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Primo giorno di lockdown: gente e auto per le strade, come sempre. I commenti

Il primo giorno di lockdown, ad Asti, poco assomiglia alla chiusura di marzo e aprile scorsi. Gente in giro ce n’è, a piedi o in macchina, pochi i rappresentanti delle forze dell’ordine, nessuno, almeno in centro, che chieda autocertificazioni

Gente e auto per le strade come sempre

Il primo giorno di lockdown, ad Asti, poco assomiglia alla chiusura di marzo e aprile scorsi. Gente in giro ce n’è, a piedi o in macchina, pochi i rappresentanti delle forze dell’ordine, nessuno, almeno in centro, che chieda autocertificazioni. Un lockdown preventivato che semina malumore e scontento. In giro per le strade non si percepisce più quell’atmosfera di complicità e speranza della prima volta ma piuttosto rabbia e desolazione oltre a tanta confusione.

Bar aperti per il servizio di asporto

La maggior parte dei bar, pur con l’ingresso vietato ai clienti, sono aperti per il servizio di consegna o asporto “anche se il lavoro, rispetto ai giorni scorsi, – dicono quasi tutti – oggi è nettamente diminuito”. Le persone in giro sono frettolose, si avvicina l’ora del pranzo e davanti ad alcune gastronomie inizia a formarsi un po’ di coda ma nessuno ha voglia di parlare, ognuno immerso nei propri pensieri o nei propri conti perché quello che adesso spaventa di più è la crisi economica, è l’assenza di sostegni, almeno per oras. “Io ho un negozio di abbigliamento da donna – si sbilancia Mariangela – e non so se riuscirò a riaprire, ho i fornitori da pagare, le bollette che arrivano, per fortuna non ho dipendenti…”.

Gli esercizi aperti

Anche i negozi di intimo o per bambini, categorie che come le librerie, le cartolerie, i tabacchi ecc. possono rimanere aperte, lamentano il grande caos creato da questo decreto “chi ci ha visto con le serrande su ha chiesto come mai – dice una dipendente di un negozio di intimo – e comunque gli ingressi sono stati pochissimi e meno ancora le vendite”. “Forse – azzarda qualcuno – sarebbe stato meglio fare chiudere tutte le attività per quindici giorni o che ci avessero permesso di ridurre l’orario di lavoro”. “E’ ridicolo – rincara qualcun altro – tenere aperti generi che non sono di prima necessità e, nello stesso tempo, vietare alle persone di uscire di casa senza autocertificazione”. “Non è entrato nessuno in tutta la mattina – lamenta la titolare di un negozio per bambini – ma tengo duro sperando che la situazione migliori”.

Pareri rabbiosi e rassegnati

Pareri concordi, rabbiosi, rassegnati “a Roma non sanno nemmeno di cosa stanno parlando” aggiunge un distinto signore mentre le macchine continuano a scorrere e più che primo giorno di lockdown in una zona rossa d’Italia, sembra una normale giornata di una qualunque settimana. Coda anche davanti alla Posta Centrale e, adesso che si avvicina l’ora dell’uscita delle scuole, un bell’assembramento davanti all’edificio scolastico, ma tutti con la mascherina e se la distanza tra le persone non è più il famoso metro che si rispettava in primavera, va bene lo stesso, tanto alla fine par di capire che a tutti, questi decreti, sembrano avere poca efficacia.

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