Ospedale di Asti
Cronaca

Asti, l’Asl minaccia querela all’associazione che dice di aver evitato l’intubazione inutile di un paziente grazie ad una diffida legale

Replica al video virale fra le chat astigiane

Video diffuso dall’associazione Rinascimento Italiano

Quasi certa da parte dell’Asl una denuncia per diffamazione per il video che l’Associazione Rinascimento Italiano ha diffuso e che sta girando sui social di tutto l’Astigiano.

Nel video l’avvocato Francesco Paolo Cinquemani racconta la vicenda di un anziano di Asti che sarebbe stato soccorso per un attacco di ischemia, ricoverato in Neurologia ma, risultando positivo al Covid, sarebbe stato curato per il coronavirus e non per la patologia neurologica asserita dalle figlie. Così dice l’avvocato che racconta anche di aver inviato una diffida all’ospedale per capire meglio quali valutazioni avevano portato al ricovero del paziente in Terapia Intensiva.

«Il venerdì è stato detto alle figlie che il loro padre era gravissimo, prossimo alla morte; il sabato ho inviato una diffida per avere documentazione medica che giustificasse il suo ricovero in terapia intensiva, non ho mai ricevuto risposta ma la domenica le figlie sono state informate che il loro padre stava molto meglio; il lunedì è risultato positivo e qualche giorno dopo è stato dimesso» questa la sintesi del racconto dell’avvocato Cinquemani che ha sottolineato come l’intervento legale abbia evitato un periodo di intubazione dell’uomo.

La replica dell’Asl

Di tutt’altro avviso l’Asl che ha proceduto ad una istruttoria interna per risalire all’identità dell’uomo e alle specifiche del suo ricovero.

«L’Azienda sanitaria locale di Asti, con la presente nota, intende prendere le distanze da quanto riferito e sottolinearne la piena infondatezza. La Direzione aziendale, infatti, dopo aver acquisito ampia e documentata relazione sul caso, ha potuto accertare come le descrizioni dei fatti siano fuorvianti e non rispondenti al vero: il paziente ha avuto un decorso ospedaliero iniziato il 1° novembre, conclusosi con dimissioni verso idonea struttura in data 11 novembre. Sempre dalla relazione clinica emerge che il paziente, pur presentando necessità cliniche in termini di ossigenazione non ha dovuto essere intubato. Durante la degenza sono state prestate tutte le necessarie cure, nel rispetto degli idonei protocolli, in conseguenza di una situazione clinica che ha attraversato una fase di complessità e che ha visto impegnati gli operatori nella prestazione non solo nelle cure sanitarie, ma anche con le informazioni alla famiglia del paziente. Da tutto ciò si evince che il percorso assistenziale non sia stato minimamente influenzato dall’intervento dell’associazione e dalla sua diffida».

Con una conclusione piuttosto amara del Commissario straordinario dell’Asl Giovanni Messori Ioli: «Certi tipi di comunicazione sono per natura dannose e pericolose , ancor più in un momento di criticità come quello che stiamo attraversando. L’Azienda ha il dovere di tutelare la propria immagine, che, naturalmente, impatta ed influenza anche il sentimento di fiducia da parte dell’utenza. Faremo, in tal senso, le opportune valutazioni e procederemo di conseguenza».

Daniela Peira

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