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Stop al Reddito di cittadinanza, caos ed effetto domino sugli Enti locali

Comune di Asti, Coesa e Cisa devono gestire l’utenza dopo l’invio degli sms che hanno sospeso, per molti, l’assegno a partire dal mese di agosto

Lo stop al Reddito di cittadinanza per 169.000 beneficiari in tutta Italia ha creato un effetto domino che si sta ripercuotendo sui territori a livello comunale e sui Centri per l’impiego. I Comuni, tramite i Servizi o i Consorzi Sociali, da un giorno all’altro si sono trovati a dover gestire un flusso continuo di telefonate da parte dei cittadini che hanno ricevuto l’sms dell’Inps con il quale venivano informati dell’avvenuta sospensione dell’assegno. Due i problemi principali: capire il numero effettivo di coloro che resteranno senza il Reddito di cittadinanza, ma anche valutare, caso per caso, come sostituire l’aiuto economico con un altro strumento già previsto dalla normativa. L’emergenza è creare un ponte di aiuti in attesa che entrino in vigore i nuovi strumenti sociali previsti dal Governo (vedi box a lato).
Secondo dati dell’Inps, nell’Astigiano erano 2.247 (1.933 redditi e 314 pensioni di cittadinanza) coloro che percepivano l’aiuto economico introdotto nel 2019. Mediamente si parla di un sussidio di 580 euro per i Redditi e di 240 euro per le pensioni di cittadinanza.

Nel Comune di Asti, secondo una nota diffusa dalla Regione e dall’Inps, sono 380 i nuclei familiari al quale è stato sospeso il Reddito (i percettori effettivi sono circa 1.900). Ma dalla ricezione dell’sms in molti si sono rivolti ai servizi sociali per chiedere spiegazioni e avere rassicurazioni che gli uffici, però, non possono fornire in quanto «conosciamo gli utenti che sono in carico da noi – spiegano dagli uffici del Comune – ma non conosciamo i soggetti in carico al Centro per l’Impiego.
Anche se abbiamo ricevuto telefonate molto “accaldate”, non possiamo fornire risposte che non abbiamo». Per molti già seguiti dai Servizi Sociali si sta andando verso la riconferma della misura, almeno fino al 31 dicembre. Ma la situazione è in divenire.

Al Cogesa e nel nord Astigiano

Il copione è più o meno lo stesso anche nel nord Astigiano dove il Cogesa gestisce i Servizi Sociali per conto dei comuni. «Ad oggi risulta che i percettori del Reddito di cittadinanza di nostra competenza avranno la proroga fino al 31 dicembre – spiega la direttrice Maura Robba – Stiamo parlando di 296 nuclei familiari per circa 460 percettori singoli. Quelli sospesi sono coloro che hanno hanno firmato il patto per il lavoro con il Centro per l’impiego e di questi abbiamo solo il dato provinciale, 550 redditi, che equivale al 20% dei percettori totali». Anche al Cogesa in tanti stanno telefonando per chiedere informazioni e garanzie di non essere lasciati scoperti tra la sospensione del Reddito e le nuove misure alternative.

La situazione del Cisa Asti Sud

Invece sono circa 250 i nuclei familiari percettori di Reddito di cittadinanza nel territorio dei 40 comuni della parte meridionale della provincia che fanno riferimento Cisa Asti sud. Un dato però parziale, in quanto di competenza del consorzio non sono gli “occupabili”, bensì le persone fragili, anziani e minori, che a questo tipo di aiuto hanno attinto di recente. «Il nostro personale si occupa di tutte quelle situazioni in cui serve adottare misure particolari – spiega il direttore Giuseppe Occhiogrosso – Per esempio per il trasporto, nel caso di figli con difficoltà di movimento, oppure per dare la possibilità alle madri con figli piccoli di frequentare i corsi di formazione». Il pre-allarme era in questo caso stato diffuso dall’Inps ai consorzi di settore, facendo presente come ci fosse il rischio che queste famiglie perdessero il beneficio entro fine giugno; ma, in seguito, la stessa scadenza sarebbe stata prorogata a ottobre. Pur in uno scenario come si intuisce ancora molto in evoluzione, questi destinatari non dovrebbero perdere il beneficio economico. Chiarisce il direttore: «Assumerà una nuova forma, quella dell’assegno di inclusione, ma la sostanza dovrebbe essere paragonabile».

Discorso diverso, e purtroppo oggetto di molta confusione, quello dei cosiddetti “occupabili”, persone in grado, per età o condizioni generali, di cercare un impiego. Per loro al momento il diritto al Reddito di Cittadinanza è presumibilmente decaduto, o sul punto di farlo, poiché se ne prevedeva la durata di 7 mesi. Quali i percorsi conseguenti? «Tra settembre e ottobre si aprirà una seconda fase, che prevede la possibilità di partecipare a corsi di formazione ricevendo un’indennità per tutta la durata e per un massimo di 12 mesi. Ma l’intero processo farà capo alle agenzie del lavoro». Non saranno perciò, secondo Occhiogrosso, di stretta competenza dei servizi sociali. Con una precisazione: «Ci rendiamo conto che quelle che potranno verificarsi sono anche situazioni  drammatiche. Perciò, nell’ambito delle risorse limitate che abbiamo, cercheremo di essere di supporto. S’intende, però, che si tratterà di eccezioni».

Il commento del Psi astigiano

Sul caso interviene anche il Psi astigiano. «Demandare ai Servizi Sociali dei singoli Comuni la gestione della situazione dei soggetti coinvolti ci appare una scelta politica dettata dalla necessità di mettere in atto l’ennesimo spot elettorale, – commentano i referenti locali – senza curarsi dei disagi già apprezzabili nel breve periodo».

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