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Asti, leggere una sentenza prima che parli l’avvocato dell’imputato non è reato: archiviato il caso del giudice Amerio

Il gip di Milano dispone l'archiviazione a carico del giudice per i fatti di dicembre. Tutto giustificato come "macroscopico errore"

“Frutto di un macroscopico errore”

E’ stato l’“abnorme frutto di un macroscopico errore” e pertanto non può essere considerato un reato. Questa, in estrema sintesi, la motivazione che ha spinto la gip di Milano Manuela Cannavale ad accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Cristiana Roveda a carico del giudice Roberto Amerio (e della cancelliera di turno) per un fatto accaduto al tribunale di Asti alla vigilia del Natale scorso.

Un episodio che non registra precedenti nella storia giudiziaria italiana e che aveva sollevato un polverone di polemiche, soprattutto da parte forense.

L’imputato venne condannato a 11 anni

All’ultima udienza di un brutto processo in cui un padre era accusato di aver usato violenza sulla figlia durante i permessi premio dal carcere (e la moglie era accusata di non aver creduto alle drammatiche confidenze della figlia), il collegio presieduto dal giudice Amerio (con le colleghe Beconi e Bertolino) era entrato in aula e aveva letto la sentenza di condanna ad 11 anni senza accorgersi che l’avvocato difensore dell’imputato non aveva ancora fatto la sua arringa.

Sentenza strappata ma poi ristampata

Appena finito di leggere la sentenza, al palpabile imbarazzo dei presenti che gli obiettarono l’abnormità di quanto accaduto, il giudice Amerio stracciò la sentenza invitando il difensore a parlare come se nulla fosse successo. Cosa che ovviamente non avvenne. L’udienza si congelò in quel momento e la vicenda passò alla Procura di Milano (cui spetta la competenza di indagare sui giudici astigiani) con atti  del  Procuratore di Asti, dello stesso presidente del Tribunale e un esposto della Camera Penale di Torino.

Le ragioni dell’archiviazione

E la Procura milanese ha concluso per un’archiviazione del collega astigiano che era accusato, nello specifico, del reato di falso per soppressione dell’atto, in riferimento allo strappo della sentenza. Nel momento in cui viene letta in aula alla presenza delle parti, diventa un atto giudiziario e la sua distruzione un reato.  Ma il fatto di averla strappata davanti a tutti, di aver giustificato il gesto come una reazione alla scoperta del grave errore procedurale e l’averla immediatamente ristampata configurano, per il gip milanese, motivi sufficienti per ritenerlo l’abnorme frutto del macroscopico errore di cui parla nella motivazione.

Pendente il procedimento disciplinare al CSM

Ma per il giudice Amerio, che nel frattempo ha chiesto ed ottenuto il trasferimento in Corte d’Appello a Torino, la vicenda non è ancora chiusa perché analogo esposto era stato inviato anche al Csm che ha avviato un’indagine disciplinare interna della quale, al momento, non si conosce l’esito.

Si attende l’annullamento della sentenza

Sul fronte prettamente procedurale, invece, la sentenza di condanna dettata il 18 dicembre è formalmente valida e, mentre i difensori degli imputati, avvocati Merlino e Masoero avevano fatto ricorso in Appello, il pm Masia e la parte civile (avvocato Malabaila per la figlia dell’imputato) ne avevano chiesto l’annullamento per Cassazione. Quando verrà pronunciato (l’esito è praticamente scontato visto come sono andate le cose), il processo verrà di nuovo celebrato dall’inizio, sempre al tribunale di Asti ma davanti a tre nuovi giudici.

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