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Cronaca
Lutto

Nel giorno dell’addio all’avvocato Mirate il suo socio Avidano scrive affettuosamente : «Voglia sia “messo a verbale” che gli volevo molto bene»

E’ cresciuto professionalmente e umanamente con lui.

Nel giorno dell’addio all’avvocato Aldo Mirate, riceviamo e pubblichiamo l’affettuoso saluto di uno dei suoi soci di studio, l’avvocato Alberto Avidano.

Ciao Aldo, addio.
Sono anch’io, come Te, un laico, che in queste occasioni non riesce proprio a dire arrivederci.
Faccio quindi molta fatica a scriverti quest’ultimo, pubblico, saluto, innanzitutto perché Ti ho voluto bene, e sono maledettamente commosso, ancora incredulo di doverlo fare, non rassegnato a non sentire più le ruote del trolley che preannunziano il Tuo arrivo in studio, con un carico di fascicoli, di programmi per il giorno dopo, e una ventata di energia che solo il Tuo carisma riusciva a suscitare in me, in tutti noi.
Faccio fatica perché mille e ancora mille sono i ricordi di questi 35 anni vissuti insieme, tra processi e vita privata.
Tu c’eri quando ho passato l’esame da procuratore, quando mi sono sposato, quando ho affrontato i primi processi penali importanti; c’eri quando ho dovuto sopportare la prima, vera, grande tragedia della mia vita, la perdita di mio fratello.
E io c’ero quando Tu discutevi i Tuoi processi, quando incendiavi le aule di giustizia con le Tue arringhe appassionate, profonde e colte;  c’ero quando si è sposata la Tua adorata Silvia e quando è arrivato Aurelio, il Tuo “angioletto diavoletto”, come lo hai recentemente definito. C’ero quando se ne è andato Libero, grande Uomo e indimenticabile “podista” del nostro studio, primo dei Tuoi fans.
Faccio fatica, infine, perché non sono certo che Tu gradiresti questo genere di saluti, riservato e morigerato come sei sempre stato, come hai sempre vissuto.
Però una cosa voglio dirtela, affinché resti “a verbale” nel nostro fascicolo personale: grazie Aldo, grazie di tutto.
Non sarei quel che sono, se non fossi capitato nel Tuo studio, tanti e tanti anni fa, appena laureato, ancora inesperto ma immediatamente affascinato dalla Tua grande forza intellettuale, dall’energia con la quale hai sempre affrontato ogni cosa.
Non so ancora come farò a percorrere il corridoio del tribunale senza voltarmi verso le aule a cercare i tuoi capelli bianchi sopra alla toga che svolazza sotto la forza della Tua oratoria.
Non lo so proprio, e quindi voglio provare a dirlo: arrivederci.

Alberto

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