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Non faceva vedere le figlie all’ex marito: assolta

La difesa ha parlato di disagio delle figlie causato da una "discontinuità" relazionale del padre con loro. L'uomo aveva chiesto 8 mila euro di danni

Non gliele passava neppure al telefono

Lacrime di sollievo ieri mattina per una donna alla lettura della sentenza di assoluzione del giudice Dovesi. A portarla in tribunale è stato l’ex marito e padre delle loro due figlie con l’accusa di avergli impedito per due mesi di vedere le bambine (di 8 e 11 anni all’epoca dei fatti) nonostante le disposizioni del giudice in sede di affidamento. Non solo, l’uomo, che si è costituito parte civile con l’avvocato Davide Arri, lamentava che non gliele passava neppure al telefono.
A supporto delle sue lamentele, all’atto della presentazione della querela, ha allegato un cd contenente un file audio con la registrazione delle telefonate intercorse con la donna.

La denuncia dell’ex marito

Al termine del processo, il pm ha chiesto una condanna a 2 mesi per la donna. Stessa linea per l’avvocato Arri che ha rincarato sostenendo gravissimo l’atteggiamento della donna che aveva frapposto ostacoli fra l’uomo e le figlie dopo aver presentato anche denuncia per mancato versamento dell’assegno di mantenimento. «Le questioni economiche e quelle affettive sono su due piani diversi e le une non possono essere usate come prova di forza per le altre» concludendo con una richiesta danni di 8 mila euro a favore del padre delle bambine.

Le ragioni della donna

E’ stato l’avvocato della donna, Maura Stanco, a riposizionare e contestualizzare la vicenda.
A partire da quelle registrazioni telefoniche. «Che non sono state oggetto di valutazioni tecnico forensi, quindi valgono per quel che sono. Ma se le ascoltiamo, notiamo sempre che lui chiude la telefonata quando la mia assistita prova a spiegare perchè non vuole fargli vedere le bambine. E il motivo è che, soprattutto la più grande, è in forte crisi a causa della separazione e vive una sindrome di abbandono del padre. Da madre responsabile l’ha portata in un centro specializzato per farle superare questo momento». Secondo la difesa non è mai stata una ripicca contro il mancato versamento degli assegni, ma solo un gesto di “protezione materna” nei confronti di un padre che ha sempre mostrato grande discontinuità nel costruire un rapporto con le sue figlie. Tesi accolta, la madre è stata assolta.

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