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A processo per il selfie davanti alla merce rubata: assolto

Tre foto scattate nel garage dell'amico che invece è stato condannato per quel furto avvenuto in zona industriale

Un nomade in carcere per l’indagine sui falsi poliziotti

Sembrava quasi una fake news: “si fa il selfie davanti alla montagna di roba rubata”. Invece era tutto vero e per quei tre scatti è finito sotto processo con l’accusa di concorso in furto.
Processo dal quale è però uscito con un’assoluzione.
Parliamo di Patrick La Comare, nomade di etnia sinti che ieri è comparso in tribunale trasferito dal carcere dove si trova in custodia cautelare per altra indagine, quella riguardante i falsi carabinieri e i falsi poliziotti che truffavano gli anziani.
Accanto a lui un amico di sempre, Daniel Lanza.

A processo con un amico

Lanza era stato arrestato nell’estate del 2016 subito dopo aver compiuto un furto nella zona industriale di Asti. La perquisizione nella sua abitazione aveva consentito di rinvenire parte di refurtiva riguardante altri due furti, avvenuti pochi giorni prima, sempre nella stessa area di capannoni e magazzini di corso Alessandria. Si trattava di vernici, colori spray e pennelli e di una ingente quantità di biancheria intima di pregio sottratta ad un magazzino che aveva quantificato il furto in un danno di circa 40 mila euro.

Quelle tre foto davanti alle scatole di biancheria intima rubate

I carabinieri avevano chiesto anche il suo cellulare e sul telefonino, nei messaggi whatsapp avevano trovato tre foto dell’amico La Comare che si era scattato i selfie davanti alla montagna di biancheria intima rubata, nel garage di Lanza.
Ma questo non è bastato per ritenerlo corresponsabile, così come chiesto dal suo avvocato Bona; al termine del processo il giudice Beconi lo ha assolto mentre il pm Paone aveva chiesto per lui una condanna a 2 anni.
Condannato invece Lanza, difeso dall’avvocato Furlanetto: per lui 1 anno e 3 mesi, ovvero 6 mesi in meno di quanto chiesto dal pm.

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