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I sindaci propongono la fusione
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Valtriversa in un unico maxi comune?
I sindaci propongono la fusione

Sei il governo taglia i trasferimenti agli enti locali, perché non fare squadra e creare un'unica amministrazione? E' l'idea su cui stanno ragionando i primi cittadini di otto comuni della Valtriversa. «Se ci fosse stato il federalismo, avremmo avuto opportunità di sviluppo»

Un unico comune con poco meno di 8 mila abitanti su una superficie di 58 km quadrati. È questo il probabile futuro delle amministrazioni comunali (che attualmente appartengono alla Comunità Collinare Valtriversa: Baldichieri, Cantarana, Castellero, Cortandone, Maretto, Monale, Roatto, Villafranca) in ottemperanza alle norme riguardanti la “spending review”. A darne notizia è stato il presidente della Comunità, Roberto Campia (sindaco di Castellero), nel corso della riunione del consiglio dell’ente, che si è tenuta giovedì sera. «Negli ultimi recenti incontri con i sindaci, aventi come scopo il tentativo di far confluire all’interno della Comunità collinare le nove  funzioni fondamentali  di ogni singolo comune, così come prevede la legge (di cui tre entro il 31 dicembre 2012 e le altre sei entro il 2013) è stata proposta da alcuni primi cittadini la fusione tra comuni o, in alternativa – ha precisato Campia prima di aprire il dibattimento – un’unione “forte”».

Dei rappresentanti degli 8 comuni aderenti all’unione (Ferrere è receduto dalla comunità a inizio anno) solo Claudio Stroppiana (sindaco di Cortandone) e Gianluca Forno (Baldichieri) hanno manifestato perplessità, proponendo di unire progressivamente il numero delle funzioni, per arrivare in modo graduale alla fusione. Non è stata invece ritenuta adeguata, nell’ottica di una ottimizzazione dei servizi e della rappresentatività territoriale, la proposta del  Sindaco Guido Cavalla (Villafranca) e dello stesso Forno, che prevedeva la nascita di due nuovi comuni (formati dalla fusione di Cantarana, Maretto, Roatto e Villafranca il primo, e da Baldichieri, Castellero, e Monale il secondo); le due nuove amministrazioni avrebbero poi cooperato tra loro in convenzione. La parola passa ora ai consigli comunali (il primo consiglio sarà convocato a Cantarana).

Rimane comunque l’amarezza degli amministratori, non per campanilismo, ma delusi dalle promesse di un federalismo a tutela del territorio, mai mantenute, come ha spiegato Vincenzo Gerbi, capogruppo consiliare di maggioranza a Cantarana: «Nei giorni scorsi sono stati resi noti i dati sul deficit pubblico che, nonostante i sacrifici pesanti sostenuti, segnalano un incremento dal 120% al 123%, rispetto al pil. Temiamo che ci saranno ulteriori tagli dei trasferimenti, a scapito dei nostri “comuni polvere” che avranno sempre maggiori difficoltà a fornire servizi ai cittadini, o non potranno sostituire il personale dipendente quando andrà in pensione. La fusione è una scelta coraggiosa – continua – per cercare di ridisegnare le capacità operative del nostro territorio, che è a rischio di sopravvivenza: i nostri concittadini, il cui numero è aumentato negli ultimi anni (con spopolamento dei centri urbani), attirati da una miglior qualità della vita, potrebbero ora abbandonare questi luoghi per la città, alla ricerca di quei servizi che noi non potremo più fornire. Personalmente – conclude – sono un estremo difensore del territorio: se ci fosse stato il federalismo e le relative promesse di contribuzioni economiche, le nostre comunità avrebbero avuto grandi opportunità di sviluppo. Non solo questo non è accaduto, ma sono progressivamente aumentati i tagli dei trasferimenti, e ora non abbiamo alternative».

Luigi Mucciolo

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