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Attualità

Linee guida per la riapertura: il solito compromesso all’italiana?

Le Regioni hanno emanato un vademecum per far ripartire le attività commerciali, ma alcune indicazioni sono a discrezione dei gestori e altre fanno sorridere

Lunedì si parte con linee guida, alcune che sollevano più di una perplessità

Qualcosa non torna. A dirlo non siamo noi, ma la logica che anche nel mondo del post Covid ha ancora un senso. Lunedì, anche in Piemonte, riaprirà la maggior parte delle attività commerciali seguendo le linee di indirizzo decise dalla Conferenza delle Regioni che, confrontandosi con il Governo, ha stabilito di rimodulare alcune delle indicazioni emerse nelle linee guida dell’Inail e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Per prima cosa il fatidico metro di distanza interpersonale per limitare i contagi: secondo molti esperti (virologi, epidemiologi, infettivologi) intervistati dai principali media nazionali 1 metro non sarebbe sufficiente a garantire la massima protezione dal virus. Addirittura tra 1 e 2 metri di distanza, in un ambiente chiuso, ci sarebbe ancora il rischio di essere infettati (nel caso un soggetto malato tossisca o starnutisca). Dopo i 2 metri il rischio è quasi irrilevante. All’aperto le distanze sono meno rigide, ma pur sempre necessarie. Le Regioni hanno sposato la linea del metro come distanziamento mimino tra le persone, tra i clienti dei negozi e soprattutto tra i tavoli di ristoranti e bar. E’ chiaro che la scelta è stata fatta per dare a ristoratori, baristi, pizzaioli, etc. una maggior capienza di tavoli, quindi di posti a sedere, così da limitare le perdite sugli incassi e tentare di andare avanti. Però è un compromesso che fa discutere se si considera, inoltre, la seconda linea guida che troviamo in vari settori: potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso (nei locali) in caso di temperatura superiore a 37.5°C.

Potrà, non dovrà, essere misurata la temperatura dei clienti

E’ probabilmente la linea guida più discutibile inserita in un protocollo già abbastanza limitato. Potrà essere rilevata, quindi non “dovrà essere rilevata”, la temperatura: morale della favola misurare la febbre ai clienti sarà una facoltà per non creare ulteriori problemi a carico di ristoratori, baristi, gestori di alberghi e di attività balneari, parrucchieri, estetisti, commercianti, etc. La questione non è di poco conto considerato che i ristoratori non sono pubblici ufficiali e di certo non impazziscono dalla voglia di diventarlo. Però, coloro che decideranno di rilevare la temperatura ai clienti, impedendo l’accesso a chi l’ha sopra i 37.5°C, potrebbero addirittura essere chiamati a risponderne in tribunale. Il timore è che succeda quanto già visto con gli etilometri, (c’è chi contesta agli agenti la taratura degli stessi), oppure con gli autovelox.

Un modo come un altro per trovare una scappatoia, ma spesso molto utile per perdere tempo, oppure per avere la multa annullata da un giudice di pace. In effetti la paura che porterà molti ristoratori a non rilevare la temperatura potrebbe essere quella di perdere il cliente (non è mai bello dire a chi ti vuole dare dei soldi, dopo mesi di lockdown, che non può entrare “sospettandolo” di essere un Covid positivo). Ma se il cliente non fosse d’accordo con il responso del termometro e decidesse di andare in ospedale per una verifica più professionale? Nel caso che la temperatura rilevata dai sanitari fosse meno di 37.5°C avrebbe addirittura titolo di denunciare il ristoratore con le conseguenze che tutti immaginiamo. Quindi chi si prenderà la briga di rilevare la temperatura? Pochi o nessuno.

