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Odissea Asti-Mare: il limite di velocità scende a 50 km/ora. E montano le proteste

Stretta sulla velocità per chi percorre la tratta Asti-Canelli e Nizza. Si levano le proteste degli automobilisti. Il tratto di strada è passato sotto la gestione Anas.

Odissea. Questo il sostantivo più usato, e tra i più gentili, dagli automobilisti che ogni giorno percorrono la “Asti Mare”. Poco più di 20 chilometri di nastro d’asfalto che collegano il sud Astigiano al capoluogo. Partendo dalla rotonda dell’Opessina per diramarsi verso Canelli e Nizza è stata l’opera realizzata a metà degli Anni ’60 che ha eliminato il sali-scendi lungo le colline velocizzando il tragitto verso Asti. Burocraticamente è conosciuta come “456 del Turchino” in quanto taglia l’alessandrino irrompendo sulla costa ligure.

Tutto bene, sino a qualche giorno fa. Da quando, in alcuni tratti, sui cartelli che segnalavano il limite di velocità a 70 chilometri orari è comparso un amletico 50 all’ora. Il più compromesso, se così si può dire, è il rettilineo tagliato dalla galleria San Bernardino, o “di Agliano”. Per chiarire, chi arriva da Asti troverà il nuovo vincolo poco dopo l’autovelox sistemato all’altezza del deposito provinciale di Montegrosso sino all’Opessina. Ma, anche, uscendo dalla galleria di Isola d’Asti sino al concentrico di Montegrosso. Ovviamente, in entrambe i sensi. Alcuni tratti hanno conservato il precedente limite di velocità, ma per brevi percorsi. Tanto che i bene informati dicono che gli autovelox, non ancora aggiornati con le nuove norme, siano stati precauzionalmente disattivati.

In tanti hanno chiamato in causa la Provincia rea, a loro dire, di non avere il denaro per riparare il manto stradale flagellato da buche sempre più grandi. Paolo Lanfranco, presidente dell’ente di piazza Alfieri, ribatte: “Tutte fandonie. Dallo scorso maggio 120 chilometri di strade provinciali sono passate all’Anas: la 10, la 457 nel nord Astigiano e, appunto, la 456 Asti-Mare. La competenza della manutenzione, così come dei limiti di velocità, è loro. Quello messo in atto potrebbe essere un provvedimento cautelativo dopo le verifiche fatte dai tecnici”. Lanfranco ricorda come “le Province dispongano di un quinto delle risorse che ha Anas per la gestione delle strade. Se avessimo potuto investire lo avremmo fatto. Conosciamo i problemi e li affrontiamo, ma dobbiamo averne le possibilità finanziarie”.

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