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Sequestro Amicopolis: fra i truffati anche degli astigiani

Hanno versato soldi dietro la promessa di investimenti sicuri e proficui. Operazione "Cashback" della Guardia di Finanza di Caltanissetta

Operazione in corso

Ci sono anche degli astigiani tra i truffati della società Amicopolis sulla quale ha concluso ieri una complessa indagine la Guardia di Finanza di Caltanissetta.

Dall’alba di stamane, le Fiamme Gialle siciliane stanno eseguendo una serie di sequestri di beni riconducibili sia alla società di cashback nel mirino dell’inchiesta, sia riconducibili ai suoi tre soci: A. F. di 42 anni, C. A. S. coetaneo e D. V. A. M. di 44 anni, tutti denunciati per truffa.

Oltre mezzo milione di euro

Gli astigiani, dei quali non sono state rese note le generalità, fanno parte di quel gruppo di truffati che hanno investito complessivamente oltre mezzo milione di euro dietro la promessa di lauti guadagni.

Promesse di lauti guadagni

Infatti, come spiega la Guardia di Finanza di Caltanissetta in una nota stampa, il social Amicopolis, attivo dal febbraio di due anni fa e noto a livello nazionale, consentiva di acquistare pacchetti d’investimento non autorizzati con rendimenti fuori da ogni logica di mercato. Pormetteva anche di vendere e comprare beni attraverso la propria piattaforma informatica sfruttando la buona fede dei commercianti accreditati. Il social prometteva lauti guadagni per gli utenti registrati attraverso la condivisione di immagini, video o anche solo la partecipazione attiva con post, commenti e like.

Piramidale finanziaria

Ma le indagini dei finanzieri hanno invece consentito di scoprire una classica truffa attraverso il “sistema Ponzi”, conosciuto anche come “piramidale finanziaria”. In realtà i gestori di Amicopolis non effettuavano alcuna attività finanziaria di investimento, semplicemente utilizzavano le quote di ingresso dei nuovi soci per distribuire gli interessi promessi ai clienti di più lunga data. Questo per quanto riguarda gli utenti.

Coniata anche moneta in oro

I commercianti convinti ad entrare nel sistema, invece, sono stati truffati sia attraverso la pubblicizzazione dei loro prodotti sul network sia per aver spedito a svariati clienti i prodotti acquistati grazie ai crediti accumulati con l’utilizzo dei social ma mai pagati dalla piattaforma dalla quale i negozianti attendevano l’effettivo pagamento.

I principali indagati hanno anche coniato una moneta completamente in oro, mai autorizzata dalla Banca d’Italia, utilizzata per l’acquisto di beni sulla piattaforma commerciale e come remunerazione degli investimenti.

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