L’elenco di chi prenota conservato per 14 giorni

Ristoratori, baristi, parrucchieri, estetisti, barbieri, palestre dovranno conservare per 14 giorni un elenco dei clienti/utenti che hanno prenotato il servizio così, in caso di focolaio, sarà più facile risalire a loro, effettuare i tamponi e, se necessario, metterli in quarantena fiduciaria. In questo caso si dà come linea guida quella di tenere un elenco “dei soggetti che hanno prenotato”, non di quelli che si sono seduti ai tavoli (nel caso di esercizi di somministrazione). Qui entra in gioco la legge sulla privacy e sulla tutela dei dati personali. Se dovesse succedere qualcosa si risalirebbe al soggetto che ha prenotato il tavolo confidando sul fatto che, a sua volta, chiami a raccolta tutti i presenti al pranzo comprese quelle persone che forse non vorrebbe fossero ricollegate a lui o che non dovrebbero essere state lì in quel momento (e non pensiamo solo a relazioni extraconiugali). E’ un dato di fatto che senza un registro di tutti i commensali, con i loro recapiti, starà alla coscienza dei singoli fornire le informazioni necessarie a risalire agli altri possibili contagiati. Ma a breve vedremo che la norma cambia se si passa dai ristoranti alle piscine.

Negli ascensori degli hotel si sta a 1 metro di distanza

Negli ascensori degli alberghi bisognerà stare a 1 metro di distanza (salvo che non si appartenga alla stessa famiglia o gruppo di viaggiatori). Da un lato si punta a garantire la distanza minima di sicurezza tra chi usa gli ascensori, ma dall’altro solleva una riflessione: quante volte si utilizza un ascensore in albergo? E quante volte sarà sanificato con la disinfezione della pulsantiera? Il documento indica di garantire “frequente” pulizia e disinfezione, ma è improbabile che venga effettuata ad ogni utilizzo dell’ascensore perché occorrerebbe un presidio h24 davanti allo stesso e su tutti i piani. Le Regioni non hanno voluto vietare l’uso degli ascensori per ovvie ragioni (pensiamo ai disabili o agli anziani), ma avrebbero dovuto specificare meglio quante volte e come sanificarli durante l’arco della giornata.

I guanti monouso per toccare i vestiti nei negozi di abbigliamento

Dando le linee guida per il commercio al dettaglio si evidenzia che nei negozi di abbigliamento “dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce”. Quindi, chi entra in un negozio di abbigliamento, non potrà toccare nulla se non usando i guanti presi sul posto e non quelli già indossati prima di entrare nel negozio. Nulla si dice, però, sulla prova dei vestiti che resta il vero rebus della situazione. Ogni vestito provato nei camerini, ma non acquistato, dovrà essere sanificato prima della prova successiva? Nulla si scrive a riguardo. Eppure mettersi un capo di abbigliamento, se si è infetti, ma asintomatici, può creare un potenziale rischio da non sottovalutare. Nelle scheda non si fa cenno al problema demandando ogni eventuale decisione (e onere) al commerciante. E in tutti gli altri negozi? Non ci sono obblighi specifici se non la distanza di garantire 1 metro tra i clienti, l’uso della mascherina e l’accessibilità a dispositivi per igienizzare le mani. Domanda: se invece di provarsi un abito, si provano un orologio, una collana, degli orecchini, un paio di occhiali? Sarà obbligatorio o facoltativo sanificare gli oggetti provati? Nella scheda non si dice nulla.

In piscina è vietato sputare, soffiarsi il naso e fare la pipì in acqua

Passando alle linee guida delle piscine, c’è differenza tra una pubblica, oppure finalizzata al gioco acquatico o ad uso collettivo inserita in agriturismi, camping, esercizio pubblico, rispetto alle piscine usate per curare la gente, in quelle di riabilitazione termale o alimentare ad acqua di mare per le quali le nuove regole non valgono. Anche nelle piscine prendere la temperatura corporea sarà facoltativo, ma dentro le piscine ci sarà il divieto di usare le tribune, di organizzare manifestazioni, eventi, feste e intrattenimenti. Prima domanda: perché in piscina non si possono, a ragione, organizzare eventi, feste e intrattenimenti mentre negli alberghi questo divieto non è esplicitato nelle linee guida? Ciò che non si potrà fare in piscina, sarà fattibile negli hotel che oltretutto sono luoghi chiusi? Chissà.

