La Nuova Provincia > Cronaca > Chiesti 10 anni per l’infermiere accusato della morte di un paziente
CronacaAsti -

Chiesti 10 anni per l’infermiere accusato della morte di un paziente

Secondo la Procura avrebbe iniettato una fiala di un farmaco che ha provocato la morte di un anziano ricoverato. La sentenza a metà giugno

La richiesta di condanna del pm Deodato

Ancora venti giorni prima di sapere quale sarà la decisione del giudice Morando a carico di Mauro Capra, l’infermiere di Carmagnola accusato di omicidio volontario (foto di repertorio).
Nella giornata di mercoledì, infatti, in Tribunale ad Asti si è tenuta la discussione finale del delicatissimo processo in rito abbreviato per l’indagine della quale si è occupata il sostituto procuratore Laura Deodato.

Chiesto risarcimento per quasi 1 milione di euro

Proprio lei, al termine della requisitoria, ha chiesto una condanna di 10 anni. Una sentenza di condanna è stata chiesta anche dall’avvocato Marco Calosso per conto della parte civile che ha aggiunto un conto che sfiora il milione di lire in termini di risarcimento danni con una provvisionale di 238 mila euro.
L’infermiere è imputato con l’accusa di aver provocato la morte di un anziano paziente ricoverato all’ospedale di Carmagnola: Giovanbattista Tuninetti, 87 anni, pensionato Fiat residente nella cittadina.

I fatti

L’uomo era arrivato in Pronto Soccorso a causa di alcuni ricorrenti attacchi di vertigini. Vista l’età, i medici (che pure non avevano riscontrati particolari problemi di salute) lo avevano voluto ricoverare in osservazione.
Ma due notti dopo, l’uomo è deceduto senza che le sue condizioni di salute giustificassero tale esito.

La denuncia della tirocinante

A far affiorare dubbi sulla sua morte fu l’esposto di una tirocinante che aveva segnalato il comportamento anomalo di Capra sia poco prima che durante le fasi concitate della rianimazione dell’anziano. La direzione sanitaria passò l’esposto alla Procura di Asti, competente per territorio e il fascicolo venne affidato al pm Laura Deodato che dispose, a distanza di due mesi dal decesso, la riesumazione della salma dell’uomo. Gli esami autoptici e tossicologici rivelarono la presenza di Midazolam nei resti dell’uomo: un farmaco molto potente con gravi controindicazioni per chi si trovava nelle condizioni di Tuninetti e che, soprattutto, nessun medico aveva prescritto per l’anziano ricoverato. Per la Procura fu proprio Capra ad aver somministrato, senza prescrizioni, il potente farmaco, probabilmente per “calmare” il paziente.

Lui nega

Il processo ha visto l’imputato negare sempre molto decisamente la sua responsabilità e nel corso delle udienze si sono tenuti serrati confronti con consulenti medici e tossicologici chiamati dalle parti.
La difesa, sostenuta dagli avvocati Cochis e Pellegrino di Torino, ha fondato la lunga e complessa arringa su due punti fondamentali: nessuna prova che sia stato Capra ad aver somministrato il Midazolam all’anziano paziente ricoverato e nessun riscontro certo che sia stato quel farmaco ad aver provocato la morte dell’uomo, stante il suo complesso quadro clinico. Oltre al fatto che gli esami tossicologici vennero eseguiti a 2 mesi dal decesso, quindi su tessuti e materiale organico non più integro.
L’ultima udienza è stata fissata per il 14 giugno quando si terranno le repliche delle parti e verrà dettata la sentenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente
Articolo precedente