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Morte di Daniel, l’ingegnere dà corpo ai dubbi della famiglia

Terminata una consulenza tecnica voluta dalla famiglia di Daniel Lattanzio: “L’incidente non è andato come scritto sui verbali”

Da quattro anni e due mesi Loris ogni giorno posta su Facebook il buongiorno e la buonanotte al suo Daniel. Daniel non può rispondergli: ha perso la vita al CTO qualche ora dopo essere stato “raccolto” in strada Colania a Nizza Monferrato, in un fossato che costeggia la strada a qualche metro dalla sua moto.
Daniel aveva solo 15 anni e frequentava la Scuola Alberghiera Colline Astigiane; viveva con la mamma poco distante dal luogo dell’incidente e quel pomeriggio si era allontanato da casa per provare le riparazioni alla sua amatissima moto. Senza casco, perché quello doveva essere solo un brevissimo giro di prova.
Fu la madre a ritrovarlo; preoccupata per la durata del “giretto di prova” aveva subito intuito che qualcosa doveva essere successo. Certo non credeva che avrebbe raccolto gli ultimi respiri del figlio devastato da una gravissima caduta.
Un dramma senza pace che ha visto sommare il dolore per la perdita di un figlio, l’unico per la coppia, alla profonda convinzione che non sia stata scritta la verità su quell’incidente.
Il padre Loris da quattro anni lancia appelli per chiedere che venga fatta chiarezza sugli ultimi istanti di vita del figlio prima dell’incidente. Tanti i dubbi che hanno assalito lui e la sua famiglia fin dal giorno dopo la morte di Daniel, quando è tornato su quel maledetto tratto di strada Colania per capire meglio la dinamica dell’incidente. Dubbi non condivisi dalla Polizia Stradale che rilevò l’incidente e dalla Procura della Repubblica che archiviò il caso poche settimane dopo.
Ora, oltre al padre Loris, c’è anche un ingegnere a non credere alla dinamica descritta negli atti. E lo ha messo nero su bianco in una consulenza dettagliata chiesta dalla famiglia di Daniel per tramite dell’avvocato Marco Bona di Torino.
«L’ingegner Mario Capello ci ha dato ragione su tutta la linea – dice Loris – e io non riesco a capire perché abbiano archiviato dando tutta la colpa a Daniel concludendo che è stata solo una sua imprudenza e si è trattato di una fuoriuscita autonoma».
Ma quali sono questi dubbi?
Il primo riguarda la posizione in cui è stata ritrovata la moto di Daniel: in piedi, appoggiata al terrapieno, dentro il fossato, qualche metro davanti al ragazzo. Sembra che qualcuno l’abbia appoggiata. L’ingegner Capello ha visionato la moto, che i genitori tengono ancora religiosamente in garage da quel giorno senza averla mai toccata sperando in una perizia della Procura, e ha concluso che i segni riportati su manopole e cupolino parlano di uno schianto e strisciamento su una superficie dura, come l’asfalto. E allora, se è caduta in strada, come ha fatto a ritrovarsi appoggiata ad un terrapieno, in piedi? Terrapieno in cui non sono presenti, scrive lo stesso consulente, segni di strisciamento che possano suffragare l’ipotesi di una corsa autonoma senza conducente “incanalata” nel fosso.
Il secondo grande dubbio riguarda Daniel stesso. C’è una testimone che ha percorso a piedi lo stesso tratto di strada poco dopo l’incidente e ha dichiarato di essere passata e ripassata di lì notando solo la moto appoggiata al terrapieno e di non aver visto il ragazzo ferito dentro il fossato. Anche in questo caso il consulente della famiglia ha fatto delle misurazioni di profondità del fossato concludendo come fosse impossibile per la donna non vedere il ragazzino, visto che era profondo solo una trentina di centimetri.
«Sono tante le ipotesi che ci siamo fatti in questi anni – dice ancora Loris – Ma una cosa è sicura per noi: Daniel non ha fatto tutto da solo. O è stato urtato da un mezzo che non si è fermato a soccorrerlo o ha fatto una manovra brusca per evitare qualche veicolo che lo voleva investire e che, anche in questo caso, se ne è andato abbandonando mio figlio in fin di vita. Non senza aver prima tolto la moto dalla strada e averla appoggiata al terrapieno. E magari spostando anche mio figlio».
A questo punto della vicenda la consulenze dell’ingegnere però rimane lettera morta. L’indagine è stata chiusa e, a meno che non spunti qualche testimone che ha nascosto eventuali verità per tutti questi quattro anni, è remota l’ipotesi di una riapertura del fascicolo. Anche se Loris e la famiglia di Daniel ci contano.

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