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Santa Caterina, trionfi nel segno di Atzeni e Mari

In entrambi i casi rettore era Nicoletta Sozio, attuale guida dei rossocelesti

E’ piuttosto travagliata, almeno nel periodo immediatamente successivo alla ripresa della manifestazione, la storia di Santa Caterina. Negli anni dal 1967 al 1970 il quartiere cittadino dominato dalla meravigliosa Torre Rossa partecipò alla corsa in abbinata con la Torretta, non riuscendo a guadagnare la finale nell’edizione d’esordio (Rettore Giovanni Sabbione) e neppure l’anno successivo, quando il Comitato aveva quale guida Giuseppe Nosenzo.

Torretta Santa Caterina superò per la prima volta la batteria nel 1969, con fantino Lazzaro Beligni, detto Giove, sul purosangue Salicone. Finale amara, chiusa all’ultimo posto (“acciuga”). Nosenzo scelse per il Palio del 1970 quale fantino Sergio Ruiu, detto il Professore, affidandogli il fortissimo Pelè (vero nome Amedeo). Accoppiata che conquistò il Drappo dipinto da Gea Baussano prevalendo su San Lazzaro (Grego su Pompea) e sulla Torretta Nostra Signora di Lourdes (Giuseppe Bertolino su Brilliperi), Borgo quest’ultimo guidato da Giovanna Sabbione Valle che assunse i colori biancorossoblu e debuttò nella circostanza dopo essersi staccato proprio dalla Torretta Santa Caterina. Seguì un lungo lasso di tempo, sei anni, dal 1971 al 1976, durante il quale Santa Caterina rinunciò a presentarsi in pista, cancellando nel contempo l’abbinata con la Torretta.

La svolta epocale avvenne nel 1977, quando nacque, ribattezzato Rione Santa Caterina, il Comitato Palio che non ha più cambiato denominazione fino ai giorni nostri. Furono scelti quali colori il rosso ed il celeste e la conduzione (primo Rettore) venne affidata a Gianni Monticone. Mai rientro nella manifestazione fu così complicato. Quale fantino venne ingaggiato Mario Cottone, detto Truciolo, sul cavallo Regis.

Proprietario del purosangue rossoceleste era Ettore Simonazzi, che, oltre all’esemplare di Santa Caterina, forniva i cavalli anche a San Secondo e alla Torretta. Un ritardo nel raggiungere in tempo limite la zona box prima della corsa impedì alle accoppiate del “Santo” e a quella biancorossoblu di presentarsi al canapo della prima batteria. La giuria li estromise dal Palio. Santa Caterina, impegnata nella seconda batteria, corse invece regolarmente e si qualificò per la finale piazzandosi seconda. Ma Simonazzi, furente con i giudici per il trattamento ricevuto, per protesta ritirò pure il cavallo della “Santa” che non poté così correre la finale pur avendone acquisito il diritto.

Fu pertanto un rientro nel Palio quanto mai problematico quello di Santa Caterina, che l’anno successivo, con Rettore Aldo Borello guadagnò nuovamente l’accesso in finale con Franco Pavese su Verzelino, conquistando la coccarda (quinto posto). Borello, storica guida nonchè figura indimenticabile del Rione, resse le sorti del Comitato fino al 1982 con un bilancio decisamente lusinghiero. Il quinto posto del 1978 fu bissato l’anno seguente, con fantino Angelo Garbarino sul fortissimo purosangue Tiranno (vero nome Torre Hidalgo). Garbarino in finale, già all’epoca, anziché andare a caccia del Drappo badò più che altro a controllare la Torretta (Maurizio Mattei su Loth), costringendola alla conquista dell’acciuga (sesto posto). Nel 1980, anno in cui la finale venne allargata da sei ad otto accoppiate, Garbarino riconquistò la finale non andando però oltre l’ottenimento del settimo posto.

Dopo aver portato il suo Rione in finale per quattro anni consecutivi, Aldo Borello fallì l’obiettivo nel 1981 (Domenico Ginosa su Nicchio) e 1982 (Angelo Garbarino su Torpedo). A Borello succedette Andrea Vignale, che guidò i rossocelesti per due anni. Finale raggiunta nel 1983 con fantino il vercellese Fabio Molinaro (a consigliarlo alla “Santa” fu Rinaldo Spiga) su Scipione. Molinaro si dimostrò un’eccellente monta e dopo aver superato la batteria “chiedendo molto” al suo cavallo disputò una finale spettacolare, conducendo per i primi due giri. Il suo purosangue però, affaticato per lo sforzo compiuto in precedenza, crollò nell’ultimo giro terminando al quinto posto.

Ennesima coccarda per la “Santa”, che non centrò la finale l’anno successivo (Antonio Gagliardi su Moreno). Fu Renzo Franzoso (1985) a raccogliere il testimone lasciatogli da Vignale. Fabio Molinaro, reingaggiato, non ripetè però la bella prestazione del 1983 e fu eliminato in batteria. E non andò meglio nel Palio dell’anno seguente (1986) a Luigi Amerio, che puntò su Domenico Ginosa e Rudin. Amerio guidò il Rione rossoceleste fino al 1989, conquistando un sesto posto (1987, Silvano Vigni, detto Bastiano, su Cuntrari) dopo aver dominato la batteria. Poca fortuna nel 1988, con la monta di Domenico Pavone su Edilbrando. Amerio chiuse il suo mandato (1989) con un’altra eliminazione in batteria nonostante l’ingaggio del Re Aceto su Grinta.

