Caso Ceste, i nonni: «I giudici sapranno decidere il meglio per i nostri nipoti»
Cronaca

Caso Ceste, i nonni: «I giudici sapranno decidere il meglio per i nostri nipoti»

La linea di “non belligeranza” sempre tenuta dai genitori di Elena Ceste si conferma anche nelle udienze che si stanno tenendo per l’affidamento dei quattro nipoti dopo l’arresto del padre.

La linea di “non belligeranza” sempre tenuta dai genitori di Elena Ceste si conferma anche nelle udienze che si stanno tenendo per l’affidamento dei quattro nipoti dopo l’arresto del padre. Venerdì scorso al Tribunale dei Minori di Torino è stata sentita la figlia maggiore di Elena e Michele, alla presenza del suo procuratore speciale; a seguire Franco Ceste e Lucia Reggio che da tre mesi e mezzo già si occupano dei due maschietti e delle due femmine, orfani di madre.

Assistiti dagli avvocati Carlo Tabbia e Debora Abbate Zaro, i signori Ceste si sono dichiarati pronti ad accettare qualunque decisione del Tribunale del Minori, senza opporre alcuna resistenza legale. Due sono le decisioni più importanti sul piatto di questo delicatissimo aspetto della vicenda a margine dell’omicidio di Elena: da una parte la decadenza della potestà genitoriale di Michele Buoninconti, visto che non può occuparsi dei figli perchè in carcere con l’accusa di aver ucciso la loro madre. E poi la decisione sulle visite e i colloqui in carcere dei quattro figli con il padre. Tanto sulla potestà che sui colloqui i nonni si sono rimessi alla decisione dei giudici dei minori. «Solo il tribunale dei Minori, che ha in mano tutte le carte, che ha raccolto le dichiarazioni della figlia maggiore e che riceverà le relazioni dei neuropsichiatri che hanno valutato con tutte le cautele del caso lo stato degli altri fratelli, è in grado di valutare l’opportunità o meno di far incontrare i bambini con il padre» ha commentato l’avvocato Carlo Tabbia.

Il 15 luglio verrà depositata la relazione dei neuropsichiatri che si sono occupati dei bambini e il Tribunale dei Minori potrebbe attendere fino ad allora prima di decidere. Finora, i quattro figli non hanno mai toccato l’argomento che ha sconvolto la loro vita e la loro famiglia, nè i nonni (su consiglio degli assistenti sociali) li hanno spinti a parlarne. Anche per questo i nonni non si sono sentiti di “spingere” per una richiesta o per l’altra, non hanno sufficienti elementi per comprendere lo stato d’animo e i desideri dei nipoti verso il padre. A margine dell’udienza, però, i legali dei nonni hanno rimarcato la necessità di un intervento economico più consistente e continuativo da parte di Michele nel mantenimento dei suoi quattro figli. Lui, nonostante la carcerazione, continua a percepire lo stipendio, seppur ridotto a causa dell’assenza dal servizio. Ma, fino ad oggi, avrebbe contribuito con una cifra pressochè irrisoria alle spese che i signori Ceste devono affrontare sia per portare ogni giorno i bambini a scuola, sia per far fronte a tutte le altre necessità dei nipoti.

Quella che si è appena aperta sarà una settimana intensa per Michele e per i suoi avvocati, Girola e Tortoroglio. Dovranno infatti valutare e decidere insieme se richiedere il rito abbreviato per le pesanti accuse mosse a carico dell’uomo o se affrontare il processo in Corte d’Assise che il gip ha già disposto per il primo luglio, saltando tutta la fase dell’udienza preliminare. Secondo il gip Marson, infatti, sarebbero già stati raccolti sufficienti elementi ed indizi per arrivare ad un processo. Nel caso di rito abbreviato (che i legali possono chiedere ma che necessiterebbe comunque del consenso della pubblica accusa), nell’ipotesi in cui il processo (a porte chiuse) si concludesse con una condanna, questa sarebbe ridotta di un terzo per la scelta processuale.

Daniela Peira

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