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Nord Astigiano e profughi: la nuova tratta che sfrutta le donne “invisibili” per pulire case, uffici e fabbriche

Cambiano i flussi dei richiedenti asilo. Iniziano gli arrivi dal Sud America

L'”osservatorio” della cooperativa BMA

Fin dal primo giorno li ha accolti, sfamati, istruiti, difesi, sostenuti, salutati fra le lacrime quando se ne andavano via. E’ Elisabetta Serra, architetto, presidente della cooperativa Bma (Basso Monferrato Astigiano) che ha seguito tutta l’evoluzione di quella grande avventura che è stata l’accoglienza di profughi. (Foto di repertorio)
Li conosce uno per uno e di ognuno conosce carattere, vizi e virtù. Riserva a tutti lo stesso impegno per regalare una chance di vita e niente è più commovente dei suoi post su Facebook dove annota, come in un registro social, l’ottenimento di ogni permesso umanitario delle persone seguite dalla sua cooperativa.

Gli arrivi dal Sud America

Proprio in virtù del suo osservatorio privilegiato ha potuto osservare come è cambiato il flusso in arrivo dei richiedenti asilo ed è in grado di tracciare un profilo dei nuovi “ultimi” del mondo. «Stiamo iniziando ad accogliere persone provenienti dal Sud America come Uruguay, Hondura, Messico – spiega l’architetto Serra – si tratta prevalentemente di uomini e donne vittime di “tratta lavorativa”. Sono persone che arrivano in Italia regolarmente in aereo con visti turistici ma una volta qui “spariscono”.

Invisibili che puliscono le case e fanno i lavori più umili

Organizzazioni criminali internazionali li reclutano per i lavori più faticosi ed umili: le donne finiscono a fare le badanti, le colf, le donne delle pulizie negli uffici e nei grandi stabilimenti sotto l’ala di cooperative che non le regolarizzano; gli uomini vengono impiegati soprattutto come bassa manovalanza in edilizia, in agricoltura oppure nello spaccio di droga». Scaduti i visti turistici, rimangono in Italia come “invisibili” e come tali non godono di alcun diritto. Vengono sfruttati; se provano a ribellarsi vengono picchiati selvaggiamente e su di loro piovono minacce di fare altrettanto a figli e genitori rimasti in patria.

Partorisce un figlio mai registrato

Una delle donne di cui si è occupata la cooperativa Bma ha una situazione impensabile per noi: lei è clandestina e ha partorito un figlio in Italia che non è mai stato registrato e, ufficialmente, non esiste. Una realtà sommersa che comincia a venir fuori grazie al coraggio di uomini e donne che, dopo anni di questi trattamenti di sfruttamento, decidono di denunciare i loro “caporali” ed entrano così in un circuito di protezione dalla tratta.

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