Scarico dei reflui, manca l'accordo
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Scarico dei reflui, manca l'accordo

Rinviata, almeno per il momento, l'approvazione del regolamento unico riguardante lo scarico dei reflui per tutti i comuni dell'asta del Belbo, che alcuni sindaci si aspettavano dalla riunione

Rinviata, almeno per il momento, l'approvazione del regolamento unico riguardante lo scarico dei reflui per tutti i comuni dell'asta del Belbo, che alcuni sindaci si aspettavano dalla riunione della cabina di regia del "Contratto di fiume" di giovedì scorso.

«Ci è stata presentata una nuova bozza, con alcune modifiche, pochi minuti prima dell'inizio dell'incontro ? racconta l'assessore all'ambiente di Canelli Paolo Gandolfo. ? Ci siamo presi il tempo per la valutazione, ma rimane fermo il nostro desiderio che un accordo venga trovato al più presto». A mettere una certa "fretta" alla discussione sono i criteri sulla qualità delle acque che l'Unione Europea pretenderebbe entro il 2015, sebbene ci sia la possibilità di una proroga; principale oggetto del contendere, i parametri di depurazione delle acque diversi, da un lato per le province di Asti e Alessandria, relative Autorità d'Ambito (Ato) e comuni, dall'altro per la provincia di Cuneo e la sua Ato. «Per gli scarichi, le aziende vitivinicole di Nizza e Canelli devono rispettare un livello minore di BOD (ndr: unità di misura della quantità di materia organica biodegradabile nell'acqua, praticamente il suo inquinamento) rispetto a quelle di Santo Stefano Belbo ? chiarisce il sindaco di Nizza Flavio Pesce. ? Per ottenere questi valori è necessario un trattamento preventivo in azienda».

Sulle difficoltà di trovare un accordo pone l'accento il sindaco di S. Stefano Belbo, Luigi Genesio Icardi: «Il regolamento generale sulla gestione delle acque è entrato in funzione anche nella provincia di Cuneo a luglio. Alcune norme proposte dal "Contratto di Fiume" sono state respinte perché non compatibili con il sistema cuneese. Si tratta di modelli di gestione diversi, sviluppati attraverso i decenni, che richiedono un quadro normativo differenziato: per questo l'unificazione è molto difficile. A Canelli c'è un depuratore costruito con soldi pubblici, e le aziende gestiscono il pretrattamento. A S. Stefano, le aziende contribuiscono al depuratore consortile e come amministrazione non possiamo imporre il trattamento: alcune ditte inoltre non hanno lo spazio fisico per installare gli impianti».

Opinione non condivisa dall'assessore Gandolfo di Canelli: «Molte aziende si sono messe in regola, facendo anche investimenti ingenti, non capisco perché non favorire l'adeguamento di tutti. Le ditte vitivinicole astigiane sono svantaggiate, chi deve smaltire a Canelli ha costi maggiori». Nella cabina di regia di giovedì, segnala l'assessore, avrebbero avuto un ruolo significativo sia il commissario della Provincia di Asti Alberto Ardia, che esponenti dell'Associazione Valle Belbo pulita (su permesso, sembra, dello stesso Commissario), il cui contributo alla realizzazione della bozza di regolamento condiviso, tramite contatti diretti con Ato e Provincia di Cuneo, sarebbe stato decisivo.

Ora la palla passa a S. Stefano, che ha convocato per il 18 febbraio un tavolo tecnico con le due Ato, le Province e l'Associazione Valle Belbo Pulita. Dopodiché, entro una decina di giorni, si potrà riunire nuovamente la cabina di regia. Per raggiungere, forse, un possibile verdetto definitivo. Sulla qualità delle acque, Icardi fa ancora una precisazione: «Il depuratore consortile è un'eccellenza del territorio, quest'anno ha dato importanti risultati di qualità dell'acqua. Il vero problema del Belbo oggi è il Tinella, suo affluente, che non ha un impianto di depurazione e conduce acque parassite dall'Astigiano».

Durante la scorsa vendemmia, il Belbo sarebbe in effetti rimasto piuttosto pulito; ma c'è chi giura che il merito sia soprattutto dell'assenza di temporali, il momento in cui di solito, secondo i volontari che vigilano sul rispetto dell'ambiente, verrebbero messi in pratica gli smaltimenti illegali.

Fulvio Gatti

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