Tuo figlio ha ingoiato un oggetto? Ecco come intervenire
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Tuo figlio ha ingoiato un oggetto? Ecco come intervenire

In Italia 50 bambini all’anno muoiono a causa dell’inalazione di cibo o corpo estraneo. Ora esiste un progetto della Croce Rossa per impartire lezioni sulla disostruzione pediatrica. A disposizione incontri informativi gratuiti e un corso da 4 ore con gli istruttori

«(…) Quello che scrivo è accaduto circa un mese e mezzo fa. Sono mamma di un bambino di 3 anni e mezzo. Ero sola a casa con lui, e per cena ho ordinato una pizza farcita ai wurstel, di quelli che piacciono tanto a mio figlio. Di solito la pizzeria li taglia a rondelle, ma quella volta, invece, aveva arricchito la pizza con tanti piccoli wurstel interi. Aprendo il cartone e poggiandolo sul tavolo, ho detto a mio figlio di aspettare perché li avrei tagliati in pezzi piccoli. Tempo di girarmi per prendere il coltello e lui ha messo in bocca il wurstel, si è scottato e, probabilmente per un riflesso, l’ha ingoiato. Non ho capito immediatamente che stava soffocando perché non ha quasi tossito, ma aveva gli occhi pieni di lacrime e mi guardava come per chiedermi aiuto. Il tutto sarà avvenuto in meno di 2 minuti, ma a me sono sembrati un’eternità. L’ho preso e appoggiato a pancia in giù sulle ginocchia, ho cominciato a dargli dei colpi all’altezza della scapola verso l’esterno, 5 o 6 volte. L’ho tirato su ma il wurstel non era riaffiorato».

«A quel punto il panico mi ha quasi bloccata, ho provato un’angoscia terribile, continuavo a ripetere.. non la so fare! Non funziona! Poi mi sono ricordata che dovevo afferrargli la mandibola e tenerla ferma su un lato. Allora ho riprovato: altri 5, 6 colpi. L’ho tirato su, ha tossito e il pezzo di wurstel è venuto fuori, ma a quel punto avevo paura che svenisse. Allora gli ho chiesto se stava bene e lui, con gli occhi pieni di lacrime, mi ha abbracciata e mi ha risposto: “Sto bene mamma”. A quel punto sono crollata, non riuscivo a smettere di piangere. Sono stata male per 2 giorni (…)». Quella che avete letto è la toccante testimonianza di una mamma che ha voluto raccontare il brutto episodio che l’ha vista protagonista per esprimere gratitudine al dottor Marco Squicciarini – medico volontario ed esperto in rianimazione cardiopolmonare di base e manovre di disostruzione pediatriche – sui cui sito internet aveva letto di un incontro sulle manovre di disostruzione cui aveva partecipato. Interventi che, come si evince, si sono rivelati fondamentali per consentirle di salvare il figlio.  

Del tema si è parlato recentemente anche ad Asti, nel corso di un incontro molto partecipato promosso al Centro giovani dal Coordinamento delle commissioni di gestione degli asili nido comunali, in collaborazione con il Comune, tenuto dalla Croce Rossa provinciale nell’ambito del progetto “Manovre di disostruzione pediatriche”, promosso dall’associazione a livello nazionale proprio da un’idea del dott. Squicciarini. Nello specifico, la lezione è stata tenuta dal gruppo provinciale MDPED della Cri, composto da sette membri: alcuni sono soccorritori volontari, altri infermieri, ma tutti hanno frequentato l’apposito corso con cui sono diventati Istruttori nazionali di manovre di disostruzione pediatrica.

«Teniamo incontri dimostrativi su richiesta – spiega Nadia Bessone, referente provinciale del progetto – nel senso che andiamo laddove ci chiamano, ovviamente alla presenza di un numero minimo di partecipanti. Il nostro obiettivo non ha lo scopo di formare dei soccorritori, ma quello di far sapere come, quando e in che modo intervenire. Saperlo è sicuramente utile, nella speranza di non doverlo mai fare. Di solito organizziamo lezioni negli asili o nelle scuole rivolte al personale, oppure a genitori interessati. E ci fa piacere che, nonostante all’inizio avessimo scarso seguito, ora registriamo sempre un numero molto elevato di partecipanti. Esiste poi il vero e proprio corso, di 4 ore, al costo di 25 euro, soldi che noi destiniamo all’implementazione del progetto».

In base ai dati divulgati dalla Società italiana di Pediatria, il 27% delle morti classificate come “accidentali” nei bambini tra gli 0 e i 4 anni avvengono per soffocamento, causato da inalazione di cibo o di un corpo estraneo. L’Istat dimostra come questa percentuale vada a regredire spostandosi nelle fasce di età 5 – 9 anni, fino a ridursi tra i 10 e i 14 anni. Declinati in termini assoluti, il soffocamento per inalazione da cibo o da corpo estraneo causa mediamente in Italia 50 morti all’anno in età pediatrica. Numerosi sono, infatti, i fattori che determinano questa alta incidenza, tra cui l’abitudine del bambino a portare in bocca tutti gli oggetti che lo interessano o quella di giocare e correre mentre mangia o, comunque, mentre tiene un oggetto tra le labbra o in bocca. Oltre al fatto che la masticazione e la deglutizione non sono ancora ben coordinate nei bambini più piccoli.

Nella maggior parte dei casi non è possibile un intervento immediato da parte di un medico o del 118, perché questi episodi avvengono tra le mura domestiche o in situazioni critiche in cui è difficile la tempestività d’azione da parte di personale esperto. I violenti colpi di tosse, quando l’ostruzione è parziale, sono spesso sufficienti a determinare l’immediata espulsione del materiale inalato, ma se la sintomatologia non si risolvere in brevissimo tempo è necessario intervenire al più presto con le manovre per la disostruzione delle vie aeree. Appena possibile, poi, è necessario provvedere al trasporto del bambino in un ospedale pediatrico. «Ecco, allora – prosegue Nadia Bessone – che diventa importante educare i genitori e le persone che accudiscono i bambini alle tecniche di primo intervento».

Elisa Ferrando

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