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Attualità
Presa di posizione

NurSind: “Continuare a lavorare in Pronto Soccorso, a queste condizioni, è una missione suicida”

Il sostegno dei colleghi all’infermiere dell’ospedale San Luigi condannato per omicidio colposo

La presa di posizione del NurSind Piemonte dopo gli ultimi accadimenti che hanno riguardato un infermiere dell’Ospedale San Luigi di Torino. A seguire il comunicato stampa:

Colpisce non poco il mondo infermieristico e in particolare quello impegnato nei Dea e nell’emergenza/urgenza, la sentenza di condanna a otto mesi di reclusione per omicidio colposo inflitta al collega del Pronto Soccorso del San Luigi. “Non vogliamo entrare  nel merito del lavoro della Magistratura che farà il suo corso nei diversi gradi di giudizio – dichiara Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind Piemonte – e neanche mancare di rispetto a chi ci ha rimesso la vita, ma vogliamo testimoniare come ogni giorno ogni infermiere che si trova nelle stesse condizioni corra questo rischio per un Sistema che non garantisce, da tempo, condizioni  accettabili in grado di poter operare in sicurezza”.

“La Medicina d’Urgenza ed il Pronto Soccorso, negli anni, hanno subito un cambiamento epocale, soprattutto in termini di richiesta di accesso alle cure; con rapida gradualità il Pronto Soccorso ha sostituito, in tutto e per tutto, la medicina territoriale detta anche “medicina di famiglia”.

Sempre più persone si rivolgono ai Dipartimenti Emergenza e Accettazione (Dea) poiché non trovano risposta dal proprio medico di medicina generale e nelle strutture ambulatoriali disponibili sul territorio.

Nonostante il considerevole cambiamento, gli Organi dello Stato, le Regioni e le stesse Direzioni Generali Ospedaliere non hanno riorganizzato confacentemente i Dea con l’adeguamento delle nuove richieste della comunità (ad esempio con l’implementazione del personale per turno, la creazione di percorsi alternativi, ecc).

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pazienti esasperati dalle lunghe attese, personale insufficiente che lavora con ritmi tipici delle catene di montaggio e che cerca – con acrobazie e voli pindarici – di “rattoppare” una nave che imbarca acqua da ogni parte, giorno dopo giorno.

Ed ecco come ci si ritrova a dover svolgere la funzione di Triage (per altro, competenza propria infermieristica non indennizzata) registrando, valutando e rivalutando, in media, 85 persone ogni turno di lavoro, oppure ci si trova a gestire l’irrisolvibile problema del “boarding” (ovvero l’accumulo dei pazienti nei Pronto Soccorso per mancanza di posti letto nei reparti di degenza, con rapporto infermiere/paziente che sfida ogni Legge, oltre che il buon senso: 1 infermiere ogni 20 assistiti).

Muri invalicabili, quelli che si innalzano tra le direttive ministeriali e le misure messe in pratica dalle strutture ospedaliere per risolvere questi problemi.

Il tempo passa e la voce degli infermieri e del personale sanitario tutto, un grido d’aiuto, rimane sempre più soffocato da denunce, sentenze, aggressioni – verbali e fisiche – e turni massacranti.

“Paghiamo ogni giorno sulla nostra pelle la mancanza di tutele che ci spetterebbero di diritto. Noi non ci stiamo più! Non vogliamo passare per carnefici ed assassini – afferma Luca Zanotti, infermiere del Pronto Soccorso del San Luigi di Torino e  rappresentante del NurSind – quando siamo vittime noi stessi di un Sistema che non tutela più i professionisti che con passione, dedizione, responsabilità, studio ed aggiornamento continuo cercano di tutelare, con vincoli e ritmi frenetici, la salute delle persone assistite. Continuare a lavorare in Pronto Soccorso, a queste condizioni, è una missione suicida e per tale motivo valuteremo l’opportunità di richiedere, in massa, il trasferimento in altro servizio. Noi siamo le vittime, non i colpevoli”.

Il sostegno dei colleghi astigiani all’infermiere torinese

Molti infermieri di Asti e, nello specifico, i colleghi che lavorano al Pronto Soccorso del Cardinal Massaia, sono vicini al collega Emanuele che è stato condannato per omicidio colposo. Anche nell’Astigiano il Pronto Soccorso è soggetto in molti periodi dell’anno a sovraffollamento ed è ormai è divenuta una consuetudine vederlo sovraffollato. Ma la questione è abbastanza semplice. A vederla in termini numerici – afferma Gabriele Montana, segretario del NurSind di Asti – nella provincia di Alessandria vi è un bacino di circa 400mila abitanti e sono sei i punti di primo intervento (Pronto Soccorsi e Ppi), mentre nell’Astigiano ci sono 230mila abitanti ed un solo Pronto Soccorso, oltre al Ppi di Nizza Monferrato aperto solo nelle 12 ore diurne.

E’ quindi facilmente intuibile che il Pronto Soccorso astigiano sia soggetto a sovraffollamento. Altre cause sono l’invecchiamento della popolazione e la mancanza di risposte, in termine di assistenza, che l’utenza dovrebbe avere sul territorio, che sicuramente va completato dal punto di vista assistenziale e per certi versi anche costruito dalle basi. Tutti questi fattori quindi – conclude Montana di NurSind – non possono che portare al sovraffollamento del PS e ciò va ad incidere sui colleghi infermieri che quotidianamente sono soggetti ad alti carichi di lavoro ed a stress continui. Proprio per questo intuiamo le problematiche e le criticità che ogni professionista vive quotidianamente nel nostro Paese, e non possiamo che ribadire la nostra vicinanza e solidarietà al collega del San Luigi di Torino condannato”.

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