Durò dal 1990 al 1992 il rettorato di Mario Cisero. Furono anni quanto mai problematici per Santa Caterina, che non raggiunse mai la finale e non potè giocarsi le proprie chances nell’andare a caccia del trionfo. I fantini ingaggiati furono nell’ordine Marco Molinaro, due volte (‘90 e ‘91) e Silvano Vigni (‘92). Toccò poi a Piero Corrado prendere le redini del Rione rossoceleste. Primo fantino ingaggiato fu Stefano Lobina su Over The Sun: l’avventura del binomio della “Santa” finì però al primo Cavallone causa una rovinosa caduta. Piero Corrado non desistette e riprovò l’anno seguente con l’identica accoppiata. Nel Palio vinto dallo scosso di Moncalvo, Lobina disputò un’ottima finale piazzandosi terzo, miglior piazzamento fino a quel momento ottenuto da Santa Caterina a partire dal 1977.

Fu ancora Lobina ad indossare il giubbetto rossoceleste nel 1995, riuscendo nuovamente a qualificarsi per la finale. Lo scarso feeling tra il fantino e la curva del Cavallone tornò a manifestarsi: altra caduta e corsa non portata a termine. Il mandato di Piero Corrado, colonna portante ancor oggi del Comitato, si chiuse nel 1996 con un’eliminazione in batteria. Sergio Malvicino, chiamato a sostituirlo, ingaggiò Giuseppe Ortu affidandogli Olquaiura. Dopo una batteria ben interpretata, in finale la dea bendata non aiutò granchè i rossocelesti. Ortu cadde alla curva dei Giardini mentre lottava per le posizioni di testa. La sua cavalla scossa terminò quarta, alle spalle di Castell’Alfero, San Paolo e San Secondo nell’ordine.

Il 1998 segno l’inizio del primo mandato nelle vesti di Rettore di Nicoletta Sozio, figura fondamentale nella storia del Rione di cui ancor oggi è guida e punto di riferimento. Ma per lei, nonostante una serie di prestazioni tutt’altro disprezzabili, la finale restò una chimera dal 1998 al 2001. Le due successive edizioni della corsa fecero però registrare il riscatto, in grande stile, di Santa Caterina. Nel 2002 Andrea Mari, detto Brio, con una prova intelligente e approfittando delle cadute di Bruschelli (Moncalvo) e Coghe (San Paolo) si trovo in scia dei primi, riuscendo nell’ultimo giro a “saltare” Bandini (Cattedrale) finendo con arrendersi unicamente all’accoppiata di Tanaro (Ballesteros su Sopran Cristinelli).

La prima vittoria: Nicoletta Sozio ed il suo Rione puntarono nel 2003 sul giovanissimo (18 anni) ma già assai promettente Giovanni Atzeni, detto Tittia. Il Palio vide andare in scena in finale l’aspra lotta a suon di nerbate tra Tanaro (Ballesteros) e San Secondo (Pusceddu). I giudici di gara rilevarono una trattenuta del fantino di Tanaro ai danni della monta di San Secondo. Risultato: il Borgo del fiume, primo sul palo d’arrivo, venne squalificato e il Drappo di Guglielminetti andò a Santa Caterina, seconda al traguardo con Tittìa su Ergo Song. L’entusiasmo sfrenato dei sostenitori della “Santa”, increduli dell’accaduto, potè esplodere. Tittìa nel 2004, ultimo anno di rettorato di Nicoletta Sozio, chiuse la finale all’ottavo posto.

Il bastone del comando in casa rossoceleste passò nelle mani di Claudio Grea, che però dal 2005 al 2007, non riuscì mai ad accedere alla finale. Il triennio 2008-2010 fu contrassegnato dal rettorato di Alex Ferello. Nulla di fatto nelle sue prime due esperienze, ma eccellente partecipazione nel 2010 con l’accoppiata Valter Pusceddu-Angeli, in finale da protagonista e unicamente battuta da Tanaro (Fais su Chamtuck). Nel 2011 tornò alla guida del Rione rossoceleste Nicoletta Sozio, che scelse quale fantino Donato Calvaccio, giovane cresciuto in seno al Comitato. Arrivò per Santa Caterina la coccarda (quinto posto). Finale sfumata nei due Palii a seguire, ma ancora una volta il carattere della Sozio riemerse di prepotenza.

Anno 2014, il bis con Brio: il fantino ingaggiato (graditissimo ritorno) fu Andrea Mari, che si affidò alla “svelta” Reiholly. Raggiunta la finale e correndo a fari spenti in considerazione del fatto di non godere dei favori del pronostico, l’accoppiata rossoceleste prese il comando fin dalla caduta del canapo e non lo mollò più, precedendo rivali del calibro di San Paolo (Pusceddu), Nizza (Atzeni) e Santa MariaNuova (Coghe). Trionfo di Santa Caterina e secondo meritato successo personale per Nicoletta Sozio, unica donna Rettore nella storia del nostro Palio ad avere vinto due Drappi. Dal 2015 al 2018, sempre con la Sozio alla guida del Comitato, il Rione rossoceleste non è più riuscito ad entrare in finale, mentre nel 2019, ultimo Palio disputato, vittoria sfiorata con il fantino Valter Pusceddu, detto Bighino, sul mezzosangue Ultimo Baio.

Nelle foto: la vittoria di Andrea Mari nel 2014; un giovanissimo Giovanni Atzeni (Tittia), primo nel 2003, e Nicoletta Sozio, Rettore due volte vittorioso.