Padri separati: "Genitori di serie b e bancomat viventi"
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Padri separati: "Genitori di serie b e bancomat viventi"

Anche ad Asti c’è l’associazione che aiuta i padri a gestire una vita tra giudici, avvocati e diritti negati. «Troppo spesso il ruolo dell’ex marito viene relegato al solo lato economico per pagare il mantenimento di figli ed ex mogli»

Una quindicina di associati, oltre 100 casi seguiti nell’ultimo anno e la forte motivazione di cambiare il sistema dell’affidamento dei minori dopo la separazione dei coniugi. Loro sono i papà separati di Asti che hanno fondato, nel 2011, un’associazione provinciale volta a dare supporto legale, psicologico e molti consigli ai padri che si trovano ad affrontare questo problema. Al motto di “si può essere ex mariti ma mai ex padri” l’associazione (che ha accolto tra le sue fila anche due mamme) si batte da tempo affinché venga applicata a dovere la legge 54/2006 che disciplina l’affido condiviso dei figli in caso di divorzi e separazioni. Franco Careglio e Carlo Alberto Campa sono rispettivamente il presidente e il segretario dell’associazione astigiana.

Entrambi passati attraverso una separazione hanno imparato che quando una coppia si divide nulla può essere dato per scontato e, sebbene ci sia una legge che preveda la bigenitorialità con pari diritti per entrambi i genitori, non sempre questa viene applicata con rigore, lasciando ad uno dei due spazi insufficienti per crescere e passare del tempo con i figli. Normalmente, nel nostro Paese, ai padri viene “data” la possibilità di vedere i figli un paio d’ore la settimana più un week end ogni 15 giorni ma l’associazione “Papà separati” ha conosciuto anche situazioni più incredibili. «Una volta è venuto un papà che non aveva in mano neanche il certificato della separazione e che vedeva la propria bimba 2 volte l’anno per 15 giorni – spiega Campa – Poi ci sono quelli che non vedono i figli da anni, quelli che sono continuamente tempestati dalle telefonate delle ex mogli durante le rare occasioni in cui riescono a stare con i propri bambini e quelli che passano il resto della vita ad essere soltanto un “bancomat” per mantenere le ex mogli anche quando queste si sono rifatte una vita con un nuovo compagno».

Tutte situazioni che creano stress alle quali, quasi sempre, si accompagna la non facile gestione della separazioni davanti ai giudici. «Noi non possiamo parlare direttamente con il giudice ma solo tramite il nostro avvocato – spiegano Campa e Careglio – Se dovessimo chiedere una modifica delle condizioni della separazione dovremmo tirare fuori 1500 euro tra spese di istruttoria e spese legali senza considerare tutto quello che ruota intorno a queste situazioni, a cominciare dalle CTU – perizie e consulenze del tribunale – o le CTP di parte. E’ un sistema che invita alla conflittualità e che ti consuma dall’interno». Ci sono due progetti che l’associazione vuole condurre in porto e riguardano due aspetti importanti della bigenitorialità. «Ci piacerebbe realizzare, magari in una cascina dell’Astigiano, una casa per accogliere temporaneamente i padri che vivono momenti di difficoltà subito dopo la separazione – spiegano – ma anche per creare un posto accogliente dove vedere i figli in un ambiente sicuro, confortevole, insomma un luogo che non sia l’auto o qualche locale pubblico». Altro progetto riguarda l’aiuto che vorrebbero dare ai carcerati che non riescono a vedere i propri figli durante la detenzione.

«Ci piacerebbe fare qualcosa per loro, soprattutto quelli che hanno figli lontani, magari pagando il biglietto del viaggio in treno al minore e dando accoglienza di un paio di giorni all’eventuale accompagnatore, sempre che il reato commesso non sia grave». Campa e Careglio sostengono che se fosse applicata a dovere la legge 54/2006 ci sarebbero molte meno liti e «il business che si è creato intorno alle separazioni sarebbe decisamente inferiore. Tutto ruota intorno al denaro – spiegano – se un padre, che già paga cifre molto alte rispetto a quanto guadagna, salta una sola mensilità rischia di essere denunciato perché si parte comunque dall’idea che sia “colpevole”». Recentemente il Movimento 5 Stelle ha raccolto l’S.O.S lanciato dai padri separati per la difesa dei loro diritti. Per questo è stata anche aperta una raccolta firme per sostenere i vari aspetti della bigenitorialità. Qualche giorno fa i padri separati di Asti hanno accolto Antonio Borromeo, 47 anni, l’ex educatore di Vasto che sta correndo verso Bruxelles per chiedere all’Unione Europea di vigilare affinché i diritti dei genitori separati italiani siano uguali, una marcia di protesta fatta a nome di tutti i padri ancora divisi dai loro bambini. Per informazioni e per contattare l’associazione è possibile visitare il sito www.papaseparatiasti.it, mandare una mail a info@papaseparatiasti.it o telefonare al servizio S.O.S. Papà al numero 388/9544400.

Riccardo Santagati
Twitter: @riccardosantaga

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