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Maria Teresa Novara, 50 anni dopo: la solitudine del giudice istruttore Bozzola e l’ossessione per non averla salvata

Alla soglia dei 90 anni, il dottor Mario Bozzola ricorda ogni momento di quegli otto mesi di ricerche dopo il rapimento, le indagini e l'omertà di un intero paese

Non c’è giorno in cui non ci pensi

E’ stata l’ossessione della sua vita. Da giudice istruttore ad anziano pensionato, la vicenda di Maria Teresa Novara lo ha accompagnato ogni giorno. Parliamo del dottor Mario Bozzola, il procuratore della Repubblica che si spese senza alcun risparmio prima per ritrovare quella che lui ancora oggi chiama “la bambina” e poi per dare giustizia alla sua morte.

Il dottor Mario Bozzola

Ha tenuto copie di tutti gli atti

Alla soglia dei 90 anni, la mente del dottor Bozzola ritrova una perfetta lucidità e ricordi precisissimi nel ripercorrere quegli otto mesi che cambiarono la sua vita. A casa sua ha tenuto le copie di ogni atto compiuto per ritrovare la bambina, anche quelli che non sono poi confluiti nel fascicolo giudiziario perché non pertinenti. Si ricorda ogni più piccola azione che fece in quei mesi, ogni segnalazione verificata, anche quelle più strampalate, ogni telefonata che la Procura ricevette da testimoni, presunti tali o mitomani.

Una ricerca spasmodica

Chilometri e chilometri macinati per correre dietro al più piccolo indizio nella speranza di riportare a casa quella bambina strappata alla sua famiglia. Il tutto con un costante assedio dei giornalisti di tutta Italia che seguirono quella storia con una pressione mediatica senza precedenti.
A Bozzola fu fatta la prima telefonata dei carabinieri che ritrovarono Maria Teresa alla Barbisa nonostante la Procura di Asti non fosse competente per territorio (Canale era sotto la giurisdizione di Alba). Ma tutta Italia, ormai, sapeva che era lui il magistrato che si stava dannando per ritrovare la bambina.

Fu un’indagine condotta in “solitudine”

Nei suoi ricordi di anziano magistrato spiccano due momenti che la dicono lunga sulla sua “solitudine” nel risolvere questo caso. La sera del ritrovamento Bozzola, finiti i rilievi fotografici e scientifici dei carabinieri rimase solo con Viada e pochi altri alla Barbisa e il corpo di Maria Teresa ancora nella botola. La Procura di Alba non lo reclamava, il giudice istruttore competente per territorio neppure si presentò. Così Bozzola organizzò un improvvisato trasporto della salma della piccola avvolta in un lenzuolo su un furgone di fortuna.

Gli tolsero il caso

L’altro ricordo che ancora oggi brucia è quella telefonata dell’allora presidente del tribunale di Asti che gli riferì come da Torino fosse arrivato l’ordine di togliergli l’indagine accusandolo di essere in cerca di visibilità. Lui dovette cedere e il caso finì nell’oblio.
Ma a suscitare ancora la rabbia di questo grande magistrato è l’omertà di tutti coloro che sapevano e non dissero nulla. «Non ho intenzione di andarmene senza aver tentato tutte le strade per dare giustizia a quella bambina».
Nel cassetto anche il suo libro sulla ricostruzione della vicenda di Maria Teresa, il più atteso di tutti.

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