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Cronaca
Il caso

Asti, si spaccia per psicologa e si fa versare 165 mila euro promettendo assunzioni in ospedale (e non solo)

Udienza preliminare aperta in tribunale ad Asti

Oltre 165 mila euro versati sui suoi conti in un anno e mezzo grazie a promesse di lavoro che non era assolutamente in grado di mantenere. Soprattutto perché si spacciava per chi non era pur avendo messo in piedi un sistema che avrebbe ingannato chiunque.
Un’udienza preliminare complessa e molto articolata quella che nei giorni scorsi si è aperta in tribunale ad Asti a carico di Angela Marino, 44 anni, anagraficamente residente a Gela ma di fatto convivente da tempo con Fabrizio Gentile, 56 anni a Villafranca d’Asti.
Entrambi sono sotto accusa, in concorso, per numerose truffe consumate a carico di persone in cerca di lavoro stabile. Sono ben 15 le parti offese che al sostituto procuratore Simona Macciò hanno fatto dolorosi racconti di esborsi di denaro, anche ingenti, nella speranza di ottenere un lavoro fisso ben retribuito. Tutte assistite dagli avvocati Piergiorgio Chiara, Andrea Mecca e Paolo Bagnadentro.
Sono quasi tutte donne, vivono in diversi paesi della provincia di Asti e, all’epoca dei fatti, o erano disoccupate oppure lavoravano per cooperative che però le impiegavano per poche ore alla settimana.
La Marino lavorava come OSS presso una casa di riposo in un paese fra l’Astigiano e il Torinese ed è in quell’ambito che ha avvicinato alcune delle sue vittime. Le viene contestato di essersi presentata come infermiera dell’ospedale di Asti o Chieri, a seconda dei casi, oppure come psicologa. A tutti, secondo le numerose testimonianze raccolte dalla Procura, diceva di essere la moglie del “dottor” Fabrizio Gentile, cardiologo dell’ospedale di Asti (Gentile, coimputato, in realtà di mestiere fa il tecnico). E in virtù delle “entrature” del marito diceva di poter garantire un’assunzione a tempo indeterminato agli ospedali di Chieri o Asti in mansioni di segretaria, magazziniere, centralinista, commessa di farmacia, guardarobiera, impiegata. In un caso addirittura come assistente di poltrona del marito “cardiologo” con uno stipendio mensile di 2500 euro.
Una volta avvertito l’interesse della persona avvicinata, cominciava lo stillicidio di richieste di pagamenti: una volta era per i “contributi unificati” che servivano per il passaggio diretto di assunzione, in altri casi era per generiche spese di segreteria, per marche da bollo, o per iscrizioni a corsi di specializzazione necessari per il posto promesso.
Le cifre andavano dai 500 euro fino ai 150 mila euro della vittima più colpita.
Gli importi medi superavano comunque i 1200-1300 euro e in un caso, avendo promesso il posto di lavoro a marito, moglie e figlio, si era fatta consegnare 5 mila euro. In questo caso, si legge nel capo di imputazione, si aggiunge anche la minaccia di non dire che erano soldi per l’assunzione ma che erano solo prestiti.
Per rendere più credibili le richieste, avrebbe inventato ad hoc un indirizzo mail che richiamava molto da vicino quello dell’ospedale di Chieri e su questo arrivavano alle vittime ricevute e indicazioni su come procedere e quali documenti produrre per le assunzioni. Che, va da sé, non sono mai arrivate.
In questa vicenda che ha visto persone e famiglie già fortemente in crisi arrivare anche ad indebitarsi per il miraggio di un lavoro stabile, sono entrati anche i nomi di un fantomatico medico e di una altrettanta fantomatica responsabile di un’associazione che richiama una nota clinica privata torinese. Di queste due ultime persone, la Procura non ha trovato alcuna traccia ed è dunque convinta che si tratti di due personaggi inventati dalla Marino per rendere più credibili le sue continue richieste di denaro a chi le aveva concesso fiducia.
D’altronde tutte le comunicazioni avvenivano tramite mail e whatsapp quindi nessuno ha mai incontrato di persona questo medico e questa responsabile.
L’udienza riprenderà a metà febbraio. Attualmente la Marino è sottoposta all’obbligo di dimora a Gela dove sta preparando la sua difesa. Gentile è invece difeso dall’avvocato Rattazzi.

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