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Tutti gli astigiani “Giusti tra le nazioni” che salvarono ebrei dalle deportazioni

Il riconoscimento dello Stato ebraico per aver risparmiato delle vite. L’ultimo è stato assegnato quattro anni fa alla famiglia Gilardi di Castelnuovo Don Bosco

Molti sono gli astigiani dichiarati dallo Stato di Israele “Giusti tra le Nazioni”, il più alto riconoscimento dello Stato ebraico destinato a non ebrei che abbiano salvato ebrei dalle persecuzioni nazifasciste.
È il caso di Elio Arleri, il farmacista astigiano che insieme al padre e alla madre nascose per oltre un anno nella propria casa di via XX Settembre una coppia di ebrei di Zagabria.
Grande esempio anche quello delle famiglie Ambrostolo e Brandone di Cessole e della famiglia Caglio di Calosso, che diedero ospitalità alle famiglie genovesi Tedeschi e Luzzati (quella del celebre scenografo Emanuele Luzzati); di Gino Gilardi di Castelnuovo Don Bosco e dell’intera sua famiglia  (nella foto di copertina), i quali salvarono dalla deportazione la famiglia Segre di Torino (padre, madre e figlio); dell’intero Comune di Piea, insignito collettivamente del riconoscimento nell’anno 2007 per il contributo che svariati suoi cittadini (don Ambrogio Isidoro, Giuseppe e Laurina De Giorgis, Felicino e Irma Pescarmona, Toni Corio, Giuseppina Ferrante, Luigia e Attilio Castelli) diedero tra il 1943 e il 1945 al salvataggio della famiglia De Leon di Torino e di altre decine di ebrei in fuga dall’odio razziale; di don Martino Michelone, il parroco di Moransengo che tra il ’43 e il ’45 diede ospitalità alla famiglia Segre di Casale Monferrato e per meglio nasconderne le origini portava con sé il loro figlio a benedire le case, vestito da chierichetto.
All’attenzione dell’apposita commissione che assegna il riconoscimento e ha sede a Gerusalemme presso lo Yad Vashem, l’Istituto per la Memoria della Shoah, è stato segnalato il nome di Aldo Pronzato, l’imprenditore astigiano che nel 1938 assunse nella sua ditta (la Ucic di Valmanera) Donato Jona, cui era ormai preclusa dalle leggi raziali la professione forense, e nel 1944 salvò rocambolescamente dalla cattura da parte della polizia fascista Sara Treves, storica e apprezzatissima insegnante di lettere al liceo classico “Alfieri”; è stata anche segnalata la famiglia Rossi di Moncalvo, che tra il 1944 e il 1945 nascose e protesse nella propria casa Elda e Laura Jona, scappate a piedi da Asti dopo la cattura e la deportazione ad Auschwitz dei genitori e della sorella Enrica.

Associazione Italia-Israele di Asti

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Una risposta

  1. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi a rischio della propria vita si adoperò per salvare persone vittime di persecuzioni e violenze

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