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per l'infortunio in cui morì un operaio
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Assolti i titolari della Mamo Legnami
per l'infortunio in cui morì un operaio

Il fatto risale al settembre del 2008 quando un operaio albanese di 39 anni perse la vita schiacciato da una ruspa. Sotto processo padre, madre e figlio, tutti titolari dell'azienda con stabilimenti a Tonco, Asti e Montechiaro. Il pm di Casale aveva chiesto 10 mesi di condanna ma il giudice li ha assolti perchè il fatto non sussiste. Erano difesi dall'avvocato Mirate che si dichiara soddisfatto per il riconoscimento della correttezza dei suoi assistiti nella gestione della sicurezza in azienda…

Padre, madre e figlio, tutti titolari della Mamo Legnami di Tonco, sono stati assolti nella serata di ieri, mercoeldì, dal giudice di Casale Monferrato dal reato di omicidio colposo. Erano sotto processo per la morte di Genc Harapi, un operaio di origine albanese di 39 anni che nel settembre del 2008 morì in azienda, travolto da una ruspa manovrata da un collega.

Luigi Cosseta e il figlio Massimo e Modestina Di Sabato erano stati accusati di non aver adottato tutte le misure antinfortunistiche necessarie per evitare il tragico infortunio. Un'accusa che era scaturita al termine del sopralluogo e delle indagini dello Spresal di Asti che aveva analizzato l'azienda e il luogo dell'infortunio oltre ad aver sentito diversi testimoni.

Due settimane dopo la morte dell'operaio, i sindacati avevano organizzato un sit-in di protesta fuori dai cancelli dell'azienda che ha anche sedi ad Asti e Montechiaro. I famigliari dell'operaio morto, Harapi, erano stati risarciti e non si sono costituiti parte civile nel processo per omicidio colposo dove i tre imputati erano difesi dall'avvocato Aldo Mirate.

Alla requisitoria il pm di Casale aveva chiesto una condanna a 10 mesi per la famiglia Cosseta ma il giudice, al termine dell'arringa difensiva, ha deciso per l'assoluzione piena, perchè il fatto non sussiste. «Sono soddisfatto per il buon esito della sentenza – ha dichiarato a caldo l'avvocato Mirate – perchè premia la correttezza e la diligenza dei miei assistititi nella gestione della sicurezza dei lavoratori alle loro dipendenze».

Daniela Peira

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