Parkinson ma le sue condizioni generali di salute erano buone e stabili da molti anni.

Era lì solo per un breve periodo

Viveva in casa con il marito e in quella casa di riposo ci è finita solo per “caso” e per un breve periodo. Il marito, infatti, che si è sempre occupato di lei, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico e per non dare disturbo ai parenti, la coppia ha scelto il ricovero della donna in casa di riposo per il solo tempo necessario alla convalescenza dell’uomo. Poi sarebbe tornata a casa.

Invece è andata nel peggiore dei modi.

«Vista l’ultima volta il 20 febbraio»

«Angela è stata ricoverata ai primi di febbraio e noi siamo riusciti a vederla l’ultima volta il 20 febbraio, prima dell’ordinanza che impediva ogni accesso alle strutture per anziani – ricorda S. – Poi non siamo mai più riusciti ad incontrarci e non abbiamo neppure più potuto portare i cambi di biancheria. Il personale molto gentilmente ce l’ha sempre passata al telefono (lei non possedeva un cellulare) ma di persona non l’abbiamo più vista».

La situazione è precitata l’altra domenica quando è stata portata via d’urgenza in ambulanza e ricoverata all’ospedale di Asti dove è arrivata già in forte sofferenza respiratoria ed è stata sedata. Nella notte fra mercoledì e giovedì è spirata.

«Mai saputo che fosse positiva al Covid 19»

«La famiglia non ha mai saputo, prima del ricovero in ospedale, che fosse positiva al Covid 19 – denuncia S. – In nemmeno quattro giorni la vita di Angela è passata da una salute buona alla morte. E tutto questo completamente da sola. Non riusciamo a capacitarci di quanto accaduto».

Ma è un’altra la denuncia che S. eleva forte.

«A casa l’avremmo protetta dal virus»

«Era una donna straordinaria e molto amata dalla sua famiglia. Se chi aveva le informazioni sull’andamento dell’epidemia e ha gestito le decisioni avesse informato le famiglie sui rischi di contagio che si correvano all’interno delle case di riposo, noi ce la saremmo riportata a casa e l’avremmo protetta dal Covid. A costo di metterci tutti in quarantena e di osservare le più strette norme di assistenza. Ma sono sicura che non avremmo consentito il contagio. Perché non è stato fatto? Perché nessuno ha informato le famiglie sui rischi che questi anziani correvano prima che entrasse il virus? Hanno invece preferito rinchiuderli e isolarli dai loro cari condannandoli ad una morte atroce in solitudine».

La morte di Angela ha lasciato grande dolore dietro di sé. A partire dal marito che, a causa del suo intervento, non l’ha più vista dai primi di febbraio e non ha più potuto darle un ultimo saluto.

«Disumano non poterla vedere nemmeno da morta»

«E’ semplicemente disumano che non venga concesso il commiato a bara aperta delle persone morte di Covid. Sono defunte, che pericolo rappresentano ancora? E se anche fossero ancora contagiose, basterebbe semplicemente prevedere misure di protezione e sicurezza per i parenti più stretti che hanno il diritto di poter salutare i loro morti prima del funerale».

Invece no. Angela si è ammalata da sola, è morta da sola e da sola è arrivata chiusa nella bara al cimitero del piccolo paese in cui viveva dove ad attenderla c’erano il marito devastato dal dolore accompagnato da un nipote e dal sacerdote per la preghiera e la benedizione della tomba.

«Non si può accettare che una persona “sparisca” così. Non si può» conclude dolorosamente S.

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