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Villanova d’Asti, premio di risultato fermo da anni: sciopero alla Dierre

Il premio di produzione è fermo da anni senza che si siano fatti passi avanti sull’indicizzazione al costo della vita e all’aumentata produttività dell’azienda

Hanno scioperato per un’ora, ad inizio e a fine turno, i dipendenti della Dierre di Villanova venerdì scorso, presidiando il piazzale davanti ai cancelli dello stabilimento centrale dell’azienda produttrice di porte blindate. La decisione presa dalle sigle sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl, segna l’interruzione delle trattative sull’adeguamento del premio di risultato, dopo 19 incontri infruttuosi con la dirigenza dell’azienda.

Il premio di produzione è fermo da anni senza che si siano fatti passi avanti sull’indicizzazione al costo della vita e all’aumentata produttività dell’azienda, leader nel suo settore. Dopo anni di sofferenza in cui è stata applicata la cassa integrazione, la multinazionale che ha 4 stabilimenti a Villanova, nell’ultimo biennio è infatti in forte ripresa, anche grazie al bonus del 110% applicato dal PNRR.

«Da tempo Confindustria ci ricorda che il premio di produzione deve essere legato all’effettiva produttività – dice Vito Carelli della Fiom – ma se quando la produttività c’è l’azienda fa di tutto per azzerare i parametri che garantirebbero l’aumento del premio ai lavoratori, non abbiamo altra via che interrompere le trattative».

La contesa sulla riformulazione dei parametri del Pdr sta nel rifiuto dell’azienda di fissare una soglia di assenze per malattia che non vadano ad incidere sul calcolo del premio e sull’esiguità delle cifre supplementari riconosciute sull’effettiva produttività.

«La Dierre è l’azienda più grande associata a Confapi, non può dimenticarselo – commenta Salvatore Pafundi della Fim – c’è la necessità di creare un vero e proprio Pdr inserendo i parametri così come previsto dal Ccnl, anche perché altrimenti i lavoratori non potranno usufruire della detassazione e questo non possiamo permettercelo. La vera sfida e raggiungere gli obbiettivi prefissati e non penalizzare le assenze per malattia».

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