Di certo le Regioni chiedono ai gestori delle piscine di privilegiare gli accessi tramite le prenotazioni e di mantenere l’elenco delle presenze per 14 giorni. Presenze? Abbiamo visto che nei ristoranti si deve mantenere il registro di chi prenota, non di chi è presente; perché in piscina cambiano le linee guida? I gestori degli impianti dovranno ripassare molto bene la matematica e la geometria perché l’affollamento delle aree solarium e verdi dovrà rispettare un indice di “non meno di 7 mq di superficie di calpestio a persona” mentre “la densità di affollamento in vasca è calcolata con un indice di 7 mq di superficie di acqua a persona”.

Il gestore è tenuto a calcolare e gestire le entrate in tal senso, ma toccherà ai bagnini contare in continuazione quante persone entreranno e usciranno dalle vasche per mantenere sotto controllo il rispetto dell’indice di superficie d’acqua per utente. Discorso a parte meritano le prescrizioni igieniche che, anche se fa sorridere, sono ribadite nel documento approvato dalle Regioni: quando si entra in acqua non si deve fare la pipì, è vietato sputare, ma anche soffiarsi il naso. E’ obbligatorio l’uso della cuffia. Le piscine finalizzate al gioco acquatico sono trasformate in vasche per la balneazione, ma qualora il gestore sia in grado di garantire tutte le prescrizioni del caso e il distanziamento sociale, sono consentite le vasche torrente, toboga e scivoli morbidi.

Palestre: distanze variabili a seconda dell’attività

Il ritorno in palestra sarà per molti come entrarci per la prima volta: gli accessi dovranno essere regolamentati per evitare assembramenti e aggregazioni (dite addio ai corsi di gruppo) e anche qui il gestore dovrà mantenere un registro con le presenze per almeno 14 giorni (molto facile grazie agli ingressi con le tessere personali). Gli sportivi dovranno restare a 1 metro di distanza mentre non svolgono attività fisica, ma a 2 metri quando fanno attività, specie quella intensa.

Il problema delle palestre è dato dal sudore: impossibile evitare di sudare. Resta il fatto che dopo l’utilizzo di ogni singolo oggetto della palestra toccherà al responsabile della struttura assicurare la disinfezione della macchina o degli attrezzi usati. Quelli che non potranno essere disinfettati, non dovranno essere usati. Chi si occuperà di disinfettare gli attrezzi? I tutor? Non gli utenti che sono direttamente esclusi da queste incombenze. Comunque sia nelle palestre non si dovranno condividere borracce, bicchieri, bottiglie e scambiarsi asciugamani, accappatoi o altro (anche qui è meglio rimarcare il minimo dell’igiene personale), ma nel documento non si cita l’uso della mascherina, né per gli utenti, né per il personale, che pare non essere obbligatoria in nessun caso.

La differenza la farà la coscienza del singolo e il rispetto delle regole

Inutile girarci tanto intorno: le linee guida, pur con le tante incongruenze e limiti, serviranno a poco se ogni persona non metterà attenzione, senso civico e non rispetterà le regole. Non per paura di prendersi una denuncia o pagare una sanzione, ma perché da questa brutta esperienza si uscirà se tutti remeranno nella stessa direzione portando rispetto per gli altri e non vanificando gli oltre 2 mesi di lockdown che hanno messo in ginocchio l’economia della nazione. Se non si vuole gettare questi sacrifici alle ortiche è necessario attenersi alle indicazioni e magari fare ancora qualche sacrificio evitando di mettersi nelle condizioni di rischiare un contagio. Non ci sono molte alternative perché l’andamento della Fase 2 dipenderà molto dalla curva dei contagi e ricadere in un nuovo lockdown, per altre settimane, o mesi, è più facile di quanto non sembri.

Il commento del presidente Alberto Cirio

“Abbiamo ottenuto un grande risultato – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore Vittoria Poggio – perché era importante aprire e farlo in sicurezza, ma rendendo anche sostenibile la ripartenza con regole attuabili e che non uccidessero le nostre attività. Ci abbiamo lavorato con le altre Regioni in tutti questi giorni ed oggi abbiamo linee guida con cui possiamo guardare positivamente al futuro perché il Piemonte vuole aprire tutto, ma vuole aprire per sempre”.

LINEE DI INDIRIZZO PER LA RIAPERTURA DELLE ATTIVITA’ ECONOMICHE E PRODUTTIVE – CONFERENZA STATO REGIONI

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