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Omicidio Portacomaro, dopo aver ucciso il geometra, il 90enne si è messo a guardare la tv

Il dettaglio è contenuto nelle motivazioni con il quale il gip Di Naro ha condannato Dario Cellino a 30 anni

Pubblicate le motivazioni

La paura di vedersi togliere un bene così importante per lui come la casa è una circostanza talmente sproporzionata rispetto alla sua condotta da non fargli meritare sconti rispetto ai 30 anni di carcere chiesti dal pm ed inflitti.0 E’ questo uno dei passaggi più importanti delle motivazioni sulla condanna al 90enne Dario Cellino responsabile della morte del geometra Marco Massano, 43 anni, il 9 novembre del 2018 di fronte all’abitazione dell’anziano a Portacomaro.

Processo a porte chiuse

Il processo si è tenuto in rito abbreviato, a porte chiuse, e per questo le motivazioni del gip Francesca Di Naro offrono spunti e rivelano dettagli che non erano trapelati durante le udienze in cui l’uomo era difeso dall’avvocato Sabrina Zeglio, la pubblica accusa era rappresentata dal pm Nicola mentre la famiglia di Massano (moglie, tre figli piccoli, genitori e sorella) era costituita parte civile con gli avvocati Alberto Bazzano e Silvia Merlino.

Marco Massano, la vittima

L’anziano condannato a 30 anni

Come noto il geometra Massano venne freddato di fronte alla casa di Cellino dove si stava recando per una preannunciata perizia dell’immobile per conto del tribunale nell’ambito di una causa di pignoramento intentata dalla Banca cui il novantenne non aveva restituito un prestito.
Giunto davanti alla casa di Cellino, Massano è sceso dall’auto e mentre vi si avvicinava è stato attinto da un colpo di fucile sparato dall’anziano che lo stava attendendo armato, appostato dalla finestra del primo piano, quella che si affaccia sulla strada.
Uno sparo che ha centrato al primo tentativo il geometra, dall’alto in basso, con un colpo a palla unica che ha devastato la vittima.

Dario Cellino

La testimonianza del primo soccorritore

Nelle motivazioni è contenuta anche la drammatica testimonianza del primo soccorritore di Massano, Stefano Fenocchio che stava passando in auto con la fidanzata. Un testimone oculare che ha notato Massano sul marciapiede davanti alla casa di Cellino e subito dopo ha sentito un forte scoppio e ha visto sempre Massano indietreggiare e cadere a terra. Fermata l’auto è sceso per soccorrere l’uomo, accorgendosi che si stava creando una pozza a terra sotto il suo corpo a terra. E’ stato lui a chiamare i soccorsi e a seguire le indicazioni date dal medico del 118 per aiutare la vittima in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, tamponando la ferita con un asciugamano che aveva in auto. Nel frattempo sono arrivati i carabinieri della stazione di Portacomaro e quando è arrivata anche l’ambulanza, nella concitazione del soccorso, tutti hanno udito un secondo sparo. Quello che ha spaventato tutti, pensando che Cellino stesse sparando sui soccorritori.

Sparò consapevole che avrebbe potuto uccidere

Nella ricostruzione di quella drammatica mattina, il gip Di Naro ha messo in fila tutti gli elementi che portano ad una piena volontà di Cellino di uccidere: sapeva dell’arrivo del perito, si è armato e lo ha atteso dalla finestra, gli ha sparato al torace dall’alto verso il basso. Per il giudice, Cellino, sempre ritenuto capace di intendere e di volere, sia quella mattina, sia durante il processo, abbia scelto di sparargli non solo per spaventarlo, ma per “eliminare almeno uno degli ostacoli” che si presentavano per continuare a vivere in quella casa con la figlia malata.

Davanti alla tv mentre il geometra moriva

E parla di una totale indifferenza per la vita umana e, nella fattispecie, per il geometra Massano, da lui “irragionevolmente” ritenuto parte attiva dell’ingranaggio della causa di pignoramento della casa. Soprattutto considerando che, dopo aver sparato al perito Cellino si è tranquillamente seduto in poltrona a guardare la tv, salvo esplodere di nuovo un altro colpo all’arrivo dei soccorsi.

Maxi risarcimento  (ma improbabile)

Nella sentenza, il gip Di Naro aveva anche disposto un risarcimento che sfiora i 3 milioni di euro complessivi che molto difficilmente potranno essere corrisposti vista l’età del condannato e le sue condizioni economiche. Attualmente è agli arresti domiciliari in una casa di riposo. Anche la figlia è ospite di una struttura della provincia. La casa non è ancora andata all’asta.

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