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Cronaca
Agricoltura

Asti, dopo cinghiali e peste suina, arriva “l’emergenza corvi”

Attaccano i campi di mais e girasole e bastano pochi esemplari per fare danni estesi

Non c’è pace per i campi astigiani.
Dopo la polemica scoppiata fra la Provincia e la Coldiretti sulla gestione del contenimento dei cinghiali, il presidente dell’ente provinciale Lanfranco ha deciso di ripristinare il tavolo cui conferiscono le varie associazioni di categoria e i cacciatori per fare il punto della situazione e attivare strategie condivise.
Tenendo conto che è anche l’unica provincia piemontese che lo ha istituito.
«E’ anche il luogo di confronto e di raccolta dati – spiega Davide Massaglia, delegato a Caccia e Pesca – La buona notizia è che in provincia di Asti non è stato riscontrato nessun caso di Peste Suina Africana e i danni da cinghiale sono calati dove le squadre di cacciatori e gli Operatori Faunistici Specializzati sono intervenuti massicciamente. Rimangono ancora delle zone che purtroppo soffrono della pressione degli ungulati».
Una di queste zone è sicuramente quella di Cortazzone e comuni limitrofi. Come conferma Diego De Rosa, un allevatore che coltiva in proprio foraggi, mais e soia per l’alimentazione dei suoi capi.
«Non riusciamo a vedere la differenza, sono ancora davvero troppi i danni nei campi appena seminati – racconta – senza contare tutto il resto. Dalla siccità che ci mette in ginocchio alla PSA che ci ha portati ad abbattere i capi di maiali che avevamo in allevamento. E poi i lupi. A febbraio mi hanno ucciso una capra e quattro pecore. Non posso più portare i miei animali al pascolo perchè ho troppa paura che vengano attaccati. E’ diventato impossibile lavorare».

Ma sui cinghiali è meglio la caccia o le gabbie di cattura? «Come Provincia continuiamo ad autorizzare delle gabbie – risponde Massaglia – ma i dati forniti al tavolo non le indicano come lo strumento più efficace. Negli ultimi 15 giorni cacciatori e Ofs hanno abbattuto circa 70 capi. Con le gabbie se ne sono catturati circa una decina».
Un tavolo che si riunirà ancora una volta e che poi, da giugno, dovrà attendere i nuovi vertici provinciali.
Un tavolo che ha acceso un faro su una nuova emergenza nei campi: i corvi.
A confermarlo è Gianluca Ravizza, presidente ATIMA (associazione che riunisce trebbiatori e contoterzisti).
«Stanno lievitando i danni causati dai corvi – spiega – che attaccano le coltivazioni di girasole e mais. Con il loro becco riescono a scavare fino a 10 centimetri per raggiungere il seme germogliato e nutrirsene. Dieci corvi in un campo fanno quasi gli stessi danni dei cinghiali in termini di perdita di raccolto».
In altre parti d’Italia dove il fenomeno è già presente da più anni gli agricoltori si sono attrezzati con generatori di rumore in grado di spaventarli ed allontanarli o con gabbie di cattura. Nella nostra provincia è un fenomeno in via di diffusione. Una volta il loro contenimento era effettuato dai cacciatori in quanto i corvi sono i diretti antagonisti di fagiani e pernici, ma con la diminuzione costante di persone che vanno a caccia, prendono sempre più piede specie prima limitate.

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