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La Saclà e il Covid: produzione mai ferma, nessun lavoratore contagiato e grandi donazioni all’ospedale di Asti

Intervista a Chiara Ercole, amministratore delegato della grande industria conserviera astigiana

Filiera cortissima

Il profumo intenso e delicato di basilico invade le narici. «Vede, stiamo preparando il pesto. Questa è la stagione nella quale il basilico arriva a maturazione. I nostri produttori lo raccolgono il mattino presto, lo consegnano poche ore dopo. Lo lavoriamo e entro la giornata il famoso sugo genovese è già in vasetto. Una filiera cortissima. Lo sa che siamo leader sul mercato inglese, dagli anni ’90, nella vendita di questo prodotto?».

Una storia lunga “quasi” 100 anni

A raccontare una storia lunga 97 anni, dalla Salpa ai giorni nostri, è Chiara Ercole, 35 anni, ad di Saclà, terza generazione alla guida di un’azienda famigliare con solide radici astigiane conosciuta nel mondo. Lo fa con gentilezza, il sorriso sulle labbra e la proverbiale ritrosia che caratterizzava i contadini d’un tempo. «I produttori sono la nostra forza. Molte materie prime provengono dai campi coltivati nell’astigiano. Crediamo molto nella terra e, soprattutto, nella nostra Terra. Qui siamo nati, qui lavoriamo e qui investiamo».

La casa dei nonni Secondo Ercole e Piera Campanella, che chiude lo stabilimento verso la ferrata, è il naturale epilogo di un percorso che ha fatto la storia dei preparati alimentari freschi. Oggi è magione di rappresentanza, dove storia, cultura, tradizione e innovazione si fondono in un mix accogliente che neanche il virus Covid-19 ha scalfito.

Cominciamo dal lato meno conosciuto di Saclà, il sociale e solidale. Tra qualche giorno verrete ufficialmente ringraziati dall’Ospedale Massaia di Asti per le donazioni fatte nel periodo dell’emergenza coronavirus.

Con mio padre abbiamo pensato che, in un momento così difficile, dovevamo metterci a disposizione della città. Così, in accordo con la direzione dell’ospedale, abbiamo donato due macchinari che hanno arricchito la dotazione del Massaia. Questo è un percorso di attenzione al sociale, come il sostegno alla mensa solidale e ad altri interventi fatti nel passato verso queste strutture.

Sempre con stile e garbo, senza clamori

Quando si fa qualcosa per gli altri non è il caso di sbandierarlo. Si fa, e basta. Poi, spesso è chi riceve che vuol dare evidenza all’evento.

Quanto è forte il legame che coinvolge la vostra famiglia alla città e più in generale all’astigiano?

Fortissimo. Asti fa parte della nostra storia. Ovviamente, per le nostre produzioni oltre che dall’astigiano dobbiamo rifornirci anche in altre zone d’Italia, ma gli investimenti importanti li abbiamo fatti qui. Come il nuovo polo logistico a Castello d’Annone. Avevamo atre proposte, ma mio padre ha deciso che qui siamo e qui restiamo. Oggi abbiamo uno spazio di 16 mila metri quadrati che funge da polo logistico, avviato durante l’emergenza Covid-19. Stiviamo la materia prima in arrivo e il prodotto finito per le spedizioni. Uno spazio per noi vitale.

L’esperienza del virus però non vi ha fermati né tolto entusiasmo.

Dai primi segnali abbiamo anticipato tutte le misure di sicurezza, sia per il personale sia in produzione, che poi sono state emanate dal governo. Abbiamo attivato anche lo smart working. Ovviamente, c’era timore per il contagio, ma sa una cosa? I nostri dipendenti hanno risposto compatti. Grazie a loro la produzione non si è mai fermata ed abbiamo potuto rifornire tutti i punti-vendita. E nessuno si è ammalato rispettando le regole. Tanto che abbiamo premiato tutti i nostri collaboratori riconoscendogli impegno e attaccamento in un momento difficile. Per noi è un orgoglio avere le persone che ti supportano e comprendono quando è necessario essere compatti.

L’emergenza, dunque, non ha creato scompensi all’azienda

No. La produzione è continuata, con qualche difficoltà siamo riusciti a rifornire la grande distribuzione in Italia e i nostri punti vendita all’estero. Non abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione. Anzi, sono aumentate le vendite dei nostri prodotti storici, olive, carciofini e condimenti. In Europa, ma anche in Usa e Australia abbiamo aumentato le vendite dei sughi pronti. La gente, non potendo venire in Italia a gustarli, non ha rinunciato a un bel piatto di pasta con i nostri sughi a migliaia di chilometri di distanza.

Saclà è sinonimo di italianità e qualità

In Italia siamo leader del settore. All’estero siamo conosciuti come un marchio che offre qualità, genuinità e tradizione tutta nostrana. Questa è la nostra forza: conquistarci la fiducia del consumatore ogni giorno fornendogli sempre ciò che lui desidera con alta qualità. Prima che un vasetto esca dallo stabilimento ha subito almeno sessanta controlli: sinonimo di garanzia, sicurezza, qualità.

Quali sono i mercati più importanti, oggi, per la vostra azienda

Il nostro fatturato è fatto al 50 per cento all’estero. In Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti operiamo con società del gruppo. Con loro studiamo l’andamento del mercato, pianifichiamo la politica commerciale, il marketing. Soprattutto, siamo flessibili. Molti nostri concorrenti, multinazionali, non lo sono. Se un mercato richiede una certa tipologia di prodotto o di formato noi siamo in grado di fornirlo. Questa è una strategia che magari fa lievitare un po’ il pezzo al consumatore ma che lui stesso comprende ed apprezza continuando ad acquistare la nostra marca.

Come vede il futuro post Covid-19? Ci saranno ripercussioni su fatturato e occupazione?

La nostra azienda impiega circa duecento dipendenti, oltre ad un vasto indotto. Il fatturato 2019 è stato di 140 milioni di euro. Oggi assistiamo ad un andamento ondivago del mercato alimentare che non ci appartiene. Certo, c’è incertezza, la volatilità è alta. All’estero dobbiamo ancora misurare come verrà percepito il prodotto italiano. Poi c’è la questione dei dazi e del tasso di cambio, variabili da non sottovalutare. Soprattutto, dovremo fare i conti con la capacità di spesa delle persone. E’ necessario garantire continuità operativa alle aziende e il reddito alla gente: solo così ne usciremo.

Un’azienda fortemente astigiana con una donna alla guida: oneri ed onori

Onore è quello di proseguire quando costruito dai miei nonni e portato avanti da mio padre. Oneri? Sono impegnata tutto il giorno, ho una squadra di manager affiatati che seguono i miei valori. Ciò che faccio è assicurare sempre la parità di genere in ogni ambito aziendale, valorizzando tutti. Ognuno di noi lascia un pezzo di se stessi nel proprio lavoro.

 

 

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