storico alluvione magazzino della FIME in via Trieste 19.11.1994
Cronaca
Economia

Alluvione ’94: l’Inps batte cassa e chiede i “rimborsi dei rimborsi”

L’annosa querelle sembra non finire mai ma rischia di mettere sul lastrico decine di aziende del sud astigiano

E’ l’ultima speranza in cui confidano centinaia di aziende alessandrine, astigiane e cuneesi che subirono la devastazione dell’alluvione del 1994 e che, a distanza di 27 anni da quella calamità naturale, rischiano di dover restituire i rimborsi previdenziali ricevuti dopo una lunghissima battaglia giudiziaria. E con effetti economici disastrosi e rischio di fallimento certo per molte di loro.
La speranza è quella riposta nella volontà del Parlamento di approvare un emendamento alla legge di bilancio del 2018 che metta al riparo le aziende dalla restituzione su richiesta chiara e circoscritta avanzata dalla Regione Piemonte.
Il presidente Cirio e l’assessore Gabusi conoscono bene questo tema: il primo perché seguì la querelle degli aiuti di Stato in sede di Commissione Europea in veste di europarlamentare, il secondo perché arriva da Canelli, uno dei centri maggiormente colpiti dall’alluvione del 1994.
L’urgenza di porre fine a questa annosa questione arriva dal fatto che in questi giorni Inps e Inail stanno “mettendo all’incasso” le richieste di rimborsi alle aziende piemontesi che dovettero aspettare fino al 2014 per vedersi riconosciuti gli stessi diritti ai rimborsi applicati alle aziende siciliane terremotate nel 1990.

«L’Inps ci chiede la restituzione di circa 400 mila euro – dice ad esempio Maurizio Grasso amministratore delegato dell’Enotecnica di Nizza Monferrato e fra i fondatori di un Comitato spontaneo di imprenditori alluvionati – Sono soldi che noi versammo con grandissimi sacrifici nei tre anni immediatamente seguenti l’alluvione e che ci vennero rimborsati oltre dieci anni dopo a seguito dell’equiparazione delle aziende alluvionate piemontesi a quelle siciliane che subirono il terremoto del 1990. Oggi per noi “rimborsare il rimborso” significherebbe mettere in ginocchio l’azienda. Forse i giudici e i parlamentari che decidono sul nostro futuro non si rendono conto di quello che abbiamo passato dopo il 6 novembre del 1994, quando ci siamo trovati il punto vendita completamente svuotato dalla forza dell’acqua e, al posto della nostra merce, abbiamo trovato una Fiat Punto verde trascinata lì dal fango. Abbiamo fatto sacrifici enormi sia per rimetterci in piedi, sia per onorare i versamenti allo Stato in anni difficilissimi. E questa è la riconoscenza».

Maurizio Grasso dell’Enotecnica

Alla legge di rimborsi l’Inps si oppose fermamente, costringendo le aziende ad intraprendere cause civili sempre vinte fino a quando un giudice di Cuneo pose il dubbio che fossero aiuti di Stato e pertanto avrebbero dovuto essere stati autorizzati dall’Unione Europea. Ci fu un blocco di sentenze ed erogazioni di rimborsi fino alla decisione della Commissione UE che fu salomonica: furono aiuti di Stato e pertanto non autorizzati, ma visto che erano già passati più di 10 anni dalla loro erogazione potevano essere abbuonati alle aziende che già li avevano ricevuti mentre alle altre ancora in attesa non sarebbe spettato più nulla. I giudici della Cassazione, invece, in un’interpretazione diversa, hanno rimandato in secondo grado tutte le cause chiedendo ai giudici di appello di trasformare il rimborso in indennizzo calcolato sulla base dei danni realmente subiti dalle aziende nel 1994 al netto delle altre agevolazioni all’epoca già ottenute. Ed è praticamente impossibile fare questo conto a 27 anni dall’evento. Con il rischio molto reale e prossimo di dover restituire i rimborsi che, in questi anni di crisi e di pandemia Covid rischiano di affossare decine di imprese, anche di grandi dimensioni, in tutto il Sud Piemonte. L’errore iniziale è stato compiuto dal Parlamento che non ha chiesto l’autorizzazione agli aiuti di Stato, ora sia lo stesso legislatore a mettere al riparo le aziende dalle richieste dei “rimborsi dei rimborsi”, chiedono le aziende a sostegno dell’iniziativa di Cirio e Gabusi.
Il consulente Luca Matteja, da oltre 25 anni a fianco degli alluvionati, ha dichiarato lapidario e sconsolato a questo nuovo tentativo di risolvere l’annosa questione rimborsi: «Auguro un grande in bocca al lupo al Presidente Cirio che possa risolvere i problemi degli alluvionati ma al contempo dichiaro la mia più totale, indiscriminata sfiducia verso l’intera classe politica sul fatto che possa riuscire a risolvere la questione. Ma sarò lieto di venire smentito».

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