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Ricerca sulle cantine vinicole con 150 studenti della Brofferio

Presentato il progetto che vede impegnata la scuola media in collaborazione con l'associazione Ethica

Il progetto della Brofferio

Venerdì scorso, presso il Polo universitario astigiano, è stato presentato il progetto “Alla ricerca… delle cantine perdute”. Il progetto consiste nell’analisi che 150 alunni della scuola media “Brofferio”, con la collaborazione dell’associazione Ethica, stanno per mettere in pratica secondo le linee guida del PON (Programma Operativo Nazionale).
I ragazzi, divisi in sei gruppi (ognuno dei quali seguito da due insegnanti), hanno scelto un argomento che rappresenta la tradizione e il futuro del territorio: il vino e, quindi, i luoghi dove si raccoglieva l’uva, la si lavorava e da cui usciva poi il prodotto finito.
Presenti alla conferenza stampa di presentazione – oltre alla coordinatrice del progetto Isabella Catalani e alla dirigente scolastica della scuola, Cristina Trotta – l’assessore comunale Gianfranco Imerito; l’archeologa Maria Cristina Marchegiani; il direttore della rivista Astigiani Sergio Miravalle e, in veste di memoria storica del territorio, Pippo Sacco.

Il lavoro

Il lavoro consisterà appunto in una ricerca fedele e accurata dei luoghi dove sorgevano cantine e aziende legate alla vinificazione. Non solo cercando tracce di quelle aziende dove l’uva veniva pigiata, lasciata fermentare e da cui nascevano diversi tipi di vino, ma anche dell’indotto che le cantine procuravano. Il forte consumo di bottiglie, ad esempio, determinò la nascita della vetreria. Poi c’erano i produttori di botti o le tipografie per le etichette.
Cosa è rimasto del passato? «In via Camisola, sulla sinistra con la stazione alle spalle – ha spiegato Miravalle – c’era una fabbrica di botti. Vicino a piazza San Pietro si può ancora vedere l’insegna dello stabilimento SIS Cavallino Rosso. In via Pietro Micca si trova il Centro di Ricerca di Enologia, nato nel 1872 come Istituto sperimentale. In piazza Alfieri, al posto del Palazzo della Provincia, c’era il Palazzo delle Esposizioni che venne demolito nel ’39. Insomma ragazzi, siate curiosi. Chiedete a chi può ancora ricordare perché solo conoscendo il passato si può valorizzare il futuro».
Un altro spunto di ricerca, infine, potrebbe partire da ancora più lontano, ovvero «da un affresco pompeiano, da un vaso di coccio o da resti di vinacciolo», come ha sottolineato Maria Cristina Marchegiani.

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