Il brindisi con il titolare russo della Gancia
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La Gancia di Canelli festeggia i 170 anni di vita

Vicino alla “Polveriera”, cunicolo con le volte in mattoni dove Carlo Gancia imbottigliò il primo spumante italiano, qualcuno su una lavagnetta ha tracciato, con il gesso, il numero 170

170 anni di vita per la Gancia di Canelli

Vicino alla “Polveriera”, cunicolo con le volte in mattoni dove Carlo Gancia imbottigliò il primo spumante italiano, qualcuno su una lavagnetta ha tracciato, con il gesso, il numero 170. Qui, nel cuore di una delle più antiche cattedrali sotterranee canellesi, il tempo pare essersi fermato. Se non fosse per le luci soffuse, il pavimento levigato e quel numero, 170, il fondatore potrebbe spuntare dietro una pupitre intento a seguire la maturazione delle “sue” bottiglie.

Il 2020 sarà l’anno del metodo classico

«170 sono gli anni di Casa Gancia. Ma, anche, l’omaggio che vogliamo fare all’azienda, un metodo classico fermentato per 170 mesi, messo in bottiglia nel 2005, che sarà il filo conduttore del compleanno». Alessandro Picchi, viareggino, laurea in giurisprudenza ma solido curriculum tra numeri e leggi, presidente di Gancia, non ha dubbi: il 2020 sarà l’anno del metodo classico «in nome di una storia che continua», anche tecnologica.

Un marchio che ha fatto la storia dell’enologia

Cavalcata entusiasmante per un marchio che ha fatto la storia dell’enologia italiana. Partendo dal prodotto icona del territorio, sostantivo che ricorrerà più volte nell’intervista-confessione del manager: il Moscato d’Asti Docg. «Puntiamo sì sull’Alta Langa, che è brut d’eccellenza, ma abbiamo ben solide le nostre radici in quello che è, ancora oggi, l’emblema di questo angolo meraviglioso del Piemonte: il Moscato di Canelli».

Leader negli Stati Uniti e in Russia

La sua non è piaggeria verso una città che lo ha accolto, lui responsabile dell’area legale del gruppo Roustam chiamato nello stabilimento di corso Libertà dal magnate russo per rialzare le sorti di un brand in crisi d’identità (e di bilanci). Lo dicono i numeri, che sciorina senza tentennamenti. «Negli Stati Uniti Gancia è leader nel mercato del Moscato d’Asti Docg, in Russia per l’Asti. In Finlandia, ad esempio, il nostro Asti è il terzo spumante italiano più venduto. Quale miglior modo per festeggiare un compleanno carico di suggestioni e di responsabilità?».

Primi anni lacrime e sangue

Responsabilità, sì, ma ricche di fascino. Da quando, ed era il 2011, alla vigilia di Natale Roustam Tariko, tra i primi produttori mondiali di spirits e numero uno nella vodka, acquistò il 70% di Gancia Spa. «Fu una trattativa breve, ma avevamo idee chiare: acquisire un marchio storico e riconoscibile tutto nostro sul quale investire». I primi anni furono lacrime e sangue. I bilanci continuavano ad essere in rosso, la “cura” non portava i frutti sperati, le vendite latitavano.

La svolta nel 2014

La svolta arriva nella primavera del 2014: Picchi è presidente da pochi mesi. Cambio di management, nuovo metodo di lavoro, visione aperta sul mondo, marketing mirato. Soprattutto, qualità. «Roustam Tariko ce lo ripete ogni giorno: qualità totale, dal tappo al prodotto. Nulla va lasciato al caso» ripete come un mantra l’avvocato-manager.

8 milioni di utile nel 2018

Anche qui lo aiutano i numeri. «Nel 2018 abbiamo chiuso con un utile netto di otto milioni di euro. E pensare che appena sei anni fa ne perdevamo 13, circa uno al mese». Come le bottiglie vendute: 28,7 milioni di pezzi (fonte 2018), 9,5 milioni in più rispetto al 2014. Il 2019 promette bene: un fatturato di 60 milioni di euro, realizzato al sessanta per cento all’estero, in crescita di un paio di punti, e un Editba organico che ha fatto un balzo del 70%. Allenamento alle sfide future, verrebbe da dire.

Il territorio è un valore aggiunto

Nuovo modello di business che si coniuga con la politica commerciale. Con radici ben piantate nelle colline del sud astigiano, come conferma Alberto Cortese, direttore export. «La nostra storia, le cantine, le colline patrimonio dell’Umanità, il territorio sono un valore aggiunto formidabile – spiega – Abbiamo chiuso con la “prima fascia” di prezzo rilanciando il brand in Italia. Un lavoro lungo, ma che sta pagando. In alcuni Paesi, soprattutto dell’oriente o nel Nord Europa, tradizione e paesaggio Unesco sono il quid aggiuntivo al prodotto». Marcia in più che spinge Asti e Moscato d’Asti, a dimostrazione che l’azienda non è prosecco-dipendenti, anche se rappresenta il 50% della produzione. «A differenza di altri competitor, questi due vini del territorio a marchio Gancia sono in crescita nelle vendite – dice Cortese – Si stanno imponendo in mercati importanti ma, anche, in altri emergenti dove i piccoli numeri, alla fine, fanno un grande volume».

I conferitori

Fondamento, i conferitori. «Senza di loro non andremo da nessuna parte» dice convinto il manager. Centosettant’anni e non sentirli, verrebbe da dire. «Questa è un’azienda meravigliosa, bella, che ti prende l’anima – si lascia andare Alessandro Picchi – Ogni giorno parlo con Roustam: il suo pensiero a Gancia è giornaliero. Che cosa faremo per festeggiare i 170 anni? Anzitutto una cuveè dedicata, come già ho detto, con un metodo classico di altissima gamma. Cambierà il vestito delle bollicine a fermentazione naturale, mentre sulle bottiglie di metodo charmant applicheremo un bollino che ricorderà la ricorrenza. E, poi, il 24 settembre, giorno della nascita ufficiale di Gancia spa, faremo una grande festa. E magari presenteremo anche il francobollo speciale che Poste Italiane dovrebbe realizzare per l’occasione. Insomma, non abbiamo di che annoiarci».

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