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Asti, ricomincia da zero il processo per la morte di Gorancho a quattro anni dal pestaggio

La Corte d'Appello ha annullato la prima sentenza dettata quando l'uomo era in stato vegetativo. Per i due fratelli l'accusa passa ad omicidio volontario

La Corte d’Appello ha annullato la sentenza di primo grado

Si ricomincia da capo tutto il processo per la morte di Georgiev Gorancho.
La Corte d’Appello di Torino alla fine ha deciso di annullare integralmente il processo di primo grado e di rimandare tutto alla Procura di Asti per incardinare un nuovo procedimento a carico dei fratelli Adrian e Valentin Betea, in carcere da giugno con l’accusa di omicidio del vicino di casa di Castiglione Tinella morto dopo quattro anni di vita in stato vegetativo a causa delle conseguenze di una rissa.

La vittima deceduta fra un grado e l’altro del processo

Il caso Gorancho ha costituito un precedente unico in tutta Italia perchè la vittima è deceduta quando gli imputati dell’aggressione erano già stati giudicati in primo grado (per tentato omicidio) e attendevano il giudizio d’appello. Nella stessa sentenza di primo grado era stato assolto il terzo fratello (che esce così definitivamente dalla vicenda) ed erano stati condannati anche per le lesioni gravissime all’amico di Gorancho, presente con lui quel maledetto pomeriggio di Pasquetta del 2016. Anche per lui verrà rifatto il processo ad Asti e importante sarà la sua testimonianza, visto che è quello che più da vicino può raccontare come siano andate le cose. Dal canto loro i fratelli Betea, difesi dagli avvocati Abate Zaro e Saraniti, hanno sempre contestato la versione dei fatti così come riversata nelle carte processuali sostenendo la provocazione e respingendo una diretta responsabilità nel colpo alla testa che ha portato Gorancho, padre di quattro figli, in coma per quattro anni. La sua famiglia si costituirà nuovamente parte civile con gli avvocati Bona e Alfano.
Le carte processuali saranno le medesime del primo grado e i testimoni anche, comprese alcune ripreso video fatte con alcuni telefonini nel corso di quel pomeriggio di tafferugli fra le due famiglie.

Daniela Peira

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